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Chihuahua Tornado

Ero sulla pista ciclabile come al solito. Mi piace correre quando l’aria è pulita e limpida, perché riesco a vedere molto lontano. Spesso mi viene da pensare a quanto sarebbe bello, con un solo passo, arrivare fino a quelle cime innevate così distanti, gettarmi nella neve e fare un angelo come quando ero bambino.

Oggi però c’era vento. Molto vento. Un vento che mi faceva pensare a Dorothy e al suo tornado verso il magico regno di Oz. Mi piace camminare anche quando c’è vento, non è il mio clima ideale, ma ha il suo fascino.

In lontananza vedevo una famigliola che giocava con degli aquiloni. Due aquiloni, per la precisione. Correva, rideva, e i loro aquiloni facevano evoluzioni folli, combattimenti aerei da far girare la testa. Salivano, scendevano in picchiata, si avvitavano, si confondevano con le nuvole… sembrava quasi che avessero vita propria.

Man mano che mi avvicinavo, però, qualcosa non tornava. Le grida gioiose… suonavano troppo acute, troppo disperate. E quegli aquiloni che fino a poco fa sembravano solo pezzi di carta e legno… sembravano respirare.

All’improvviso mi trovai di fronte alla verità: non erano aquiloni. Erano Chihuahua. Piccoli, terrorizzati, con i vestitini sgargianti che il vento gonfiava come vele impazzite. Combattevano tra loro, trascinati dalla corrente furiosa, mordendosi e girando in aria come minuscoli stuntman assassini. Pazzi di terrore. I guinzagli l’unico punto di contatto che li tratteneva ancora in qualche modo alla normalità della loro vita quitidiana.

I padroni sotto urlavano disperati, cercando di afferrare le loro povere creature mentre il vento le faceva volteggiare come palline impazzite. E io lì, paralizzato, a guardare il caos: una guerra canina volante, sotto un cielo limpido, tra urla, vento e vestitini colorati.
Poi, avvicinandomi, compresi finalmente uno dei motivi delle urla: la famigliola era ricoperta di sangue. Gocce cremisi cadevano dal cielo, sprizzate dal combattimento aereo dei Chihuahua assassini, ricoprendo le figure terrorizzate e amplificando il caos già totale. I piccoli cani, con i loro vestitini sgargianti, saltavano, giravano e si mordevano senza pietà, trascinati dal vento impazzito. Ogni evoluzione aerea terminava con un morso, e ogni morso generava nuove “piogge” cremisi, trasformando il cielo in un surreale tappeto di terrore e colori.

E mentre correvo, li sorpassai lasciandoli alle mie spalle cercando di non finire coinvolto in qualche “evoluzione aerea” di Chihuahua, pensai che forse… questo era il momento in cui il mondo aveva deciso di ridere del mio senso di pace e tranquillità.

I cioccolatini hanno gli occhi…

Non preoccuparti se ti fissano,
è solo cioccolato… credo.
Ma nei riflessi di zucchero e pece
si muove qualcosa, lento, vivo.

Li mordi — e senti un brivido,
un sussurro dolce, funereo, lieve.
Dentro, non c’è ripieno,
solo oscurità che sa di cacao e segreti.

I cioccolatini hanno gli occhi,
e un debole per le persone curiose.
Stanotte li poserò sul davanzale,
forse uno, forse due… mi guarderanno dormire.

Eroi di un tempo lontano lontano: come nasce una leggenda.

Cheddar

Addio Cheddar, sei stato più di un compagno di stanza, sei stato un amico; silenzio consolatorio e spalla su cui piangere. Da quel viaggio verso Dubai ci sei stato, molliccio come solo tu sai essere. Quindi ti dico addio ma non ti dimenticherò e sopratutto non ti mangerò. Buon Ponte Arcobaleno, un giorno ci rivedremo. Dopo eoni e spazi siderali sentirò il tuo odore e ci reincontreremo.

augurio /au·gù·rio/

Il vocabolario italiano mi dice che la parola auguri significa desiderare il bene o la felicità per altri; io, per questi tuoi 22 anni, ti faccio un googol di auguri.

Ti auguro tutto quello che tu possa desiderare: un cane, un gattino, una stella, un pozzo d’acqua fresca in mezzo a un giardino, una tavoletta di cioccolato grande quanto un palazzo, una stella cometa che passa e ti saluta, una nuvola che ogni volta che distogli lo sguardo e ritorni a guardarla ha una forma diversa; ti auguro di avere un biglietto per 1000 viaggi ovunque tu voglia, un quartetto di archi che evidenzi ogni tuo passo e un trombone che sottolinei ogni tua caduta… uno scroscio di applausi ogni qual volta ti risolleverai; ti auguro di avere 100 progetti e di portarne a compimento 99… non siamo perfetti e sbagliando si impara (ma non preoccuparti, sarà un progetto marginale); ti auguro una corsa infinita in riva all’oceano, sulle rive del Portogallo, con le onde che ti solleticano i piedi. Ti auguro di trovare amici in ogni parte del mondo che visiterai, ma anche un acerrimo nemico ogni tanto. Ti auguro di avere mille storie da raccontare e mille canzoni da cantare, così quando sarai vecchia fra un milione di anni potrai raccontare ai tuoi nipoti e ai gatti che sicuramente ci saranno lì in quel momento (intendo i gatti, i nipoti te li auguro) quanto è bello il mondo e che non devono avere paura di nulla.

Ti auguro qualsiasi cosa ti possa rendere felice; la tua felicità è fonte della mia felicità. Finché tu sorriderai, come uno specchio io sarò lì a ricambiare il sorriso. Se piangerai, invece, io sarò lì a fare la faccia da scemo per tirarti su di morale… come giustamente fa ogni specchio che si rispetti.

Quest’anno volevo farti il regalo più bello che si possa immaginare, oltre ogni immaginazione, brillante dai mille colori, profumato di lavanda e morbido come una piuma d’oca, un regalo degno di una regina delle favole… ma ahimè mi sono dimenticato il giorno; dovrò dire ai folletti di riporlo sulla torre più alta del castello. Sarà per il prossimo anno. Per quest’anno dovrò ripiegare magari su qualcosa di più semplice come per esempio un pezzetto del mio cuore rinsecchito, utile come segnalibro; o magari un set di pentole; o magari una tavoletta copriwater trasparente con i pescetti finti dentro (sì, purtroppo esiste)… oh sì già forse potrei regalarti… già già… eh eh… sarà perfetto.

Auguri

Caro Babbo Natale

Caro Babbo Natale,

per tanti anni non ti ho mai chiesto nulla di materiale, avevo tutto quello che potesse servirmi. Non sono ricco, ma posso permettermi anche il superfluo. Sapendo di non aver bisogno di nulla, ti ho sempre chiesto una possibilità. Se ora mi stai chiedendo di che possibilità si tratti, vuol dire che non mi hai mai ben ascoltato. Quello che avrei sempre voluto è la possibilità di amare ed essere ricambiato.

Non l’amore che si può avere in famiglia o con gli amici più cari, quello non mi manca di certo. L’amore di cui parlo è quello di cui parlano i poeti. Per cui si sono scritte canzoni e poemi epici. Si esatto, l’Amore con la A maiuscola.

Avrei voluto questa possibilità, nel bene e nel male. Provare tutto quello che c’è di bello nell’amore ma anche quello che c’è di brutto. Non ti ho mai chiesto di avere tutto e subito e sopratutto non ti ho mai chiesto di avere solo il bello dell’amore.

Non pretendo di trovare l’anima gemella o l’altra metà della mia mela, anche perchè entrambe le metafore le considero delle cazzate. Non voglio aver nessuna gemella, sai che noia? E sopratutto non voglio una mezza mela.

Probabilmente mi sono sempre spiegato male io; quindi ecco perchè, forse, mi hai sempre e solo dato la parte brutta? Quella in cui senti il cuore che scoppia e sai che il tuo amore non verrà mai corrisposto.

Sono sempre stato un sognatore, come tale pensavo che se mai avessi avuto questa possibilità mi sarebbe piaciuto molto poter costruire qualcosa di più consistente e duraturo e magari un giorno anche avere un figlio.

Mi sa che però allora non sono mai stato meritevolte di quanto ti ho sempre chiesto, però mi sarebbe piaciuto almeno sapere il perchè.

Comunque quest’anno, non voglio più la possibilità di essere amato e ricambiato. No caro Babbo Natale, quest’anno voglio un Black Lotus. Tre mana di qualsiasi colore ad inizio turno sono più forti di qualsiasi amore.

 

 

L’angolo della tassata…animali leggendari fuori forma

Animali leggendari, strani incroci: cani mezzi scemi che abbaiano nel cuore della notte; gatti per il 50% felino e per il 50% ninja, li vedi solo quando ormai è troppo tardi; il liocorno che nessuno sa che forma abbia e che nessuno vede dai tempi della canzone(…e solo non si vedono i 2 leocorni); però questi non sono molto conosciuti, i più famosi sicuramente sono forse le sirene e le loro controparti maschili.

Un incrocio tra un uomo e un pesce? Niente di più facile,  un tritone.

Ne esiste anche un altro, il mio preferito; l’incrocio tra un uomo e un tasso? il trippone…