Ovvero: e se le intelligenze artificiali non fossero mai esistite?
La teoria parte da un presupposto tanto semplice quanto inquietante: le IA generative non esistono.
E se la più grande rivoluzione tecnologica della storia fosse in realtà la più grande truffa mai orchestrata?
Quando scrivi una domanda a ChatGPT, Codex o Gemini, credi di interagire con un’intelligenza artificiale. In realtà, il tuo messaggio viene inoltrato a un altro essere umano, dall’altra parte del mondo.
Quest’altro utente, però, non sa di stare parlando con te. È convinto, a sua volta, di interagire con un’intelligenza artificiale che gli ha appena posto una domanda, magari particolarmente stupida.
Così ti risponde, magari anche insultandoti, convinto di star prendendo in giro una macchina.
La sua risposta viene quindi recapitata a te, che la interpreti come il risultato di un modello linguistico.
Entrambi credete di parlare con una macchina. Entrambi state parlando con un essere umano.
Il sistema di occultamento
Naturalmente, una truffa di queste dimensioni richiede alcune precauzioni.
1. Separazione geografica
L’utente A e l’utente B si trovano sempre in continenti diversi, possibilmente con lingue madri differenti. Questo riduce drasticamente la possibilità che si conoscano, si incontrino o riconoscano il proprio interlocutore.
2. L’illusione della concorrenza
ChatGPT, Gemini, Claude, Copilot e tutte le altre piattaforme non sono aziende concorrenti. Sono facciate diverse di un’unica gigantesca infrastruttura di smistamento delle conversazioni umane.
La presunta competizione tra modelli serve soltanto a rendere la messinscena più credibile.
3. L’incrocio obbligatorio delle piattaforme
Per evitare che qualcuno scopra il meccanismo, due utenti collegati tra loro non utilizzano mai la stessa piattaforma.
Per esempio:
- L’utente A scrive una domanda su ChatGPT.
- L’utente B la riceve su Gemini, credendo che sia stata generata da un’IA.
- L’utente B risponde su Gemini.
- L’utente A riceve la risposta su ChatGPT, convinto che sia stata prodotta dall’IA.
E così via, in una rete potenzialmente infinita di esseri umani che si scambiano messaggi credendo di interagire con macchine.
Il vero colpo di genio
Il sistema non ha bisogno di simulare l’intelligenza umana, perché utilizza direttamente l’intelligenza umana.
Non deve superare il Test di Turing: lo aggira completamente.
E quando un’IA sbaglia, inventa informazioni, fraintende una domanda o risponde in modo assurdo, non è un problema di allucinazioni del modello.
È semplicemente un tizio dall’altra parte del pianeta che non ha capito niente, non conosce la risposta o ti sta prendendo per il culo.
La conclusione inquietante
Per decenni ci siamo chiesti se una macchina sarebbe mai riuscita a convincere un essere umano di essere intelligente.
Ma forse abbiamo sempre posto la domanda sbagliata.
E se fosse bastato convincere due esseri umani che l’altro fosse una macchina?
In questo scenario, l’intelligenza artificiale non rappresenterebbe il superamento del Test di Turing, ma il suo più grande ribaltamento.
Un gigantesco esperimento sociale nel quale miliardi di persone continuano a dimostrare quotidianamente l’esistenza dell’intelligenza artificiale, semplicemente non accorgendosi di stare parlando tra loro.