Io faccio cubi, cioè insomma, per vivere costruisco cubi; è nata come una passione e ora questa passione è diventata un lavoro.
In geometria il cubo, o esaedro regolare, è uno dei cinque solidi platonici: presenta sei facce quadrate, otto vertici e dodici spigoli. Per me è tutto il mio mondo.
C’è anche chi fa parallelepipedi, piramidi o coni, ma io sono specializzato in cubi. L’azienda per cui lavoro è all’avanguardia nella creazione dei cubi.
Fare un cubo partendo da zero non è molto difficile: si devono, per prima cosa, decidere quali sono i parametri primari e quali i secondari. Le dimensioni e il materiale possono considerarsi primari, mentre colore, lucentezza, opacità, smussatura degli angoli possono considerarsi parametri secondari.
Nella speranza che il controllore di cubi non decida di cambiare parametri, anche l’approccio al lavoro non è difficilissimo.
L’ideale sarebbe partire dai parametri primari, ma a me piace, molte volte, partire dai secondari: scegliere la smussatura degli angoli, assaporare le varie sfumature di colore. Però, oltre a essere secondari, molte volte sono inutili.
Per prima cosa si prende un pezzo del materiale scelto e si inizia a scalpellare e martellare per arrivare a un prodotto quasi finito, detto anche proto-cubo. Da qui in poi si procede di fino: una limatina, un po’ di carta vetro, e si raggiungono quelle che dovrebbero essere le dimensioni richieste. Non sempre — praticamente mai — si riesce ad arrivare alle dimensioni esatte.
Nell’ipotetico caso in cui, dato un materiale con le relative dimensioni, si riesca ad arrivare a un buon risultato finale, lo si sottopone al controllore di cubi, che a sua volta lo sottopone al committente. Nel caso in cui il committente accetti il prodotto, si può passare ai parametri secondari; purtroppo la sequenza appena descritta non si verifica mai.
Il cubo è sempre troppo grosso o troppo piccolo o del materiale sbagliato. Il materiale, anche se esatto, è sempre troppo: il legno è sempre troppo legno, la plastica è sempre troppo plastica.
Le dimensioni poi, anche se controllate al micron, sembrano non piacere mai: troppo poco euclidee o non euclidee.
«E poi perché tutti questi lati uguali? Siamo nel ventunesimo secolo, dovremmo distaccarci dall’idea di avere un cubo con tutti i lati uguali: perché non fare un cubo con facce a tre lati? E poi magari io volevo un cono e non un cubo, sapete, la nostra azienda deve essere all’avanguardia sulla questione cubi».
Detto questo, passo a seguire le ultime istruzioni date dal committente al controllore di cubi, che in questo caso si adatta anche a diventare un controllore di coni; a sua volta, il controllore di cubi/coni si appresta a fornirmi le istruzioni per fare una piramide a base quadrata.
Quando il controllore di cubi si accorgerà di aver ricevuto istruzioni per trasformare un cubo in un cono e di avermi dato istruzioni per trasformarlo in una piramide a base quadrata, imparerà una lezione molto importante: anche una piramide, con la giusta luce e la giusta angolazione di visualizzazione, può sembrare un cono.
(Vabbè, per questo lavoro aggiungerò molte voci al mio CV: esperto di coni, esperto di piramidi e, ovviamente, esperto di cubi.)