Un gatto di nome Filippo

Come dice il titolo, Filippo è un gatto. Tutto nero, di razza indefinita, fa miao, graffia , fa le fusa:è un gatto insomma.Mangia, dorme e si fa i fatti suoi, servito e riverito dai suoi umani.

Un bel giorno Filippo decise di abbandonare le comodità della sua nuova casa, gentilmente offerta dai suoi umani.

La prima cosa che pensarono gli umani fu:

“Si sarà spaventato per il trasloco ed è scappato”,”Lo avranno rapito”,”Non conosce la zona, si sarà perso”

Quello che però non sapevano e che, a Filippo non interessava che loro si preoccupassero: gli davano da mangiare, gli davano un  posto caldo dove dormire e tanto gli bastava; Filippo non era stato rapito ne si era perso, ne tantomento era scappato,  sapeva perfettamente dove si trovava.

In quel momento gli umani erano l’ultimo dei suoi pensieri;quello che voleva fare  era esplorare il nuovo territorio.Cosi nelle successive  ore in cui lui esplorava, si arrampicava, correva e faceva cose da gatto, i suoi proprietari erano nell’angoscia più nera.

Durante il pomeriggio di un giorno qualsiasi,a Filippo non importava degli umani figuriamoci se gli interessava sapere che giorno era, era tutto un urlare “Filippo” ,”Filippo vieni che ti c’è il tuo piatto preferito”.

Una vicina non conoscendo la famiglia appena trasferita, spaventata dalla scomparsa di Filippo, ben pensò di andare a comunicare l’accaduto alla forze dell’ordine; e cosi fu che le ricerche vennero ampliate a tutto il paese e il nome di FIlippo si senti in ogni angolo anche il più nascosto e sconosciuto.

Il problema fu che questa vicina, non sapendo che Filippo fosse un gatto, comunicò alla polizia che si era perso un bambino di nome Filippo, quindi l’intero paese non cercava un gatto bensi un bambino, ma a Filippo di sentire il suo nome non interessava, lui era occupato a fare cose da gatto.

Fu soltanto verso sera quando i padroni rientrarono in casa, pensando che Filippo sarebbe ritornato la mattina dopo, che il capo della polizia andò da loro dicendogli che il bambino non si trovava da nessuna parte.

“Scusi agente, ma noi non abbiamo figli”-dissero gli umani

“E allora chi è questo FIlippo che tutto il paese sta cercando nelel ultime ore?”

Solo in quel momento, gli umani di Filippo lo videro entrare dalla porta lasciata aperta.

“Lui è Filippo”- dissero gli umani

Anche se un po’ sporco, con il pelo tutto arruffato era sicuramente lui.Inconfondibile.

Scrutò tutti i presenti con arroganza , stanco dopo ore passate ad esplorare la nuova zona e a vivere avventure gattose si acciambellò nel suo posto e si addormentò come se nulla fosse

L’agente rimasto a bocca aperta per la comparsa inaspettata di Filippo, senza dir nulla si alzò dalla sedia e si incammminò verso l’uscita, un po’ sconsolato.

L’unica cosa che in quel momento pensò fu che probabilmente avrebbe percorso la strada di fronte all’abitazione di Filippo mentre portava a spasso il suo cane, al quale piaceva molto rincorrere i gatti.

Nel frattempo FIlippo sognava cose comprensibili solo ia gatti.

Guarda mamma sono invisibile…

Come ogni anno, all’avvicinarsi delle feste, avviene qualcosa di magico; non escludo che possa trattarsi però di un evento naturale spiegabile attraverso una formula matematica complessa, dato che però per me la matematica è un opinione preferisco evitare.

Il fenomeno in questione lo chiamato:invisibilità cicciosa® ; qui di seguito ne ho abbozzato il teorema, sarà da rivedere dopo un ulteriore fase di test.

Il teorema dell’invisibilità cicciosa® dice che: dato un “tasso”, con massa corporea sopra i 100 chilogrammi,  immerso nella folla, la sua visibilità agli altri è inversamente proporzionale alla vicinanza con gli stessi componenti della folla. In pratica sabato pomeriggio in centro a Torino è praticamente invisibile.Il fenomeno è più marcato in prossimità delle feste:Natale, Pasqua, Capodanno.

Per confermare la teoria dell’invisibilità cicciosa® ho prontamente effettuato alcuni test che vado ad elencare:

1.Ponendomi di fronte ad un elemento della folla ho attirato l’attenzione del suddetto con i richiami tipici “Scusi, permesso, dovrei passare”; a conferma della mia tesi il soggetto non si è accorto della mia presenza.

2.Percorrendo ad andatura normale via Roma da nord a sud e da sud a nord (comunemente dette anche “vasche”),mantenendo costantemente il lato destro del marciapiede, i soggetti incrociati non hanno dato segno di aver notato la mia presenza colpendomi a loro insaputa con: cane al gunzaglio(di forme, dimensioni e colori vari), carrozzina(nella lista si va da una monoposto fino alla pluri-gemellare), borsa di carciofi(sisi quei cosi con le spine),scatolame vario, zucchero filato(alla fragola), palloncini (di varia forma e colore), ombrelli, caldarroste, bicicletta(colpendomi alle spalle…)

L’invisibilità cicciosa® dovrà essere ancora approfondita e studiata(comunque punto al Nobel nei prossimi 2 anni) dato che il perchè mi è ancora oscuro;cioè per descrivermi posso dirvi che sono un filino fuori forma o se preferite lo sono, ma la forma è una palla; oppure  potrei dirvi che se  mi preparo per la “prova costume” intendo il costume che metterò ad Halloween, probabilmente quello del Gabibbo o del pupazzo dei Marshmallow; oppure sull’etichetta della taglia dei miei vestiti c’è disegnato un piccolo godzilla;o anche che se mi vesto di rosso posso fare il pin segnaposto su google maps; insomma mi piazzo davanti a te, come fai a non vedermi?

Credo di essere ad un punto di svolta per il genere umano.

Adeus (arrivederci in portoghese?)

…e poi, un giorno, così inaspettatamente, mi accorgo di cosa voglia dire davvero “mi manca una persona”.
Non avrei mai pensato potesse succedermi.
(Sì, lo so che ci rivedremo — non ti libererai così facilmente di me — ma comunque la scrivania qui rimane vuota.)

Un giorno sei lì a dire cazzate, a fare battute sceme… e il giorno dopo le strade si dividono.
E ti ritrovi con il peso di qualcosa che manca, proprio lì, sullo stomaco.

Mi affeziono poco alle persone, diciamo che faccio una discreta selezione all’ingresso.
Ma a quanto pare capita anche a me, ogni tanto.
Forse sono più “umano” di quanto creda.
E forse non sono così orso come molti vorrebbero farmi credere.

Mi pare si dica che alle persone che consideri amiche regali un pezzo del tuo cuore… o della tua anima… o, perché no, della tua merenda.
Credo sia vero.
Oltretutto, in ogni mia singola “tassata”, c’era (e c’è) un piccolo pezzo di me.

L’unica cosa che posso sperare è che tutte le cazzate dette e fatte abbiano potuto alleggerire almeno un po’ il peso delle giornate lavorative.
Per me è stato così.
E spero che ti accompagnino ovunque tu vada.

Grazie per avermi fatto da spalla.
E grazie per avermi concesso di essere la tua.
Un giorno, saremo un duo comico formidabile.

Infine, un arrivederci in portoghese: adeus.
(Anche se credo sia sbagliato, perché Google Translate dà la stessa traduzione anche per “addio”.)

una fontana (a riguardarla ora è pure brutta)

era da tanto che non  pensavo più a quel giorno di tanti anni fa,  ero solo un bambino; ormai di acqua sotto
 i ponti ne è passata parecchia e io da  bambino sono diventato adulto e purtroppo ho perso questo ricordo
 dimenticato sotto giornate e momenti difficili, o almeno cosi credevo. Ma in un giorno di pioggia
 è ritornato luminoso come non mai, come un pugno allo stomaco mi ha tolto il fiato…
eravamo io e mio padre, avrò avuto forse 5 anni, eravamo di fronte ad una fontana
 (a riguardarla ora e pure brutta)  ma a quel tempo mi sembrava il lago più bello del
 mondo e avrei fatto di tutto per portarne una goccia a mia madre, per poter condividere
 con lei quel momento. Ora a distanza di anni, mamma purtroppo non c’è più ma questo piccolo
 ricordo ha strappato un sorriso a papà e riportato un pochino di luce dove c’era oscurità

Desideri?(vorrei un genio della lampada, una stella cadente e una zeppola)

vorrei incontrare un genio della lampada per esprimere tre desideri, magari me ne bastano anche 2 e uno lo regalo al genio;è un po’ come con le stelle cadenti,
tutti esprimono desideri e sogni, ma alla stella nessuno pensa mai?nessuno le ha mai chiesto cosa vorrebbe fare?
Magari vorrebbe diventare una stella di hollywood o anche solo rimanere lassu a farsi i fatti suoi o a spiare i nostri.
Ma noi egoisticamente continuiamo a esprimere desideri pensando solo a noi stessi; ecco, se mai mi capitasse di vedere una stella cadente gli regalo il mio desiderio,
chissa magari ne fa buon uso, da lassu sicuramente avrà una visione più completa di tutto, avrà sicuramente molto tempo e molto spazio per pensare a cosa è meglio.
Però chissa quale può essere il desiderio di una stella, “vorrei tanto diventare una supernova, brillare infinitamente per un attimo diventare la cosa più luminosa dell’universo per poi esplodere”,
oppure “ma no preferisco stare qua in alto a brillare in eterno”; non escludo che alcune abbiano anche il desiderio di essere “cadenti” e diventare il sogno di qualcuno.
Forse quando ne incontro una glielo chiedo…se non esprimo prima un desiderio.