[11.16.56] Gianluca Mauro: Credo sul tasto login
[11.17.38] Giovanni Rosa: infatti non l’avevo capita cdo
[11.22.09] Davide Battisti: Credo sul tasto login, creatore del cielo e della terra
[11.22.23] Gianluca Mauro: 😀
[11.22.33] Gianluca Mauro: In effetti c’è una persona che mi dice che non lo vede
[11.22.48] Gianluca Mauro: Sarà ateo
[11.23.02] il tassaccio: io non credo nel vostro tasto login
[11.23.13] Gianluca Mauro: Tu sei un adoratore del logout, lo sento
[11.24.38] Davide Battisti: non fa in tempo a morire Gesù e già vi create una nuova religione
[11.25.19] il tassaccio: per come la vedo io dovrebbero abolire qualsiasi tipo di login, ognuno accede a modo suo e poi si fa casino per le session; oltretutto molti seguaci dei vari login vi potranno dire che se non la pensate come loro finirete nel logout
[11.26.07] Davide Battisti: 😀
[11.26.16] Gianluca Mauro: Sì, però io ho visto coi miei occhi utenti loggarsi senza una user e una password
[11.26.25] Gianluca Mauro: Il login fa i miracoli!
[11.26.42] Davide Battisti: Dipende se sei predestinato
[11.26.50] Davide Battisti: e allora il login ti riconosce
[11.28.37] il tassaccio: dovremmo far validare il miracolo alla commissione apposita, poi magari si scopre che c’era una session nascosta
[11.32.48] il tassaccio: e comunque i submit scatenati dal login sono NULL e solo come i programmatori parsano i dati che li rendono buoni o cattivi
[11.33.50] Giovanni Rosa: è perchè tu vuoi vedere il buffer mezzo pieno
[11.34.20] Gianluca Mauro: 😀
[11.34.43] il tassaccio: per me il buffer è sempre pieno, una parte è un buffer di dati interpretabili; il resto è una sequenza di dati di cui si è perso il puntatore a memoria
[11.36.29] Davide Fanelli: una volta sono andato ad una festa ma il buffer non era granchè
[11.37.34] Davide Sillano: ;(
[11.38.23] Pietro Giuliani: Davide F ammetto di aver apprezzato il tentativo
[11.39.33] Gianluca Mauro: Ha rovinato tutto
[11.40.12] il tassaccio: fanelli vai a fare in /dev/null
[11.41.11] il tassaccio: anzi no mi correggo, reindirizzati a /dev/null
[11.42.46] Sonia Signorino: è stato bravissimo
[11.43.00] Sonia Signorino: io volevo scrivere che mi erano cadute le ovaie
[11.43.05] Sonia Signorino: sarei stata volgare
[11.43.13] Davide Sillano: 🙂
[11.45.07] Gianluca Mauro: Non difenderlo
[11.46.13] il tassaccio: sonia quella è la tua risposta default, quando il try sull’elaborazione del discorso ritorna un DIVDE BY ZERO, il catch ti switcha su una risposta di default appunto
[11.49.12] il tassaccio: il divide by zero avviene quando le informazioni non portano a true il flag di interesse, questo risultato avviene nel 90% dei casi; anche quando il messaggio non è inviato in broadcast
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In viaggio
Tre Viaggi sotto il cielo di Spagna,Sette nell’assolata Malta,Nove per ricordarsi come essere liberi,Uno per vedere le terre tanto amateNella nazione del Portogallo dove il mondo incontra l’oceano.Un Sito per catalogarli, Un Sito per trovarli,Un Sito per amarli e in internet raccontarli,
Nella Terra del domani, dove un altro viaggio ti attende.
Senza via di scampo
…non ho nessuna via di uscita, mi sento senza via di scampo, rinchiuso da 4 pareti e con una percentuale di salvezza pari a zero.
Purtroppo è stata colpa mia, in questa situazione mi ci sono messo da solo; ho sottostimato la situazione, sovrastimato le mie capacità; la fretta è stata cattiva consigliera
GLi storici condanneranno le mie scelte? Ovviamente si, non potrebbero fare altro; ma loro stessi nella mia medesima situazione come si sarebbero comportati? Avrebbero commesso gli stessi errori?
Ricordo che anni fa, me lo ricordo come se fosse oggi, mi ritrovai nella medesima situazione; all’epoca però non fu colpa mia ma di una maestra molto zelante nella sua taccagneria. GLi storici condannerebbero anche un povero bimbo che fu messo alle strette da una maestra poco attenta ai bisogni altrui?
Ora però basta stare a rimuginare sul passato e su cosa si penserà di me in un futuro remoto. Devo dare fondo alle mie capacità di problem solving di cui vado tanto fiero, analizzare la situazione e le variabili. Distinguere le strade che porteranno al fallimento da quelle che porteranno al successo, devo però ammettere che queste ultime sono nettamente in inferiorità numerica.
Sono in un luogo ristretto, il telefono per chiamare qualcuno di fidato è fuori dalla mia portata; sta a pochi metri da me ma in questa situazione e come se fosse dall’altro capo del mondo.
Il luogo oltre ad essere ristretto, non fornisce nemmeno una superfice adatta a darmi una mano; ricordandomi come mi salvai dalla medesima situazione da bambino, escludo a priori le pareti; all’epoca mi salvai per il rotto della cuffia, oggi finirei in un casino ancora peggiore.
Potrei utilizzare l’acqua , si ho anche dell’acqua, mi permetterebbe di uscire da questa situazione, ma è posta in una posizione non molto accessibile; dovrei sottopormi ad un arrampicata pericolosa, anche per via delle pareti liscie.
Potrei utilizzare le mani, da bambino non mi feci problemi ad utilizzarle per aprirmi un varco verso la salvezza; ora come per le pareti, incasinerei ancora di più la situazione.
Le possibili alternative sono quasi finite. Non mi rimane che l’ultima scelta, utilizzare gli unici 2 piccoli oggetti che forse mi permetteranno di salvarmi. Sono gli unici oggetti che potrebbero darmi una minima speranza.
Ma ora basta pensare, è il momento di agire; basta rimuginare sulle conseguenze, devo agire con decisione…e tagliare quei 2 strappi di carta igienica in tanti quadratini(o magari piegarlo su se stesso ad ogni utilizzo).
I viaggi di Gatto Filippo
C’era una volta un gatto, Filippo per la precisione.Tutto nero, di una razza indefinita, gli occhi verde smeraldo. Non aveva mai avuto un padrone, preferiva la libertà, correre, saltare, andare ovunque; non aveva mai sentito la necessità di avere un umano da accudire. “Gli umani puzzano e gli umani vogliono sempre accarezzare il mio bellissimo pelo, sono fastidiosi e fanno rumore ” pensava.
Però nella sua stranamente lunga vita FIlippo aveva sviluppato, una certa affinità per un umano; un po’ di affetto nei confronti di un solo umano, ma avrebbe negato con tutto se stesso.
Però più negava e più si rendeva conto che quello strano umano non gli dispiaceva. Per prima cosa aveva un buon odore, non era rumoroso e di toccare la sua fantastica pelliccia non ci pensava minimamente.
Dopo anni erano forse diventati amici.
“Non può essere” vi avrebbe miagolato contro Gatto FIlippo.
Ogni sera, dopo essere stato in giro per tutto il giorno si sedeva tranquillo sotto un portico in attesa del suo umano.
L’umano con calma, camminando a fatica arrivava e gli si sedeva vicino; senza toccarlo ovviamente, entrambi rispettavano lo spazio dell’altro.
L’umano parlava e parlava, di cosa gli era capitato durante la sua lunga vita, dei viaggi, delle città, dei fiumi, delle persone che aveva incontrato, dei suoi figli ormai cresciuti. Aveva lavorato come professore di matematica presso una scuola superiore e proprio questo lavoro lo aveva portato ad amare sempre di più la libertà. Ogni anno, raccimolava un po’ di soldi e partiva ogni volta per un posto differente; mai lo stesso posto e sempre solo con zaino in spalla, non gli piacevano i posti da turisti; lui voleva viaggiare dove c’era la vera vita del paese che visitava. Non gli dispiacevano gli agi, gli hotel di lusso a 4 stelle, ma durante i suoi viaggi non avrebbe mai permesso di perdere il contatto con le persone che ci abitavano.
Non aveva mai pianificato completamente nulla, preferiva vivere il viaggio di giorno in giorno: “é più divertente” diceva alle persone che gli chiedevano.
Filippo non riusciva mai a smettere di ascoltarlo, la sua parte preferita era quando gli raccontava dei profumi e degli odori; essendo un gatto profumi e odori raccontavano tutto quello che gli succedeva attorno.
Le prime volte che aveva incontrato l’umano aveva parlato per ore e ore e lui si era deliziato nell’ascoltarlo, si era crogiolato nella sua voce cosi strana, cosi attraente, sembrava una voce da gatto pensava. Però purtroppo ultimamente le loro chiaccherate serali si erano accorciate sempre di più. Ormai l’umano era molto vecchio e stanco.
Ogni loro serata si chiudeva sempre con le solite frase di rammarico dell’uomo, avrebbe voluto vivere un viaggio per l’ultima volta ma non ne aveva più le forze; ogni sera puntualmente FIlippo pensava che avrebbe voluto trovare un modo per aiutarlo.
Filippo pensava e pensava a come aiutarlo; sapeva perfettamente di essere superiore agli altri gatti, doveva solo trovare un modo per sfruttare al meglio queste sue abilità.
La fortuna tipica dei gatti non si fece attendere; il giorno dopo, sfruttando la sua capacità di passare inosservato, incontrò…
1:39
Sono le ore 1:39, sono al pc che faccio nulla di particolare, leggo qua e la blog e articoli in cerca di ispirazione su come scrivere; qualcosa “bolle in pentola” lo sento c’è. Lo sento nei brividi che scorrono lungo la spina dorsale dal basso verso l’alto andando a tamponare il mio testone che ormai è in bilico, pronto a cadere accolto da qualche ora di sonno.
E’ sempre cosi, avverto un brivido lungo la schiena che corre veloce verso la testa. Non sono uno scrittore, forse non sono nemmeno un blogger, ma mi piacerebbe essere sempre in grado di riversare su un foglio bianco tutto quello che mi passa per la testa. Questa volta mi piacerebbe evitare storie e aneddoti della mia vita, vorrei portarvi completamente nel mio regno fantastico; raccontarvi qualche banale storia di draghi e cavalieri, o magari parlarvi per ore e ore del mio gatto cangiante invisibile che può essere osservato solo con la coda dell’occhio quando non lo si vuole osservare; sta li poco oltre la luce generata dal mio monitor, all’ombra sopra il letto e mi osserva curioso.
Oppure potrei parlarvi più approfonditamente di quel maledetto volatile che ha infestato il mio giradino qualche tempo fa, ve ne ricordate? Mha si il pigolante che con il suo verso immondo mi aveva distrutto la vita…..Per ora comunque premo il pulsante pubblica e penso a cosa scrivere mentre dormo.
Origami di cielo blu
che profumano di biscotti
sopra nuvole di zucchero filato
Come si calcola il proprio orizzonte?(ma anche “Sto in un cerchio di 5 chilometri di raggio”)(ma anche “Sull’everest ti spio mentre sei in soggiorno a casa”)
Se ipoteticamente ti trovassi in cima ad una montagna in condizioni ottimali, aria pulita e niente nubi, calcolare la distanza del tuo orizzonte sarebbe un semplicissimo calcolo matematico; prendi una radice quadrata, metti di mezzo un qualche calcolo della sfera e magari ci mettiamo di mezzo anche un po’ di elevazioni a potenza. Semplice no? Per molti non lo è.
In parole povere più si sale in alto e più è possibile vedere lontano; in questo caso l’orizzonte non è nient’altro che il tuo limite visibile. Ad un’altezza di 1 chilometro il tuo orizzonte è a circa 112 chilometri, a livello del suolo solo di 5 chilometri.
Ma non per questo ti accontenti del tuo limite, come per camminare non hai mai avuto necessità di conoscere il principio fisico che lo regola.
Cosi è per il tuo “confine” fisico, magari punti tanto in alto da poter vedere attorno a te’ il più possibile, dove le tue scelte ti porteranno negli anni; cosa farai, con chi sarai, avrai i capelli bianchi? FInalmente abiterai in quelal casetta in mezzo al verde con tanti animali? Avrai aperto la tua azienda? Credo che puntando molto in alto, sulla montagna più alta che puoi crearti, puoi riuscire a vedere cosi lontano. Potrebbe essere un controsenso, ma forse vedere cosi lontano è anch’esso un limite; quello che vedrai ti condizionerà a tal punto che avrai paura di seguire altre strade? Si credo sia un limite, anche perchè per vedere tanto lontano devi per forza stare fermo e il tuo confine seppur molto ampio rimarrebbe statico.
Questo è un modo di approcciarsi al proprio confine, ma c’è anche l’esatto opposto.
Secondo me tu non sali sulla tua montagna personale(anche se so che puoi crearla con facilità) solo perchè il confine dei 5 chilometri visuali in cui ti trovi è più divertente. E’ un limite molto piccolo, ma ad ogni passo il tuo orizzonte si sposta con te. E’ bello camminare senza sapere cosa ti aspetta da qui a pochi chilometri; è tutto un incognita, secondo me da cosi in basso si possono notare particolari che altrimenti dalla cima della montagna non si potrebbero apprezzare.
Magari c’è un gattino ad un angolo della strada che piange disperato, o magari in un negozzietto trovi il cioccolato fondente più buono del mondo o magari incontri persone che ti accompagneranno per tutta la vità che altrimenti non avresti notato.
Magari un salto in cima alla motanga lo hai anche fatto, giusto per dare un occhiata fin dove potevi spingerti, giusto un occhiata; forse addirittura volevi solo guardare il paesaggio.
La leva(ma anche “Camminare”)(ma va bene anche “I Piedi”)
Per camminare si usano i piedi, in fisica il piede è una leva; una leva di secondo genere per la precisione; una leva non è nient’altro che un sistema per equilibrare delle forze che altrimenti,in questo caso, ci farebbero cadere.
La cosa divertente è che, anche non conoscendo un semplice principio della fisica, continui a camminare; guardi avanti, magari con il naso puntato in alto verso il cielo a respirare dell’aria profumata, magari mentre cammini provi anche a mettere in fila due parole in una lingua diversa dalla tua o magari sei li a saltellare in riva all’oceano o persa in mezzo al nulla in cerca di un auto che ti possa dare un passaggio, per caso sei in un qualche mercatino a cercare qualche cosa buona da mangiare? E solo poi quando ti soffermi a pensare troppo sul perchè, che inevitabilmente cadi. Non è anche vero che per imparare a camminare hai dovuto smettere di guardarti i piedi?
L’angolo della tassata…i’m back
Da bambino non venivo mai scelto per le squadre di calcetto, ero il giocatore dispari….ma si dai fai la traversa mi dicevano
