L’ultimo battito

Questa notte ho sognato di morire. Non potevo vedere il mio corpo ma sapevo che ero anziano, molto in la con gli anni.

Attorno a me tutto era sfuocato,  ormai erano anni che non vedevo bene.

L’unica cosa visibile e delineata eri tu, al mio fianco, sullo stesso letto. Anche tu pronta per l’ultimo viaggio. Viaggio che da li a poco avremmo compiuto assieme. Mano nella mano, guardandoci negli occhi.

Avevamo passato una vita assieme; nel sogno non avevo memoria di quello che era stato, ma sapevo che era stata una vita lunga e felice. E tu eri stata al mio fianco in tutti quegli anni.

Non avevo rimorsi, stavo per compiere l’ultimo passo. Forse un piccolo rimpianto era sapere che anche tu eri alla fine, che non avresti più avuto giorni.

Vicini, con le tue mani strette nelle mie.Il mio respiro era il tuo respiro.

Il mio cuore batteva assieme al tuo; lento, sempre più lento. Tra un battito e l’altro passava un eternità e in quell’eternità mi perdevo nel tuo sguardo deciso e nel tuo sorriso dolce.

Non avevi paura, mi davi forza; è la tua forza era la mia forza. Il tuo sorriso in quell’ultimo istante, spazzava via completamente la mia paura.

Ricambiavo il tuo sorriso.

I respiri si fecero più flebili; i battiti del cuore si fecero sempre più distanti l’uno dall’altro.

Tra un battito e l’altro, mano nella mano attraversammo assieme il velo che ci separa da quello che c’è dopo. Per un attimo ci fu il gelo, ma fu solo un attimo; subito dopo c’erano solo luce e tepore che ci circondavano e tu eri li con me.

Quell’ultimo battito durò in eterno.

 

 

 

Oscurità

Apro gli occhi, l’oscurità è su di me; tutto attorno. Ogni lato è oscurità e nient’altro.

Ho paura di muovermi, anche solo di allungare le braccia per vedere se questa oscurità ha una fine; e se non ci fosse una fine? Non voglio nemmeno pensarci.

Ho paura, ma devo analizzare la situazione in maniera razionale; credo di essermi svegliato da pochi secondi ed ero immerso in questo buio ma prima cosa c’era? Non saprei. Continuo aa pensare a quello che mi sta accadendo e mi rendo conto che sono seduto , almeno posso dire che c’è un sotto, oppure un sopra; l’oscurità può alterare a tal punto i sensi da annullare completamente le percezione di sotto e sopra?

Potrei provare ad alzarmi e provare a fare un passo attorno a me, ma temo che potrei perdermi in questa oscurità.

Ad un tratto un rumore di qualcosa che cade, qualcosa di viscido; sembra lontano ma potrei sbagliarmi. Il buio è talmente fitto e spesso che rende i suoni lontani e confusi, come se tra me e la fonte del suono ci fosse una parete. Spero che la fonte di quel suono abbia il mio stesso problema ad orientarsi e non si accorga di me. Il suono viscido continua anche se pare sempre lontano, ma è seguito da altri rumori; suoni di fuoriuscite di gas alternati a piccole esplosioni.

Altri suoni si alternano attorno a me, alcuni sono generati da fonti a me ignote; rumori viscidi di cose che strisciano, esplosioni di gas. Altri invece sembrano più normali, come lo scorrere improvviso di acqua e alcune parole borbottate in lontananza, ogni tanto mi pare di riconoscere qualcuna di queste parole, riesco quasi a coglierne il significato, ma subito si perde in mezzo a questa oscurità assordante.

Sono rimasto troppo tempo spaventato a pensare a cosa fare, alla fine prendo una decisione; mi alzo e faccio un passo avanti.

Qualsiasi cosa accadrà sarà perchè lo deciso io.

Mi alzo.

E in quel momento il sensore di movimento accende la luce, ora tutto mi torna in mente.

Devo smetterla di addormentarmi mentre sono in bagno.

 

 

 

Pizza anche a mezzogiorno e anche a colazione, e perchè non anche a merenda?

Tanti anni fa conobbi la pizza e fu amore a prima vista. Avevo pochi anni, ma seppi fin da allora che quello strano cibo rotondo mi avrebbe accompagnato per tutta la vita o finchè non fossi esploso mangiandone troppo.

La pizza era l’evento che sottolineava  un momento particolare o per rendere particolare il momento stesso.

Aspettavo con ansia quei momenti, pregustandomi l’attimo in cui avrei aperto la scatola contenitore e avrei annusato il vapore caldo e profumato di mozzarella,basilico e salsa; il caldo vaporoso mi avvolgeva il viso e io ci perdevo qualche attimo per cominciare a mangiare. Ero estasiato, come si poteva in cosi pochi ingredienti creare qualcosa di cosi buono? Tutti quei sapori e profumi ben distinti ma che si avvolgevano tra di loro e ti trascinavano in un vortice di perdizione sensoriale. In parole povere, ne ero estasiato. In quel periodo della vita rappresentava quello che c’era di buono da mangiare.

A quei tempi le pizzerie almeno dalle mie parti erano aperte solo  rigorosamente di sera ed esistevano solo le classiche varianti; eri additato come eretico se parlavi di pizze strane o, peggio ancora, se chiedevi una pizza strana; in quest’ultimo caso il cameriere era autorizzato a farti uscire dal retro del locale.

Ho venerato mio fratello per un po’ di mesi dopo che mi disse che aveva mangiato una pizza bismark in gita scolastica.

Cosi era per me ma credo anche per molti altri che conoscevo, la pizza era un rito, un cibo speciale che legava i commensali  in modo indissolubile e appacificava gli animi, la mozzarella fumante avrebbe sciolto il cuore di chiunque.

Ora purtroppo credo che si sia persa la pizza come rito e sia diventata un cibo da tutti i giorni. I cartelli “Pizza anche a mezzogiorno” hanno cominciato ad apparire piano piano timidamente in qualche pizzeria fino a diventare una conseutudine, rendendo futile la domanda “Ma qui si mangia la pizza anche a mezzogiorno” .

“Ovvio che si mangia anche a mezzogiorno, che domande sono?”

Anche le varianti sono cambiate, ne ho assaggiate di tutti i colori e sapori;da quelle dolci a quelle salate; dai gusti piccanti a quelli delicati; bruciate e poco cotte ;al tegamino  o normali o addirittura arrotolata su se stessa a formare piccoli vermicielli di pasta; fatte anche di pasta madre; alcune anche con la nutella su base salata.

Diciamo che devo correggermi.

Ho perso il rito della pizza tipico della mia infanzia ma l’ho riscoperto come punto di accomunamento uguale ma diverso, con la mia famiglia e non solo; condividere qualcosa che mi piace assieme ad altri e non solo crogiolarmi nel buon cibo.

C’è chi si è “sbattuto” a fare per me  la pizza,alcuni anche con la pasta madre; c’è chi ha assaggiato la mia pizza e ne è rimasto colpito; c’è chi ha mangiato una semplice pizza con me una sera come un altra rendendomi la persona più felice del mondo; c’è anche chi a scelto me come commensale per mangiare l’unica pizza che poteva mangiare durante tutto il mese.

Non è cambiato il rito, ne  è cambiata la forma; dopotutto se gli ingredienti sono quelli anche cambiando la forma , la pizza non è sempre pizza?

 

Verrà la notte

…che mi porterà  via per qualche ora all’altro capo dell’universo, toccherò il sole con un dito senza bruciarmi e volerò in mezzo a mari sconosciuti e nuoterò in mezzo a nuvole di zucchero filato.

Correrò e salterò come non ho mai fatto prima, mentre urlo a squarciagola parole sconosciute in una lingua molto strana e assolutamente comprensibile.

Ballerò con te un lento in mezzo al caos di una discoteca, sbalordiremo tutti; la musica sarà nei nostri gesti lenti e nelle nostre parole sussurrate, parole tenere e dolci come una torta appena sfornata. Balleremo e gireremo come le statuine di un carillon di altri tempi. Balleremo e gireremo lenti lenti fino a perdere il senso  del tempo e della notte, abbracciati ci sorrideremo e rideremo come pazzi. Ti bacierò e perderò completamente la ragione mentre continuiamo a ballare e a girare lenti lenti.

Buono, cattivo, umano?

Mi ritrovo sempre più spesso a pensare alle interazioni umane, come ci rapportiamo agli altri, le regole implicite ed esplicite che le regolano. Azioni non fatte e parole non dette perchè al di fuori di quella che dovrebbe essere la mentalità comune. Non faccio una cosa perchè potrebbe  far del male ad un altro, non dico qualche altra cosa perchè non è consuetudine farlo o perchè non si vuole rovinare una situazione solida e sicura. Il tutto però avviene nella propria testa, si pensa e si pianifica per il proprio tornaconto personale, ma questo fa di noi persone buone o cattive? Essere considerati assolutamente buoni o assolutamente cattivi parte per prima cosa dal pensiero e dalle idee?

Ultimamente nel mio piccolo ho provato ad essere diretto nelle mie interazioni, anche se molte volte mi è stato detto che sono crudele e cinico. Però alcune cose evito ancora di esternarle, più che altro sono cose ipotetiche che porterebbero  accadere e che porterebbero ad una situazione positiva per me a discapito di altri.

E’ il normale corso della mia testa che mi porta a  pensare a quello che è il mio bene e quindi sono gli strati di regole, leggi e consuetudini ad evitare che il pensiero non venga tradotto in azione? Sarebbero comunque solo una sequenza infinita di “se” e di “ma” con alcuni “però” e una manciata di “mi piacerebbe che…” ma porterebbero comunque alla sofferenza di qualcuno. Quesato fa di me qualcuno da biasimare per le proprie idee?

Ma se queste regole non fossero altro che un sistema per evitare che gli altri vengano feriti?

Comunque ogni tanto mi viene il dubbio di essere “cattivo” per alcuni pensieri che mi corrono in testa, anche ora.

35 tutti d’un fiato

Sono arrivato alla fatidica cifra di 35 anni.

Mi sembra di averli fatti di corsa, tutti d’un fiato. Nella mia mente si affacciano molti ricordi, ben definiti anche se lontani nel tempo; ricordi normali nulla di speciale, ricordi banali di vita, ma anche ricordi speciali o dolorosi.

Ricordo come se fosse ieri ogni pedalata fatta sotto il sole caldo dell’estate, in mezzo ai campi su stradine sterrate a crogiolarsi nel caldo e nei profumi, lontano da tutto e da tutti.

Ricordo con nostalgia di un bacio rubato fuori dalla scuola; lei non si ricorda, ebbi modo di scoprirlo anni dopo. Il mio primo amore e la prima volta che mi venne spezzato il cuore. Ma per me è ancora li, come metro di paragone per tutti i baci venuti dopo.

Ricordo tutte le ferite fisiche che mi sono causato, fratture, tagli, scottature; ognuna è incisa anche nei miei ricordi.

Ricordo con dolore di tutti gli amici persi e con gioia quelli trovati; i primi sono in maggior numero rispetto a i secondi ma non è il numero a fare la qualità.

Ricordo con un misto di paura e gioia gli anni di scuola, mi piaceva studiare ma il mio livello di attenzione non era molto alto; un giorno mi piacerebbe rivedere alcuni professori e chiedergli scusa per essere stato uno studente mediocre.

Ricordo di tutti i giorni passati da solo a pregare che qualcuno si ricordasse di me, “Andrea, andiamo a farci un giro?”; avrei forse potuto essere meno scrobutico e un po’ meno timido, però ancora ora mi chiedo come mai molte persone mi avessero escluso, avrei fatto di tutto per far parte dei loro “gruppetti”.

Ricordo che è stato in quegli anni che ho costruito il mio muro personale, dietro il quale mi proteggevo da tutto e da tutti; ed è rimasto li fino ai 22 anni circa.

Ricordo tutte le persone che mi hanno insegnato qualcosa, che poi abbia messo in pratica i loro insegnamenti è un altro discorso. Ho imparato comunque tanto da loro.

Ricordo in maniera indelebile le persone che mi hanno cambiato la vita in meglio, sono stati il fulcro di svolta nella mia vita. Le posso contare letteralmente sulle dita di una mano. Mi hanno cambiato e ancora mi cambiano. In questo gruppo ci sono sia persone che mi hanno fatto del bene, ma anche persone che mi hanno fatto infinitamente male. Mi hanno spronato ad andare avanti e hanno incrinato il muro che mi ero costruito. Ora mi aggiro oltre il muro piano piano, per vivere tutto quello che stupidamente mi ero lasciato indietro per paura di soffrire. Da qui in poi per alcuni versi è tutto una discesa

Ricordo tutte le persone che ho conosciuto nelle situazioni più disparate, se seguo senza timore le mie passioni il resto viene da se.

Ricordo ancora di grandi perdite e di come ho maledetto tutto e tutti.

Ricordo anche tante altre cose, forse troppe, alcune vorrei averle dimenticate, altre sicuramente le ho dimenticate, altre invece dovrei ricordarmele.

Mi creerò altri ricordi da solo, alcuni sicuramente in compagnia. Spero solo di avere altrettanti anni da percorrere, chiunque si voglia aggregare al percorso che sto per accingermi a seguire è ben accetto.

determinazione /de·ter·mi·na·zió·ne/

Ti ho vista prendere e cambiare la tua vita, cambiare le tue carte in tavola assieme al tavolo stesso e alla casa in cui tieni il tavolo; tanto per te la casa è dove il tuo cuore è in pace, che sia una fiera, un ostello in mezzo ad una città incasinata o dispersa nel nulla in mezzo all’europa.

Ti ho vista di fronte a questi “cambi di carte”, alcune volte ti ho visto vacillare, quasi cadere; eri li sul punto forse di mollare? Sicuramente qualche lacrima l’avrai versata. In questi casi hai utilizzato una delle tue migliori caratteristiche: la determinazione.

Il dizionario mi dice che la parola determinazione è un sostantivo femminile e che uno  dei suoi significati è: “Definitiva presa di posizione della volontà, decisione”

Sei una persona che agisce d’istinto, che si lascia trasportare molto dalle proprie emozioni;  ma hai la determinazione che ti definisce. Se dovessi disegnarti lo farei con una serie di matite colorate, dei pastelli a cera, alcuni gessetti, un po’ di brillantini, qualche pezzetto di carta colorata e la determinazione non sarebbe altro che la linea un po’ più scura attorno alla tu sagoma, che ricalca i tuoi contorni. Ecco, cosi è come ti vedo.

Puoi essere in mezzo al caos più pazzesco, ma il tuo disegno è li colorato e visibile,ben definito. Determinato a non farsi travolgere dagli eventi.

Nelle persone che mi cirocondano è una delle caratteristiche che apprezzo di più e ti invidio per questa tua caratteristica.

Credi nel tuo login

[11.16.56] Gianluca Mauro: Credo sul tasto login
[11.17.38] Giovanni Rosa: infatti non l’avevo capita cdo
[11.22.09] Davide Battisti: Credo sul tasto login, creatore del cielo e della terra
[11.22.23] Gianluca Mauro: 😀
[11.22.33] Gianluca Mauro: In effetti c’è una persona che mi dice che non lo vede
[11.22.48] Gianluca Mauro: Sarà ateo
[11.23.02] il tassaccio: io non credo nel vostro tasto login
[11.23.13] Gianluca Mauro: Tu sei un adoratore del logout, lo sento
[11.24.38] Davide Battisti: non fa in tempo a morire Gesù e già vi create una nuova religione
[11.25.19] il tassaccio: per come la vedo io dovrebbero abolire qualsiasi tipo di login, ognuno accede a modo suo e poi si fa casino per le session; oltretutto molti seguaci dei vari login vi potranno dire che se non la pensate come loro finirete nel logout
[11.26.07] Davide Battisti: 😀
[11.26.16] Gianluca Mauro: Sì, però io ho visto coi miei occhi utenti loggarsi senza una user e una password
[11.26.25] Gianluca Mauro: Il login fa i miracoli!
[11.26.42] Davide Battisti: Dipende se sei predestinato
[11.26.50] Davide Battisti: e allora il login ti riconosce
[11.28.37] il tassaccio: dovremmo far validare il miracolo alla commissione apposita, poi magari si scopre che c’era una session nascosta
[11.32.48] il tassaccio: e comunque i submit scatenati dal login sono NULL e solo come i programmatori parsano i dati che li rendono buoni o cattivi
[11.33.50] Giovanni Rosa: è perchè tu vuoi vedere il buffer mezzo pieno
[11.34.20] Gianluca Mauro: 😀
[11.34.43] il tassaccio: per me il buffer è sempre pieno, una parte è un buffer di dati interpretabili; il resto è una sequenza di dati di cui si è perso il puntatore a memoria
[11.36.29] Davide Fanelli: una volta sono andato ad una festa ma il buffer non era granchè
[11.37.34] Davide Sillano: ;(
[11.38.23] Pietro Giuliani: Davide F ammetto di aver apprezzato il tentativo
[11.39.33] Gianluca Mauro: Ha rovinato tutto
[11.40.12] il tassaccio: fanelli vai a fare in /dev/null
[11.41.11] il tassaccio: anzi no mi correggo, reindirizzati a /dev/null
[11.42.46] Sonia Signorino: è stato bravissimo
[11.43.00] Sonia Signorino: io volevo scrivere che mi erano cadute le ovaie
[11.43.05] Sonia Signorino: sarei stata volgare
[11.43.13] Davide Sillano: 🙂
[11.45.07] Gianluca Mauro: Non difenderlo
[11.46.13] il tassaccio: sonia quella è la tua risposta default, quando il try sull’elaborazione del discorso ritorna un DIVDE BY ZERO, il catch ti switcha su una risposta di default appunto
[11.49.12] il tassaccio: il divide by zero avviene quando le informazioni non portano a true il flag di interesse, questo risultato avviene nel 90% dei casi; anche quando il messaggio non è inviato in broadcast