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Serie A e Serie B

Ovviamente parlo di addobbi di Natale.

A casa mia l’8 dicembre si fa l’albero, cioè io convinco il Grinch(ho una mia versione personale del famoso cattivo di Natale che mi vive in casa tutto l’anno, è tangibile, non vedo roba inesistente) che almeno una volta l’anno può evitare di rompermi le palle se metto in giro per casa una cosa che attira polvere, molta polvere, quintali di polvere; talmente tanta che quest’anno abbiamo dovuto fargli prendere anche la residenza e abbiamo dovuto rispondere a suo nome(non aveva voglia di rispondere al telefono) all’istat.

Comunque dicevo l’8 dicembre si fa l’albero, il Grinch nella sua benevolenza decide quale addobbo va messo di fronte, visibile e alla vista di tutti (detto di Serie A) e quale deve essere relegato alle zone poco visibili dietro e sotto(detto di Serie B),il dietro-sotto è accessibile e visibile solo al gatto per ovvi motivi tecnici.

Renne, fatine , pallette colorate, angoletti che un anno fa erano li tronfi nella loro sbrillucicosità l’anno dopo si trovano surcalssati dalla nuova palletta in fibra di carbonio super aereodinamica in grado sia di riflettere che aumentare la potenza delle lucine.Chiunque entri nel raggio d’azione dell’albero di Natale è a rischio epilessia.

La loro colpa? Avere perso la perfetta gradazione di colore; come nemmeno il designer più scafato, il Grinch riesce a definire con precisione esadecimale la colorazione pantone dell’addobbo e retrocederlo in Serie B e a poco servono le lamentale mie e dell’addobbo stesso.

Io ogni tanto provo a dare pace ad uno di questi addobbi abbandonati facendolo cadere accidentalmente.

Quest’anno l’albero è fatto, le classifiche di Serie A e Serie B sono decise; a meno di scelte urgenti, per esempio un addobbo qualsiasi si rompe, le classifiche rimarranno quelle fino al prossimo anno.

Anno nuovo, palletta nuova.

l’angolo della tassata…le origini

…e fu cosi un giorno decisi di girare il link del mio blog alla persona che più di tutte mi aveva spronato a dire cazzate, comincio tutto qualche anno fa:

[anno 2000 e qualcosa , nel passato]

FL:andrea tutte le tue cazzate me le segnerò in un foglio da tramandare.

AT:ok fai pure

Cosi per me ogni giorno era una sfida a fare battute sempre più sceme….

[oggi]

AT:ciao FL, ti faccio un regalo di natale https://tassaccio.wordpress.com/2014/12/09/langolo-della-tassata-animali-un-po-aggressivi/

AT:ho aperto il blog con anche le tassate,ne pubblicherò una al giorno

FL:Grande!!!!

FL:Bravo Andre!
FL:Lo seguirò tutti i giorni, così potrò scuotere la testa è dire ecco l’ennesima Tassata
FL:ho sempre creduto nel tuo potenziale
FL:Ma ce le hai tutte le tassate? quelle che avevo raccolto?
AT:yes
AT:mi avevi fatto anche il pdf
FL:mamma mia, sono troppo professionale! La PM dei sogni proprio
FL:Mi piace il blog, semplice, chiaro!
AT:come una molinari
FL:esatto!

SAMBUCA MOLINARI

l’angolo della tassata…animali un po’ aggressivi

Un giorno in ufficio si parlava degli animali più aggressivi, ognuno diceva la sua ; chi diceva che il più pericoloso fosse l’elefante, chi il leone , qualcuno è riuscito anche a dire : “l’anguilla”.In quel momento ero fortemente convinto che il più pericoloso fosse il lama, sopratutto se lo incontri di notte nei vicoli bui che ti chiede il portafogli; in quel momento dovevo “tassare” e tassata fu:

il lama se lo infastidisci ti sputa, se lo fai incazzare ti accoltella…quindi se ti chiede il portafogli, daglielo;

Il giorno in cui ho smesso di pregare

Un pomeriggio di tre anni fa te ne andasti. Era metà settembre, c’era vento e faceva ancora un po’ caldo.
La diagnosi era arrivata pochi mesi prima, all’inizio dell’estate: tumore ai polmoni.
Pensavamo che potesse andare bene, che saresti guarita. Eri fiduciosa anche tu, credo.
Ma non so… ogni sera, quando rientravo dal lavoro, ti vedevo sempre più stanca, senza voglia di mangiare.
Ho paura di pensare che ti fossi già arresa.
Provavo ad aiutarti: ti accendevo la TV e cercavo di farti mangiare qualcosa, ma so che lo facevi solo per non farmi preoccupare troppo.
Dopo poco mi dicevi che volevi dormire e di non preoccuparmi. Io spegnevo la TV e me ne andavo.

In quel periodo credevo ancora in un Dio misericordioso, e pregavo.
Mi ricordo ancora il giorno in cui ti tennero in osservazione in ospedale dopo la terapia.
Alcune complicazioni, dicevano i medici. Preferivano farti restare lì per la notte.
Ricordo bene anche l’angoscia e la paura per quella telefonata, arrivata all’alba: complicazioni più gravi al cuore, era necessario un intervento d’urgenza.

Il giorno dopo, quando siamo venuti a trovarti, credo sia stata l’ultima volta che ti ho vista camminare.
Ti abbiamo aiutato lungo il corridoio dell’ospedale.
Papà, ogni tanto, provava a spiegarmi meglio la tua condizione ripetendo le parole dei medici.
Verso la fine mi disse che le cure erano solo un placebo per non farti soffrire.

Fu così che a settembre te ne andasti.
Eri a casa, ormai non c’era più nulla da fare.
Sdraiata nel tuo letto, eri fragile come mai avrei potuto immaginare.
Nulla di quello che dicevo sembrava alleviare la tua sofferenza.
“Ma’, sono qui, sono Andrea. Ti prego, non mi lasciare.”
Forse eri già oltre, forse non mi sentivi più.
Ti tenevo stretta la mano. Ogni tanto parlavi… non so se ti rivolgessi a me, purtroppo non capivo: le frasi erano spezzate, in dialetto sardo.

Papà e Stefano giravano per casa. Credo stessero organizzando “il dopo”: che vestito metterti? Quale agenzia funebre contattare?
Era solo il loro modo di non impazzire.
Passò anche il prete per l’estrema unzione.
Io continuavo solo a tenerti la mano.
Non avrei mai più pregato nessuno, anche se credo ancora che da qualche parte un Dio ci sia.
Non so dove, né in che forma, ma c’è.
Voglio pensare che un giorno ci rivedremo, in qualche modo.

Già quella mattina avevi difficoltà a respirare: respiri brevi, affannosi, frequenti.
Quanto avrei voluto alleviarti, anche solo per un attimo, il male che ti stava portando via.
Poi, alle cinque del pomeriggio, il respiro si fece sempre più veloce… e flebile.
E alla fine non c’eri più.

Nei giorni successivi ancora non ci credevo.
Sistemare le tue cose mi faceva stare male.
Tra tutte le tue cose conservavi ancora una ciocca dei miei capelli, di quando ero bambino.

Purtroppo non ci si fa mai davvero l’abitudine, ma almeno si impara a conviverci.
Pensavi che mi sarei dimenticato il tuo viso e la tua voce?
Non succederà mai. I tuoi ricordi sono impressi a fuoco nella mia mente.
E poi, per rivederti, mi basta guardarmi allo specchio: il mio viso è il tuo viso.

A mente fredda, mi sono ricordato che ogni tanto provavo a farti smettere di fumare.
Mi arrabbiavo e ti nascondevo le sigarette… ma poi cedevo alle tue lamentele.
Un po’ di rimorso per non essere stato più deciso a farti smettere c’è, sì…
E il dubbio che forse, se ci fossi riuscito, ora saresti ancora qui, mi perseguiterà a vita.
Dovrò solo imparare a conviverci.

…ma quella borsa????

…ogni tanto mio padre se ne esce con delle frasi che mi spiazzano.
“Andrea, con quella borsa che ti porti sempre dietro potrebbero scambiarti per uno di quelli che vanno a picchiare alle manifestazioni”
No aspetta, ho capito male, sono le 7 del mattino e ho sonno, il cervello lo accendo intorno alle 9.
“Scusa,che hai detto?”-“Sisi quella borsa cosi pesante che ti tiri dietro ogni volta che esci, rischi di farti arrestare”
Si, purtroppo avevo capito bene.
“E’ pesante perchè ci tengo libri in borsa lo sai, te lo gia detto”.
“…e si ma se giri per torino con sta borsa pesante e il cappuccio della felpa tirato su sembri uno di quelli, quella borsa se la lanci fa male”.
Si è vero giro per torino con il cappuccio tirato su(solo se piove o fa freddo) e la borsa è sempre piena di libri e fumetti, ma essere scambiato per un teppista?Mi vedo gia a far roteare la borsa tipo martello di Thor e lanciarla.
“…e poi sempre sta storia che compri carta e la metti in giro per casa, ma li leggi tutti? diventi più inteligente?”
Ok forse è il caso che vado a prendere il pullman,altrimenti faccio tardi a lavoro; chissà magari oggi è la volta buona che mi arrestano.

Un gatto di nome Filippo

Come dice il titolo, Filippo è un gatto. Tutto nero, di razza indefinita, fa miao, graffia , fa le fusa:è un gatto insomma.Mangia, dorme e si fa i fatti suoi, servito e riverito dai suoi umani.

Un bel giorno Filippo decise di abbandonare le comodità della sua nuova casa, gentilmente offerta dai suoi umani.

La prima cosa che pensarono gli umani fu:

“Si sarà spaventato per il trasloco ed è scappato”,”Lo avranno rapito”,”Non conosce la zona, si sarà perso”

Quello che però non sapevano e che, a Filippo non interessava che loro si preoccupassero: gli davano da mangiare, gli davano un  posto caldo dove dormire e tanto gli bastava; Filippo non era stato rapito ne si era perso, ne tantomento era scappato,  sapeva perfettamente dove si trovava.

In quel momento gli umani erano l’ultimo dei suoi pensieri;quello che voleva fare  era esplorare il nuovo territorio.Cosi nelle successive  ore in cui lui esplorava, si arrampicava, correva e faceva cose da gatto, i suoi proprietari erano nell’angoscia più nera.

Durante il pomeriggio di un giorno qualsiasi,a Filippo non importava degli umani figuriamoci se gli interessava sapere che giorno era, era tutto un urlare “Filippo” ,”Filippo vieni che ti c’è il tuo piatto preferito”.

Una vicina non conoscendo la famiglia appena trasferita, spaventata dalla scomparsa di Filippo, ben pensò di andare a comunicare l’accaduto alla forze dell’ordine; e cosi fu che le ricerche vennero ampliate a tutto il paese e il nome di FIlippo si senti in ogni angolo anche il più nascosto e sconosciuto.

Il problema fu che questa vicina, non sapendo che Filippo fosse un gatto, comunicò alla polizia che si era perso un bambino di nome Filippo, quindi l’intero paese non cercava un gatto bensi un bambino, ma a Filippo di sentire il suo nome non interessava, lui era occupato a fare cose da gatto.

Fu soltanto verso sera quando i padroni rientrarono in casa, pensando che Filippo sarebbe ritornato la mattina dopo, che il capo della polizia andò da loro dicendogli che il bambino non si trovava da nessuna parte.

“Scusi agente, ma noi non abbiamo figli”-dissero gli umani

“E allora chi è questo FIlippo che tutto il paese sta cercando nelel ultime ore?”

Solo in quel momento, gli umani di Filippo lo videro entrare dalla porta lasciata aperta.

“Lui è Filippo”- dissero gli umani

Anche se un po’ sporco, con il pelo tutto arruffato era sicuramente lui.Inconfondibile.

Scrutò tutti i presenti con arroganza , stanco dopo ore passate ad esplorare la nuova zona e a vivere avventure gattose si acciambellò nel suo posto e si addormentò come se nulla fosse

L’agente rimasto a bocca aperta per la comparsa inaspettata di Filippo, senza dir nulla si alzò dalla sedia e si incammminò verso l’uscita, un po’ sconsolato.

L’unica cosa che in quel momento pensò fu che probabilmente avrebbe percorso la strada di fronte all’abitazione di Filippo mentre portava a spasso il suo cane, al quale piaceva molto rincorrere i gatti.

Nel frattempo FIlippo sognava cose comprensibili solo ia gatti.