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Scoprire la felicità nelle piccole cose

Le gioie della vita a volte sono grandi come montagne e ti svoltano totalmente la vita. Ma io mi accontento anche di quelle piccoline, talmente piccole da passare quasi inosservate: come vedere un arcobaleno o sentire un buon profumo o assaggiare del pane appena sfornato oppure…trovare un avanzo di cioccolato dell’uovo di Pasqua in fondo al freezer mentre sei lì solo per prendere un paio di cubetti di ghiaccio: questa si che è una gioia.

Scoprire che l’amore ha gli artigli

Mi hanno strappato il cuore più e più volte, senza pietà, come se fosse fatto di carta. Ma non una carta di quelle belle, con cui fare un origami colorato da tenere con cura — no. Il cuore mi è stato strappato come se fosse una carta di scarto, come se non valesse nulla: uno scontrino usato, un biglietto del cinema di un film brutto, la ricevuta di una multa.
Però, se potessi parlare con il me del passato…

Mi direi: «provaci lo stesso, vedi come va. Ci starai male una, dieci, cento, diecimila volte, e ti farai male ancora, anche adesso, anche con altre persone, anche tra dieci anni. Però almeno vuol dire vivere, vuol dire capire che non sei arido come pensavi.

“Prova lo stesso. Starai male mille volte, ma almeno starai. Almeno proverai qualcosa. Capirai che sei vivo”
Vedi? Puoi soffrire anche tu per dei sentimenti che non credevi di avere.
Sai che ti farà male lo stomaco per la tensione, e che anche solo vederla salutarti da dieci metri ti farà sprofondare nell’angoscia. Sì, sì: ti dirà “buone vacanze” dall’altra parte della strada, senza avvicinarsi, solo una mano alzata e un mezzo sorriso.
Ti chiederai che cosa hai fatto e perché, ma non avrai risposta. Non subito, e forse mai.
Ma andrai avanti — lo so che è brutto da dire, ma andrai avanti — e capirai che l’amore non è solo una frase su un cioccolatino.
L’amore ha dei cazzo di artigli che ti graffiano se non stai attento. Devi curarlo, portarlo avanti con tutto quello che hai. Amare con tutto te stesso, anche se farà male anche se non sarà mai ricambiato.»

Piango ancora per non poter condividere un bel paesaggio con qualcuno o qualcuna, mano nella mano.

Una mano nella mano non è solo pelle — è condivisione, è dire “guarda anche tu quello che vedo io, sentilo con me, custodiscilo con me, provalo con me”.

Ho visto lo skyline di Tokyo l’anno scorso: era sera e in lontananza, in mezzo alla pioggia, si vedevano fuochi d’artificio come fiori colorati nel cielo.”Dio come sono belli, è la citta che con la pioggia della sera fiorisce” pensavo. Avevo quasi male al petto per la bellezza di quello che vedevo, ma ero lì da solo e avrei voluto scambiare uno sguardo fugace con qualcuno, per comunicare silenziosamente un discorso intero in un battito di cuore, tra un respiro e l’altro, oppure un abbraccio di un secondo che dia calore e affetto, come se fossero mille gli abbracci. Però ero lì, in mezzo ad altri ma totalmente solo, non potevo condividere quel momento. Però voglio ancora crederci: voglio credere che prima o poi troverò la persona con cui condividere un momento simile. Quindi, anche se l’amore ha sì degli artigli affilati, devo e voglio vivere per un momento così.

L’amore, per me, non ha genere: uomo o donna non fa differenza. L’amore è una connessione profonda, è presenza, è esserci davvero. È chiedere se e cosa si è mangiato, è toccarsi timidamente le mani sotto un ombrello mentre fuori piove, è sorseggiare un sake guardando lo skyline di Tokyo e godere della presenza reciproca, anche senza toccarsi. E’ un bacio leggero ai lati della bocca, o uno di quelli viscerali e umidi. È tenersi stretti e restare vicini nella vita quotidiana. L’amore non solo si fa, si costruisce ogni cazzo di giorno, anche quando ha dei fottuti artigli. L’amore è potente, ma anche devastante.

Un Gamer non muore mai

Il Triade-Class system è il fulcro di ogni gioco multiplayer massivo: Tank, DPS e Healer; queste tre classi rappresentano tre tipologie di approccio al gioco, tre stili e tre mentalità differenti. Però se con le stesse persone giochi molto, scopri che c’è altro. Non è solo un interazione di pixel su schermo, ma è anche amicizia; amicizia fondata su interazione online e, se si è molto fortunati, anche nella vita reale.

D. ti ho incontrata 15 anni fa, eri una maga, DPS. Eravamo su di una pianura, nel mezzo di una battaglia, il tuo compagno A. al tuo fianco a proteggerti. Ti incazzavi perchè io Healer, non riuscivo a supportarti a dovere; a ripensarci ora mi viene da ridere, tu pronta alla battaglia incurante del pericolo mentre il resto del gruppo a sperare che tutto filasse liscio. Piano piano ci siamo conosciuti e ho conosciuto il tuo compagno,A., il legame in gioco si è rafforzato diventando amicizia; ci siamo conosciuti di persona, bevuto birre e lanciato noccioline in quel locale dove forse non ci faranno più entrare.

Il gruppo si è ingrandito prima, ristretto poi, per poi ritornare ad ingrandirsi. Abbiamo cambiato campi di battaglia, conosciuto persone,ma tu eri sempre li in prima linea a sparare palle di fuoco con il tuo fidato A. a proteggerti. Molte volte le strade si sono separate per ricongiungersi mesi dopo, piano piano queste separazioni si sono fatte sempre più frequenti fino a che un giorno eri solo una voce che ci salutava dal microfono di A. Fino a che un giorno, le chiaccherate in chat vocale anche con A. si sono ridotte a zero, ci limitavamo a qualche messaggio in chat e agli auguri su wahtsup. “E’ la vita” ho pensato, “come al solito sentirò A e D, quando esce un nuovo gioco online”.

Però pochi giorni fa ho risentito A dopo tanto tempo…e ho capito questa vostra assenza, mi ha detto che che nei 2 anni precedenti hai combattuto e perso una battaglia. Lui al tuo fianco come sempre, questa volta però la battaglia era nella vita reale e dalla sua voce ho capito come si fosse sentito inerme. Dopotutto contro qualcosa di cosi grande e cattivo non poteva aiutarti come aveva fatto tante volte in un gioco, questo purtroppo è la vita. Poteva solo starti vicino.

“Andrea, D. non c’è più se ne andata. Andrea, D. è morta”, tumore ai polmoni era la tua sentenza e la tua condanna.

Ho pianto per te, per quello che hai passato e sofferto. Ho pianto per la paura che hai avuto. Hai lottato vero? Sicuramente si.

Ho pianto per A., per la sua sofferenza e per quello che ha passato anche lui. Al tuo fianco ogni giorno a sperare e pregare.

Io non so se esistano dio o il paradiso, vorrei solo che A un giorno abbia la possibilità di rivederti, era cosi triste, sai? Sconsolato. Distrutto. Non saprei nemmeno come descrivere la sensazione che ho provato ascoltando la sua voce al telefono; è stato come sentire un’eclissi di sole, ma non dall’inizio quando vedi il sole piano piano diventare scuro per poi tornare luminoso. No, ascoltarlo parlare è stato come sentire un eclissi in eterno al suo apice, quando tutto è più scuro; sai che sotto c’è la luce ma sai anche che non la rivedrai mai più. Spero che il tempo e il ricordo dell’amore che avevate l’uno per l’altra lo possano aiutare.

Un gamer non muore mai, respawna al check point e aspetta il team per il regroup.

Ciao D. buon viaggio.

Caro Babbo Natale…di nuovo.

Caro Babbo Natale,

quest’anno provo a scriverti un po’ prima. Come al solito, non ti chiedo nulla di materiale: ho tutto quello che mi serve e anche di più, addirittura troppo. Quello che ti chiedo forse è un po’ complicato da realizzare, ma per uno come te dovrebbe essere fattibile. Dopotutto, in una sola notte porti doni a tutto il mondo, passando dai comignoli anche dove i comignoli non ci sono.

Come negli anni passati, vorrei avere una possibilità: amare ed essere ricambiato. Però forse ho chiesto troppo. Dopotutto l’amore può spostare montagne, addirittura spaccarle se solo lo volesse… Effettivamente è troppo come regalo, e non è nemmeno giusto che un potere così grande lo si regali a una sola persona. Quest’anno, quindi, ti propongo uno scambio con qualcosa che tu ritieni altrettanto potente e prezioso. Tu dammi questa possibilità e prendi da me quello che vuoi.

Vuoi il mio lavoro e i miei soldi? Prendili, sono tuoi, non me ne faccio nulla… Così, oltre ad amare, potrei anche imparare veramente cosa vuol dire dividere e condividere le poche cose che si hanno con chi si ama.

Vuoi la mia salute? Prendila, aggiungerai alla tua lunga vita altri anni in cui portare gioia al mondo.

Vuoi tutte le storie che conosco e che mai conoscerò? Prendile senza timore, ti saranno di compagnia nei lunghi viaggi a bordo della tua slitta.

Vuoi la passione che ci metto in tutto quello che faccio? Negli ultimi anni si è un po’ sgualcita e ha perso intensità, ma c’è ancora. Prendila se ti serve, ti porterà avanti nel tuo lavoro quando ti sentirai stanco e deluso da tutto.

Vuoi i preziosi amici che mi sono guadagnato faticosamente in questi anni? Prendili, esci con loro, ubriacati con loro e mangiate fino a scoppiare mentre ridete come scemi per un grissino piazzato su una sedia davanti a un bagno, in un agriturismo in mezzo al nulla. Mi raccomando però, litigaci anche un po’, scontrati con loro per idee divergenti. Fare pace, bere e riderci sopra poi, è ancora più bello.

Vuoi i ricordi del mio passato e quelli del mio futuro? Fai attenzione se scegli questo in cambio: contengono quello che considero il mio tesoro più potente e prezioso, contengono i volti e le voci di mia mamma, di mio papà e di mio fratello, la vita vissuta con loro. Quindi ti prego, non stropicciare questi momenti, tienili ben riposti su uno scaffale e guardali e coccolali quando ti senti triste e solo.

Amare ed essere amato: in cambio prendi quello che vuoi. Ecco quello che vorrei.

Ti prego, almeno quest’anno ascoltami. Forse non sai la tristezza e lo sconforto che si provano a non poter amare; è come correre senza freni verso il buio su una strada in discesa. Tu ci provi con tutte le tue forze e tutta la tua abilità a fermarti, ma non riesci. Ogni giorno è un passo verso una fine inesorabile.

augurio /au·gù·rio/

Il vocabolario italiano mi dice che la parola auguri significa desiderare il bene o la felicità per altri; io, per questi tuoi 22 anni, ti faccio un googol di auguri.

Ti auguro tutto quello che tu possa desiderare: un cane, un gattino, una stella, un pozzo d’acqua fresca in mezzo a un giardino, una tavoletta di cioccolato grande quanto un palazzo, una stella cometa che passa e ti saluta, una nuvola che ogni volta che distogli lo sguardo e ritorni a guardarla ha una forma diversa; ti auguro di avere un biglietto per 1000 viaggi ovunque tu voglia, un quartetto di archi che evidenzi ogni tuo passo e un trombone che sottolinei ogni tua caduta… uno scroscio di applausi ogni qual volta ti risolleverai; ti auguro di avere 100 progetti e di portarne a compimento 99… non siamo perfetti e sbagliando si impara (ma non preoccuparti, sarà un progetto marginale); ti auguro una corsa infinita in riva all’oceano, sulle rive del Portogallo, con le onde che ti solleticano i piedi. Ti auguro di trovare amici in ogni parte del mondo che visiterai, ma anche un acerrimo nemico ogni tanto. Ti auguro di avere mille storie da raccontare e mille canzoni da cantare, così quando sarai vecchia fra un milione di anni potrai raccontare ai tuoi nipoti e ai gatti che sicuramente ci saranno lì in quel momento (intendo i gatti, i nipoti te li auguro) quanto è bello il mondo e che non devono avere paura di nulla.

Ti auguro qualsiasi cosa ti possa rendere felice; la tua felicità è fonte della mia felicità. Finché tu sorriderai, come uno specchio io sarò lì a ricambiare il sorriso. Se piangerai, invece, io sarò lì a fare la faccia da scemo per tirarti su di morale… come giustamente fa ogni specchio che si rispetti.

Quest’anno volevo farti il regalo più bello che si possa immaginare, oltre ogni immaginazione, brillante dai mille colori, profumato di lavanda e morbido come una piuma d’oca, un regalo degno di una regina delle favole… ma ahimè mi sono dimenticato il giorno; dovrò dire ai folletti di riporlo sulla torre più alta del castello. Sarà per il prossimo anno. Per quest’anno dovrò ripiegare magari su qualcosa di più semplice come per esempio un pezzetto del mio cuore rinsecchito, utile come segnalibro; o magari un set di pentole; o magari una tavoletta copriwater trasparente con i pescetti finti dentro (sì, purtroppo esiste)… oh sì già forse potrei regalarti… già già… eh eh… sarà perfetto.

Auguri

Caro Babbo Natale

Caro Babbo Natale,

per tanti anni non ti ho mai chiesto nulla di materiale, avevo tutto quello che potesse servirmi. Non sono ricco, ma posso permettermi anche il superfluo. Sapendo di non aver bisogno di nulla, ti ho sempre chiesto una possibilità. Se ora mi stai chiedendo di che possibilità si tratti, vuol dire che non mi hai mai ben ascoltato. Quello che avrei sempre voluto è la possibilità di amare ed essere ricambiato.

Non l’amore che si può avere in famiglia o con gli amici più cari, quello non mi manca di certo. L’amore di cui parlo è quello di cui parlano i poeti. Per cui si sono scritte canzoni e poemi epici. Si esatto, l’Amore con la A maiuscola.

Avrei voluto questa possibilità, nel bene e nel male. Provare tutto quello che c’è di bello nell’amore ma anche quello che c’è di brutto. Non ti ho mai chiesto di avere tutto e subito e sopratutto non ti ho mai chiesto di avere solo il bello dell’amore.

Non pretendo di trovare l’anima gemella o l’altra metà della mia mela, anche perchè entrambe le metafore le considero delle cazzate. Non voglio aver nessuna gemella, sai che noia? E sopratutto non voglio una mezza mela.

Probabilmente mi sono sempre spiegato male io; quindi ecco perchè, forse, mi hai sempre e solo dato la parte brutta? Quella in cui senti il cuore che scoppia e sai che il tuo amore non verrà mai corrisposto.

Sono sempre stato un sognatore, come tale pensavo che se mai avessi avuto questa possibilità mi sarebbe piaciuto molto poter costruire qualcosa di più consistente e duraturo e magari un giorno anche avere un figlio.

Mi sa che però allora non sono mai stato meritevolte di quanto ti ho sempre chiesto, però mi sarebbe piaciuto almeno sapere il perchè.

Comunque quest’anno, non voglio più la possibilità di essere amato e ricambiato. No caro Babbo Natale, quest’anno voglio un Black Lotus. Tre mana di qualsiasi colore ad inizio turno sono più forti di qualsiasi amore.

 

 

Mi rimarrete nel cuore maledetti stronzi

Giacca. Cravatta. Il mio completo gessato. La mia camicia porta fortuna viola.
Quella mattina di dicembre ero al quarto colloquio di lavoro e mi stavo avvicinando agli uffici del quinto colloquio. Mentalmente ripassavo quello che avevo ripetuto fino alla nausea quel giorno e nei giorni passati: chi sono, cosa ho studiato, cosa ho fatto, dove voglio andare. Voglio solo uno stipendio non basta mai come risposta.
Mi sentivo pronto ad affrontare chiunque mi si fosse parato davanti, per sicurezza però era meglio rileggere il nome dell’azienda e con chi avrei dovuto sostenere il colloquio. Una cosa che mi ricordo di quel periodo e che portavo in tasca foglietti, tanti foglietti, sui cui scrivevo qualche informazione sui colloqui da sostenere: nome azienda, nome intervistatore e qualche informazione su cosa faceva l’azienda.

Quell’ultima azienda in particolare mi faceva storcere il naso, non a caso avevo fatto mettere il colloquio dopo altri quattro. Gia il nome mi sembrava molto arrogante e poi era una web agency, in quel periodo “web agency” per me voleva dire fare un passo indietro piuttosto che uno avanti. Con arroganza pensavo che il web fosse lo scalino più basso del lavoro di programmatore.   Fortunatamente da li a qualche mese mi sarei dovuto ricredere.
Percorsi velocemente gli ultimi metri che mi separavano dal portone in cui sarei dovuto entrare. Entrai nel palazzo, potevo ancora permettermi di fare le scale quasi di corsa e due gradini alla volta. All’entrata negli uffici fui accolto da quello che potrei definire un “caos buono”: gente che parlava normalmente, qualcuno che forse litigava pacatamente, alcune risate, della musica; magari c’era, ma non percepivo la tensione a cui mi ero abituato nei quattro anni precedenti. Mi passò anche per la mente che forse non sarebeb stato troppo male lavorare li.

Il colloquio comunque partì per il verso sbagliato, fui completamente spiazzato; magari fu volontario oppure no, l’intervistatore dopo essersi presentato mi disse:”Non ci servi ma comunque il colloquio lo facciamo lo stesso”. Probabilmente rimasi senza parole per un attimo.

Alcuni giorni dopo fui richiamato e accettai quello che mi veniva offerto. L’11 Dicembre 2009 cominciò la mia avventura in Domino.
Poco tempo dopo capii che lavorare per una web agency non era male come pensavo, mi si aprì un mondo che non avevo mai immaginato esistesse. Fino ad allora conoscevo solo quello che l’informatica offriva sul web, ma era solo la punta dell’iceberg. Non avrei mai potuto immaginare che fosse cosi articolato, cosi pieno di sfaccettature. Non era solo informatica, erano anche immagini, video, contenuti, interazione, storie, persone. Credo di aver imparato più nel primo anno in Domino che nei quattro precedenti in Eni, non limitandomi a rimanere chiuso all’interno di poche linee di codice.

Non sono stati solo rose e fiori, momenti in cui quello che faccio  è il lavoro più bello del mondo. Ci sono stati anche problemi e litigi, momenti in cui avrei voluto mandare al diavolo tutto e tutti. Belli o brutti sono stati tutti momenti che mi hanno arricchito e non sarebbe mai successo se quel giorno di dicembre non avessi scelto di provare a cambiare.

Urgenza /ur·gèn·za/ (quella volta in cui me la sono quasi fatta addosso)

Il vocabolario mi dice che la parola “urgenza” è un sostantivo femminile, il significato che più si avvicina alla mia necessità è: Il fatto, la condizione di essere urgente; situazione che richiede interventi immediati e rapidi.

Per la precisione il fatto, o la situazione, che necessitava la mia urgenza era l’andare in bagno alle 4 del mattino, di corsa; molto di corsa.

Ma quella notte non era una notte come le altre, qualcosa di strano stava succedendo.

I fatti che si susseguirono hanno un che di fantastico e onirico, soprattutto onirico come capii poi alla fine.

Apro gli occhi perchè un bisogno impellente mi chiama verso il bagno, devo fare pipi.

Metto i piedi giu dal letto e prendo la mia lampada portatile.

Prima di continuare aggiungo solo che la lampada portatile è utilizzata per non sbattere in giro per casa e per non calpestare il gatto che dorme dove capita.

Comunque riprendo il resoconto; metto i piedi giu dal letto e accendo la luce della lampada portatile. La lampada fa uno sbuffo infastidita, poverina stava dormendo.

Vado verso il bagno e accendo la luce. Sulle pareti le pistrelle fanno la ola accompagnate da un “Olè” alla mia apparizione.

Supero il bidet che mi saluta: “Buongiorno signore”.

Arrivo al gabinetto e sollevo la tavoletta, mi accingo a fare pipi finalmente. Nel mentre il gabinetto sghignazza. Ridi ridi stronzo, io magari lo avrò anche piccolo, ma non mi pare che tu abbia qualcosa che si avvicini anche lontanamente ad un organo di riproduzone.

Il water continua a sghignazzare, le piastrelle trattengono il sospiro e smettono di fare la ola, la lampadina della plafoniera allunga il collo per vedere meglio, gli spazzolini aprono l’antina del mobiletto sopra il lavandino, il lavandino con i tappi nelle orecchie continua a sonnecchiare ronfando pesantemente,  il bidet da di gomito alla lavatrice e la sveglia :”Guarda guarda la sta per fare”.

Sento che tutta la tensione accumulata sta per rompersi e defluire verso il basso, lascio andare e la prima goccia cade al rallentatore. Tutti attorno a me fanno un “ohhhhhh” di stupore, al rallentatore.

La prima goccia non ha ancora toccato l’acqua, tutti attorno a me rallentatorizzano il loro stupore e  mi viene in mente che il bidet mi ha dato del “signore”. Blocco tutto. La goccia tocca la superfìcie dell’acqua. Un “pling” rimbomba per tutto il bagno. Sento un leggero bruciore, la tensione accumulata dovrà aspettare.

“Signore”?????? Bhe forse si, dopotutto tu sei nato dopo di me, avevo 14 anni quando ti abbiamo acquistato nel negozio di sanitari. Mi guardo attorno e mi sorgono alcuni altri dubbi. Tra me e me mi chiedo “sogno o son desto?”.  Tutto attorno a me comincia a ridere e ridere…mi sveglio di colpo, sono ancora a letto. La mia urgenza è ancora fortunatamente li in attesa. Senza accendere la luce corro in bagno e fortunatamente questa volta niente sembra prendere vita.