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Profumavi di biscotti

Questa notte, per l’ennesima volta ti ho sognata.Vestiti elegantemente ci rincorrevamo ridendo sotto portici infiniti e piazze sconfinate, su stradine labirintiche; tu a pochi passi da me nel tuo vestito da sera, correvi quel tanto che bastava in più per non farti raggiungere; ogni tanto ti voltavi e potevo vedere il tuo bel sorriso dolce e le tue guance colorate di rosso nello sforzo della corsa, anche se io speravo che il rossore fosse per la mia presenza.

Io a pochi passi da te, ti seguivo con la mia corsa lenta ed impacciata. Intanto ridevamo e ridevamo. Correvi e io ti seguivo in mezzo a paesaggi sfumati dal sogno, persone, strade, case, suoni e colori, tutte cose indistinte intorno a noi. L’unica cosa definita eri tu, nei momenti in cui non riuscivo a vederti seguivo la tua risata cristallina e la tua voce.

Il sogno è andato avanti cosi per un po’ , come se avessi dormito per anni e corso per un eternità. Alla fine però ti sei fatta raggiungere, su questo non ho dubbi; per un po’ abbiamo corso e poi camminato uno a fianco all’altra, senza sfiorarci, lo sguardo rivolto in avanti. Abbiamo proseguito accontentandosi solo della presenza reciproca.

Sotto un portico ci siamo fermati, mi hai preso per un braccio e gentilmente mi hai fatto girare verso di te. La cosa che mi ricordo di quel momento e che profumavi di biscotti. Mi hai preso per mano e mi hai sussurrato qualcosa, piano piano e io ho sorriso. Non ricordo cosa tu mi abbia detto, so solo che in quel momento il sogno è diventato leggermente più vivo, più colorato, i contorni meno effimeri e i suoni più decisi.

Mi sono svegliato con la sensazione di aver perso qualcosa di importante.

Corri

Sto correndo ormai da non so nemmeno quanto, forse ore o forse minuti? Non saprei, potrebbero essere anche giorni talmente mi sento distrutto. Ma non posso cedere, lui mi segue a breve distanza dietro di me, se io accelero anche lui lo fa; se rallento anche lui rallenta. Un raggio di sole colpisce qualcosa di metallico nella sua mano, qualcosa di piccolo, con la coda dell’occhio non riesco a vedere bene ma forse è un coltello.

Devo correre, non posso farmi raggiugnere da questo squilibrato, oppure no? Potrei fermarmi e affrontare il pazzo con la lama in mano? Nella mente affiorano mille pensieri, mille scenari possibili; ma tra queste infinite scelte, fermarsi ad affrontare lo squilibrato non è contemplato.

I muscoli delle gambe urlano dal dolore, sono sul punto di esplodere.

Il cervello è annebbiato dall’adrenalina e dalla paura, mi dice solo di correre e di non fermarmi.

Nemmeno l’ambiente che mi circonda è a mio favore; oggi fa caldo e il sudore che mi finisce negli occhi non aiuta a correre e schivare le persone che mi circondano.

In quel momento mi passa per la testa un dubbio fugace, subito sostituito da pensieri primordiali di sopravvivenza: “Perchè nesuno mi aiuta?”

Il tizio alle mie spalle è sempre più vicino, sta accelerando e io sto finendo le forze; con le mie ultime energie devo trovare un posto dove ripararmi.

L’unico modo per salvarmi e avere la mente lucida. Provo a regolarizzare la corsa, sono allo stremo ma sento che posso andare avanti ancora per un po’, le gambe fanno male ma sono ancora utilizzabili. Provo a far rallentare il respiro e il cuore lo segue.

Finalmente ritrovo un po’ di lucidità e posso pensare; la parte razionale di me prende il sopravvento e mi suggerisce “Mai preso una scorciatoia?”.

Accelero la corsa, distanzio il mio inseguitore; poco più avanti, dietro il prossimo angolo c’è la mia possibilità di salvezza. Non devo far capire le mie intenzioni quindi poco prima di arrivare alal svolta provo una finta; scarto di lato  nella direzione opposta a dove devo andare, il malintenzionato abbocca al mio tranello e mi è subito addosso, mi ha quasi raggiunto, quasi mi sfiora con l’oggetto metallico nelal sua mano; sono quasi al limite delle forze, ma con un ultimo colpo di reni, mi lancio vero la direzione opposta, verso il mio obbiettivo. C’è lo fatta, giro l’angolo di corsa e mi schianto contro un muretto di cui ignoravo completamente l’esistenza.

Sono a terra dolorante; nell’aria si sente un odore metallico, forse sto sanguinando.

Il mio inseguitore gira l’angolo, cammina piano piano, anche lui è esausto; si avvicina sempre di più. Provo ad urlare ma la voce è come se fosse sparita; mi guardo attorno alla ricerca di qualcuno che possa aiutarmi, ma sono finito in un vicolo dove non passa nessuno; nemmeno il sole si fa vedere su questa stradina.

Continuo a guardarmi, magari riesco a trovare qualcosa con cui difendermi, ma non c’è nulla.

Siamo solo io, il mio assalitore e quel maledetto muretto da poco costruito, si vedono ancora le tracce del cantiere.

Accetto il mio destino se è cosi che deve finire, speriamo solo che sia veloce; non voglio soffrire.

Mi alzo in piedi, voglio affrontare il mio destino in piedi e non rannichiato in un angolo.

Tutto il corpo mi fa male, ma faccio un ultimo passo verso il pazzo; siamo uno di fronte all’altro, anche lui è provato dalla corsa ed è sul punto di crollare. Muove il braccio armato, uno scatto e avvicina la mano verso di me, all’altezza dell’addome. Io chiudo gli occhi. E’ cosi allora, morirò dissanguato a causa di una pugnalata allo stomaco? Il tempo passa ma non sento dolore, forse è cosi la morte? Non si sente dolore? Sento solo qualcosa di metallico che mi sfiora la mano destra appoggiata lungo il fianco, apro gli occhi.

Sono stupito, guardo la mano  e poi guardo il volto del mio aguzzino. Lui spaventato con voce tremante mi dice “Questo è il resto del gelato che ha preso poco fa, mi scusi se lo spaventata”

 

 

L’ultimo battito

Questa notte ho sognato di morire. Non potevo vedere il mio corpo ma sapevo che ero anziano, molto in la con gli anni.

Attorno a me tutto era sfuocato,  ormai erano anni che non vedevo bene.

L’unica cosa visibile e delineata eri tu, al mio fianco, sullo stesso letto. Anche tu pronta per l’ultimo viaggio. Viaggio che da li a poco avremmo compiuto assieme. Mano nella mano, guardandoci negli occhi.

Avevamo passato una vita assieme; nel sogno non avevo memoria di quello che era stato, ma sapevo che era stata una vita lunga e felice. E tu eri stata al mio fianco in tutti quegli anni.

Non avevo rimorsi, stavo per compiere l’ultimo passo. Forse un piccolo rimpianto era sapere che anche tu eri alla fine, che non avresti più avuto giorni.

Vicini, con le tue mani strette nelle mie.Il mio respiro era il tuo respiro.

Il mio cuore batteva assieme al tuo; lento, sempre più lento. Tra un battito e l’altro passava un eternità e in quell’eternità mi perdevo nel tuo sguardo deciso e nel tuo sorriso dolce.

Non avevi paura, mi davi forza; è la tua forza era la mia forza. Il tuo sorriso in quell’ultimo istante, spazzava via completamente la mia paura.

Ricambiavo il tuo sorriso.

I respiri si fecero più flebili; i battiti del cuore si fecero sempre più distanti l’uno dall’altro.

Tra un battito e l’altro, mano nella mano attraversammo assieme il velo che ci separa da quello che c’è dopo. Per un attimo ci fu il gelo, ma fu solo un attimo; subito dopo c’erano solo luce e tepore che ci circondavano e tu eri li con me.

Quell’ultimo battito durò in eterno.

 

 

 

Oscurità

Apro gli occhi, l’oscurità è su di me; tutto attorno. Ogni lato è oscurità e nient’altro.

Ho paura di muovermi, anche solo di allungare le braccia per vedere se questa oscurità ha una fine; e se non ci fosse una fine? Non voglio nemmeno pensarci.

Ho paura, ma devo analizzare la situazione in maniera razionale; credo di essermi svegliato da pochi secondi ed ero immerso in questo buio ma prima cosa c’era? Non saprei. Continuo aa pensare a quello che mi sta accadendo e mi rendo conto che sono seduto , almeno posso dire che c’è un sotto, oppure un sopra; l’oscurità può alterare a tal punto i sensi da annullare completamente le percezione di sotto e sopra?

Potrei provare ad alzarmi e provare a fare un passo attorno a me, ma temo che potrei perdermi in questa oscurità.

Ad un tratto un rumore di qualcosa che cade, qualcosa di viscido; sembra lontano ma potrei sbagliarmi. Il buio è talmente fitto e spesso che rende i suoni lontani e confusi, come se tra me e la fonte del suono ci fosse una parete. Spero che la fonte di quel suono abbia il mio stesso problema ad orientarsi e non si accorga di me. Il suono viscido continua anche se pare sempre lontano, ma è seguito da altri rumori; suoni di fuoriuscite di gas alternati a piccole esplosioni.

Altri suoni si alternano attorno a me, alcuni sono generati da fonti a me ignote; rumori viscidi di cose che strisciano, esplosioni di gas. Altri invece sembrano più normali, come lo scorrere improvviso di acqua e alcune parole borbottate in lontananza, ogni tanto mi pare di riconoscere qualcuna di queste parole, riesco quasi a coglierne il significato, ma subito si perde in mezzo a questa oscurità assordante.

Sono rimasto troppo tempo spaventato a pensare a cosa fare, alla fine prendo una decisione; mi alzo e faccio un passo avanti.

Qualsiasi cosa accadrà sarà perchè lo deciso io.

Mi alzo.

E in quel momento il sensore di movimento accende la luce, ora tutto mi torna in mente.

Devo smetterla di addormentarmi mentre sono in bagno.

 

 

 

Verrà la notte

…che mi porterà  via per qualche ora all’altro capo dell’universo, toccherò il sole con un dito senza bruciarmi e volerò in mezzo a mari sconosciuti e nuoterò in mezzo a nuvole di zucchero filato.

Correrò e salterò come non ho mai fatto prima, mentre urlo a squarciagola parole sconosciute in una lingua molto strana e assolutamente comprensibile.

Ballerò con te un lento in mezzo al caos di una discoteca, sbalordiremo tutti; la musica sarà nei nostri gesti lenti e nelle nostre parole sussurrate, parole tenere e dolci come una torta appena sfornata. Balleremo e gireremo come le statuine di un carillon di altri tempi. Balleremo e gireremo lenti lenti fino a perdere il senso  del tempo e della notte, abbracciati ci sorrideremo e rideremo come pazzi. Ti bacierò e perderò completamente la ragione mentre continuiamo a ballare e a girare lenti lenti.

Buono, cattivo, umano?

Mi ritrovo sempre più spesso a pensare alle interazioni umane, come ci rapportiamo agli altri, le regole implicite ed esplicite che le regolano. Azioni non fatte e parole non dette perchè al di fuori di quella che dovrebbe essere la mentalità comune. Non faccio una cosa perchè potrebbe  far del male ad un altro, non dico qualche altra cosa perchè non è consuetudine farlo o perchè non si vuole rovinare una situazione solida e sicura. Il tutto però avviene nella propria testa, si pensa e si pianifica per il proprio tornaconto personale, ma questo fa di noi persone buone o cattive? Essere considerati assolutamente buoni o assolutamente cattivi parte per prima cosa dal pensiero e dalle idee?

Ultimamente nel mio piccolo ho provato ad essere diretto nelle mie interazioni, anche se molte volte mi è stato detto che sono crudele e cinico. Però alcune cose evito ancora di esternarle, più che altro sono cose ipotetiche che porterebbero  accadere e che porterebbero ad una situazione positiva per me a discapito di altri.

E’ il normale corso della mia testa che mi porta a  pensare a quello che è il mio bene e quindi sono gli strati di regole, leggi e consuetudini ad evitare che il pensiero non venga tradotto in azione? Sarebbero comunque solo una sequenza infinita di “se” e di “ma” con alcuni “però” e una manciata di “mi piacerebbe che…” ma porterebbero comunque alla sofferenza di qualcuno. Quesato fa di me qualcuno da biasimare per le proprie idee?

Ma se queste regole non fossero altro che un sistema per evitare che gli altri vengano feriti?

Comunque ogni tanto mi viene il dubbio di essere “cattivo” per alcuni pensieri che mi corrono in testa, anche ora.

35 tutti d’un fiato

Sono arrivato alla fatidica cifra di 35 anni.

Mi sembra di averli fatti di corsa, tutti d’un fiato. Nella mia mente si affacciano molti ricordi, ben definiti anche se lontani nel tempo; ricordi normali nulla di speciale, ricordi banali di vita, ma anche ricordi speciali o dolorosi.

Ricordo come se fosse ieri ogni pedalata fatta sotto il sole caldo dell’estate, in mezzo ai campi su stradine sterrate a crogiolarsi nel caldo e nei profumi, lontano da tutto e da tutti.

Ricordo con nostalgia di un bacio rubato fuori dalla scuola; lei non si ricorda, ebbi modo di scoprirlo anni dopo. Il mio primo amore e la prima volta che mi venne spezzato il cuore. Ma per me è ancora li, come metro di paragone per tutti i baci venuti dopo.

Ricordo tutte le ferite fisiche che mi sono causato, fratture, tagli, scottature; ognuna è incisa anche nei miei ricordi.

Ricordo con dolore di tutti gli amici persi e con gioia quelli trovati; i primi sono in maggior numero rispetto a i secondi ma non è il numero a fare la qualità.

Ricordo con un misto di paura e gioia gli anni di scuola, mi piaceva studiare ma il mio livello di attenzione non era molto alto; un giorno mi piacerebbe rivedere alcuni professori e chiedergli scusa per essere stato uno studente mediocre.

Ricordo di tutti i giorni passati da solo a pregare che qualcuno si ricordasse di me, “Andrea, andiamo a farci un giro?”; avrei forse potuto essere meno scrobutico e un po’ meno timido, però ancora ora mi chiedo come mai molte persone mi avessero escluso, avrei fatto di tutto per far parte dei loro “gruppetti”.

Ricordo che è stato in quegli anni che ho costruito il mio muro personale, dietro il quale mi proteggevo da tutto e da tutti; ed è rimasto li fino ai 22 anni circa.

Ricordo tutte le persone che mi hanno insegnato qualcosa, che poi abbia messo in pratica i loro insegnamenti è un altro discorso. Ho imparato comunque tanto da loro.

Ricordo in maniera indelebile le persone che mi hanno cambiato la vita in meglio, sono stati il fulcro di svolta nella mia vita. Le posso contare letteralmente sulle dita di una mano. Mi hanno cambiato e ancora mi cambiano. In questo gruppo ci sono sia persone che mi hanno fatto del bene, ma anche persone che mi hanno fatto infinitamente male. Mi hanno spronato ad andare avanti e hanno incrinato il muro che mi ero costruito. Ora mi aggiro oltre il muro piano piano, per vivere tutto quello che stupidamente mi ero lasciato indietro per paura di soffrire. Da qui in poi per alcuni versi è tutto una discesa

Ricordo tutte le persone che ho conosciuto nelle situazioni più disparate, se seguo senza timore le mie passioni il resto viene da se.

Ricordo ancora di grandi perdite e di come ho maledetto tutto e tutti.

Ricordo anche tante altre cose, forse troppe, alcune vorrei averle dimenticate, altre sicuramente le ho dimenticate, altre invece dovrei ricordarmele.

Mi creerò altri ricordi da solo, alcuni sicuramente in compagnia. Spero solo di avere altrettanti anni da percorrere, chiunque si voglia aggregare al percorso che sto per accingermi a seguire è ben accetto.

determinazione /de·ter·mi·na·zió·ne/

Ti ho vista prendere e cambiare la tua vita, cambiare le tue carte in tavola assieme al tavolo stesso e alla casa in cui tieni il tavolo; tanto per te la casa è dove il tuo cuore è in pace, che sia una fiera, un ostello in mezzo ad una città incasinata o dispersa nel nulla in mezzo all’europa.

Ti ho vista di fronte a questi “cambi di carte”, alcune volte ti ho visto vacillare, quasi cadere; eri li sul punto forse di mollare? Sicuramente qualche lacrima l’avrai versata. In questi casi hai utilizzato una delle tue migliori caratteristiche: la determinazione.

Il dizionario mi dice che la parola determinazione è un sostantivo femminile e che uno  dei suoi significati è: “Definitiva presa di posizione della volontà, decisione”

Sei una persona che agisce d’istinto, che si lascia trasportare molto dalle proprie emozioni;  ma hai la determinazione che ti definisce. Se dovessi disegnarti lo farei con una serie di matite colorate, dei pastelli a cera, alcuni gessetti, un po’ di brillantini, qualche pezzetto di carta colorata e la determinazione non sarebbe altro che la linea un po’ più scura attorno alla tu sagoma, che ricalca i tuoi contorni. Ecco, cosi è come ti vedo.

Puoi essere in mezzo al caos più pazzesco, ma il tuo disegno è li colorato e visibile,ben definito. Determinato a non farsi travolgere dagli eventi.

Nelle persone che mi cirocondano è una delle caratteristiche che apprezzo di più e ti invidio per questa tua caratteristica.