Ciascuno cresce se sognato.

(ma anche con una fotocopia storta)

Riguardando le poesie che scrivevo quando ero adolescente, o poco più, ho ritrovato un foglio a cui tengo molto. È una fotocopia un po’ storta, sbiadita dal tempo, ma conservata con cura dentro una cartellina. Me l’aveva data la mia professoressa di lettere di seconda superiore. Alcune righe sono sottolineate, e in fondo ci sono poche parole scritte a mano, con quella sua calligrafia ordinata e pulita, seguite dalla sua firma.
Una copia l’aveva consegnata a ognuno di noi, a fine biennio, nella nostra classe dell’ITIS.

Tra tutte le parole di angoscia e malinconia che riempivano i miei quaderni in quegli anni, ho ritrovato in quel foglio qualcosa di diverso. Parole di speranza — e, voglio crederlo, anche un gesto di vero affetto da parte di una professoressa verso i suoi studenti.
Il testo era tratto da un libro di poesie, fotocopiato male, con qualche macchia e qualche bordo tagliato. Ma non era importante la “copertina”. Lei voleva regalarci il contenuto.

In fondo alla poesia, come se fosse una chiusura cucita a mano, c’è quella sua riga scritta a penna, chiara, sincera. E ogni volta che la rileggo, mi si apre dentro qualcosa.

Era l’anno scolastico 1996/97. Eppure quel foglio è ancora con me, dopo tutti questi anni. Mi ha seguito in silenzio, senza fare rumore, ma sempre presente.
Anche oggi sono andato a cercarlo, come ho fatto tante altre volte. È lì, nella sua cartellina, dove lo custodisco gelosamente. Lo apro, lo leggo, e sento che mi fa bene. Mi strappa un sorriso, e anche una lacrima.
Mi ricorda che c’è stato un tempo in cui io non credevo in me stesso, ma qualcuno sì. Qualcuno credeva in me, nel mio futuro.

La poesia è di Danilo Dolci.


    C’è chi insegna
    guidando gli altri come cavalli
    passo per passo:
    forse c’è chi si sente soddisfatto
    così guidato.
    C’è chi insegna lodando
    quanto trova di buono e divertendo:
    c’è pure chi si sente soddisfatto
    essendo incoraggiato.
    C’è pure chi educa, senza nascondere
    l’assurdo ch’è nel mondo, aperto ad ogni
    sviluppo ma cercando
    d’essere franco all’altro come a sé,
    sognando gli altri come ora non sono:
    ciascuno cresce solo se sognato.


Per me, però, la poesia non finisce lì. Si chiude con quelle parole scritte a mano in fondo al foglio. Le più semplici, ma forse anche le più importanti:

“Auguri per il tuo futuro, con affetto — L.C.”


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