sono solo le nuvole, prima o poi se ne vanno
Archivi categoria: Senza categoria
Il coro infernale.
Ore 10:00
Il tramonto è avvenuto da poco.
Le luci per strada non si sono accese, l’oscurita è tangibile. Con le nuvole a coprire la luna, all’esterno non si vede nulla. Non vedo nulla ma posso sentire, la progenie dell’inferno ha ricominciato il suo richiamo, ogni notte è stato sempre più pressante e invitante.
Ore 11:00
L’oscurità è sempre più fitta, il volatile dell’inferno(cosi lo immagino io, ma potrebbe essere qualsiasi altra cosa) ha dei seguaci. Due nuovi esseri gli fanno da contappunto. Un altro volatile infernale e un felino infernale si sono uniti al coro dell’inferno:
“pio”,”py-iiiiiio”,”miaooooooooo”
Ore 11:15
Quei terribili versi mi entra nella testa e mi attirano; voglio andare verso la sorgente di questi meravigliosi suoni; non importa cosa accadrà di me. Mi alzo e mi avvio verso la porta, devo sapere, voglio vedere chi è a produrre questo suono. Fortunatamente in un momento di lucidità avevo deciso di legarmi una caviglia al termosifone; il cavo utilizzato negli impianti elettrici è efficace, il nodo è decisamente stretto e difficile da sciogliere. Non posso allontanarmi per più di pochi centrimetri dalla sedia non posso fare altro che rimanere qui ad ascoltare e ad impazzire. Sono un po’ come Ulisse che legato all’albero maestro ascoltava il richiamo delle sirene..
“pio”,”py-iiiio”,”miaooooooooo”
“pio”,”py-iiiiio”,”miaooooooooo”
“pio”,”py-iiiiio”,”miaooooooooo”
Ore 12:30
Ormai i momenti di lucidità sono pochi ma devo resistere, i suoni mi entrano nella testa, mi chiamano verso chissà cosa. In un momento imprecisato della notte ho provato anche a slegarmi ma senza successo, la caviglia è tuttua scorticata ma almeno il nodo regge ancora.
Devo attaccarmi a questi momenti di lucidità e resistere, ma la notte è ancora lunga; devo farcela.
Speriamo solo che nei momenti in cui cado preda della follia non entro in possesso del coltellino multiuso nascosto nella borsa vicino a me; sarebbe un modo molto semplice per liberarmi.
Ora 05:30
Sono in giardino, le mani sporche di sangue, all’orizzonte si vede uno spicchio di sole. A quanto pare non ho resistito al maledetto coro infernale e sono riuscito a slegarmi. Sono ancora vivo anche se la caviglia fa male, sono arrivato al coltellino e nel momento di follia non sono stato molto preciso. Ho tagli su tutta la gamba. Però il sangue che ho sulle mani non è forse troppo? Cos’è successo veramente in queste poche ore da quando ero stato per l’ultima volta lucido? Non voglio saperlo per ora. E’ l’alba all’oscurità manca ancora una giornata intera, ho tempo per prepararmi al meglio per quello che forse accadrà.
Contrasti di colore.
Nelle giornate limpide e serene, quando il cielo è di un blu dalla bellezza disarmante mi piace giocare ai contrasti di colori, cioè non so se sia il termine corretto ma nella mia testa lo chiamerò sempre “gioco dei contrasti di colore”.
E cosa sarebbe mai questo “gioco dei contrasti di colore”?
Nulla di più semplice; prendi un qualsiasi oggetto: una foglia, un gelato, un albero, il gatto…qualsiasi cosa insomma e guardalo avendo come sfondo il cielo blu di cui parlavo poco fa.
Ecco non è nient’altro, per me lo scopo del gioco sta nell’apprezzare il contrasto di colori.
Mi piace provare il “gioco dei contrasti di colore” con i colori e gli oggetti più disparati; ogni tanto mi capita anche di dovermi piazzare in angolazioni e posizioni strane per poter utilizzare l’oggetto scelto.
Quindi non abbiate paura giocate anche voi al “gioco dei contrasti di colore”, cosi almeno saremo in 2 a far finta di cercare qualcosa sotto una panchina per vedere come sta il verde scuro della plastica con lo sfondo blu del cielo.
Anche la forma dell’oggetto è fondamentale, per esempio un foglio di carta arancione non ha lo stesso effetto dello stesso foglio ripiegato a formare una gru.
Si, per ora, la gru di carta arancione su sfondo blu è la mia combinazione preferita.
Momenti preferiti.
Il mio momento preferito della settimana è il venerdi sera quando esco da lavoro e mi dirigo verso la fumetteria, o in libreria; percorro via Lagrange a Torino ascoltando musica, a passo lento, tutto il resto può attendere. Ormai questa via mi è familiare, anche se ci vediamo solo ogni sette giorni circa; è un po’ come tornare a casa dopo un po’ di tempo, tutto è comunque familiare. Ogni negozio con le sue vetrine sgargianti, le persone che che si siedono ai tavolini dei ristoranti , la statua del museo egizio ad indicare la nuova mostra, le piccole band improvvisate che raccimolano qualche soldo e anche i senzatetto seduti sempre allo stesso angolo. Tutto mi è familiare.
In fondo a tutto questo, sopra una gru, ad osservare la strada c’è un occhio luminoso; l’occhio di Horus, simbolo di prosperità, ad indicare l’entrata del museo egizio…e il suo eterno cantiere.
Su questa strada, con ansia sempre più crescente, mi avvicino al mio mondo fatto di carta e colori; gia mi immagino il profumo della carta che mi farà stare bene.
L’ansia di poter trovare qualcosa di nuovo e inaspettato o di mettermi a curiosare argomenti o autori di cui non conosco nemmeno il nome.
Si devo dire che questo è uno dei miei momenti preferiti della settimana; andare il giorno dopo, il sabato mattina, non è la stessa cosa; non ha quel qualcosa di magico che mi incanta il venerdi sera.
Con il naso all’insu
Ogni tanto mi capita di guardare il cielo e pensare a cosa c’è li sopra, intendo oltre il nostro pianeta.
In base a quanto si vede dalle foto delle sonde e dei telescopi, siamo un puntino in mezzo a miliardi di puntini, siamo un’infinitesima parte dell’infinito.
Le immagini che ci propongono sono di una belleza disarmante, la mente impazzisce nel tentativo di comprendere questi immensi spazi; spazi infiniti e per noi ancora inaccessibili; abbiamo, letteralmente, un universo da esplorare.
Non sono un astronauta e nemmeno uno scienziato quindi per me tutte queste conoscienze sono ancora più lontane. Ma non mi importa, il mio unico rammarico e che non vivrò abbastanza nel vedere questi segreti svelati, sapere realmente cosa c’è lassu, magari chi c’è lassu. Mi piacerebbe esserci ancora quando riusciremo finalmente ad esplorare lo spazio al di fuori del nostro sistema solare.
Intanto sto con il naso all’insu e osservo il cielo.
Quest’oggi per salire sul pullman eravamo tutti primi a parimerito
La luce è si veloce…
…ma l’oscurità l’aspetta, sempre
Il mio multiverso.
Sono stato un mago selvaggio votato al caos, senza gilda, senza storia. La mia unica regola di vita era portare distruzione nei reami altrui.
Sono anche stato un potente druido, aiutavo gli altri; la luna e le stelle mi indicavano il cammino.
Sono stato un negromante, la morte era la mia sposa. La mia sofferenza e quella degli altri mi portavano alla vittoria.
Sono stato un coraggioso pistolero, nell’esercito ribelle. Non ho ceduto il passo nemmeno di fronte alla furia dell’impero e al lato oscuro della forza. La lotta era impari, non avevo possibilità, ma dovevo almeno provarci.
Sono stato un piccolo inventore in un mondo ebbro di magia, governato da forze instabili e capricciose. Mi temevano, dopotutto una bella esplosione ha sempre il suo effetto.
Sono stato un gatto spaziale armato di fucile al plasma circondato da robot che obbedivano ad ogni mio comando. Il mondo era ostile, selvaggio; ogni passo su quel maledetto pianeta era una sofferenza.
Sono stato un piccolo folletto, di una razza dal nome buffo; governavo il più selvaggio e volubile degli elementi, il fuoco.
Per poco tempo sono stato anche un panda, maestro di kung fu ed esperto estimatore di birra.
Sono stato anche un mago spaziale, in mezzo alla distruzione della razza umana mi facevo strada combinando magia e tecnologia. Non avevo pari, si inchinavano al mio cospetto.
Sono stato un possente barbaro armato di spada a due mani campione di bevute. Il colore dei miei capelli cambiava ad ogni sorgere del sole.
Sono stao anche altri centinaia e migliaia di esseri, dalle fattezze più disparate; ho seguito percorsi diversi, volato in mezzo a tempeste sul mio grifone e cavalcato a fianco dei giganti più temibili.
Al mio fianco ho sempre avuto compagni di viaggio come me, anche loro passati attraverso mille rappresentazioni di loro stessi sui mondi più disparati. Alcuni si sono persi in questo multiverso di stranezze, altri mi hanno seguito e proseguono con me il cammino verso una fine incerta.
Per ora proseguo il mio percorso,in compagnia forse. La fine della mia strada si trova a tanti anni nel futuro, non riesco a vederla da dove mi trovo. Spero solo che sia una bella strada, fatta di battaglie, bottini e sopratutto di vittorie.
L’angolo della tassata…polvere?
Ieri sera mi è venuta una fantastica idea:
“Andrea, perchè non pulisci dietro il televisore vicino alla libreria?”
“Ma lo sai che hai avuto una fantastica idea? Bravo Andrea”
Dopo questo fantastico scambio di idee tra me e me, ho preso lo spolverino e mi sono avvicinato alla zona designata per la pulizia.
Errore madornale, non c’erano solo ragnatele e ragni; c’era tutto un dungeon composto da corridoi,stanze nascoste, trappole e boss(un paio erano talmente grossi che avevano anche la barra del mana, maledetti caster).
Sta sera provo a ripulire tutto, intanto mi metto alla ricerca di altri 2 dps di un tank e di un healer.
Qualche volontario?
Frugando nel comodino.
Frugando nel comodino tutti pensano di trovare solo il sogno nel cassetto; il momento in cui tutta la vita prende una svolta in meglio; tutti hanno questo fantomatico sogno, magari non si realizzerà mai, ma l’ho hanno. Sta li in agguato pronto ad essere rimirato in tutta la sua luminosità(una marca famosa di occhiali ha anche creato delle lenti da utilizzare solo in questi casi; esistono anche creme solari con protezione apposita), ogni tanto lo si estrae dal cassetto per rimirarlo e dargli una lustratina o magari per farlo vedere ad amici e parenti. Oppure per confrontarlo con quello di altri.
C’è l’ho anche io, forse si realizzerà o forse no; intanto rimane li a sonnecchiare raggomitolato su se stesso.
Invece che dire di quell’altro cassetto e del suo contenuto? Quello in fondo che nessuno guarda mai, un po’ storto e chiuso male; quello che noti solamente a notte fonda, quando ti alzi per andare in bagno di corsa e ci sbatti il piede contro. Il cassetto che appare solo nei tuoi sogni più neri e che magari non ha la forma di un cassetto ma di qualcosa di più oscuro e pauroso. Quello che dimentichi subito dopo aver acceso la luce del comodino per vedere contro cosa hai sbattuto e che sparisce definitiamente al sorgere del sole.
Come dicevo poco fa, lo si nota di rado questo cassetto; sta li a rimuginare sul suo essere poco considerato rispetto al più blasonato cassetto dei piani superiori. Il sogno nel cassetto è il primo in alto, sempre, magari vicino alla foto di famiglia o nel punto più visibile della camera. E se per caso giro al contrario il comodino? L’ultimo cassetto diventato il primo conterrà il sogno; è una regola fisica immutabile, come il gatto che cade sempre in piedi.
Ma in definitiva, cosa contiene questo famigerato cassetto?
Ovviamente contiene tutte le nostre paure, i nostri timori, tutto ciò che ci spaventa e da cui vogliamo scappare; la nemesi del nostro sogno nel cassetto, i nostri incubi. Vogliamo dimenticarli ma stanno li e si ripresentano nei momenti in cui siamo più vulnerabili, aprendo il cassetto piano piano per infastidire il nostro sonno o per farci inciampare; e quale momento è più vulnerabile se non quando ci si alza di corsa dal letto e a piedi nudi si va di corsa verso il bagno?
Questi incubi non devono per forza essere la rappresentazione del male universale, possono anche essere piccoli e che magari farebbero ridere chi ci sta attorno; e come per i sogni magari non si realizzeranno mai. Basta sapere che ci sono e che stanno in un cassetto storto e leggermente aperto, cosi non ci sbatti contro di notte.
Uno dei miei incubi? Credo che quello più fastidioso sia la paura di rimanere solo, trovarmi fra 50 anni senza una famiglia e nessuno al mio fianco; utilizzando una semi-citazione da uno dei miei cartoni animati preferiti,”vorrei evitare di trovarmi fra 50 anni come uno dei cattivi di scooby doo, solo e inacidito dalla vita a guardia di un faro solitario”(anche se però fare il guardiano di un faro ha il suo fascino)