Un ricordo dal lontanto 1997

Riguardando le mie poesie scritte quando ero adolescente o poco più, ho ritrovato conservato con cura un foglio fotocopiato da una mia professoressa di lettere di seconda superiore. Alcune righe sono sottolineate, mentre al fondo ci sono alcune parole e la sua firma fatte a mano. Una copia del foglio era stata consegnata ad ogni studente della mia classe alla fine del biennio dell’itis che frequentavo.

Tra tutte le parole di angoscie e depressione della mia adolescenza ho trovato parole di speranza ,voglio credere anche di vero affetto, di una professoressa verso i suoi studenti. Il foglio è la fotocopia  mal riuscita di un testo preso da un libro di poesie. L’importante per lei non era la “copertina” ma il contenuto.

Al fondo, a chiudere la poesia, una riga scritta a mano nella sua calligrafia precisa e pulita.

Era l’anno scolastico 1996/97 ma quel foglio è ancora con me dopo tutti questi anni, mi ha accompagnato tranqullo e silensioso  durante tutta la mia vita; come per molte altre volte, anche oggi sono andato a cercarlo all’intero di una cartellina in cui lo custodisco gelosamente; mi da conforto leggere quelle poche parole, mi strappano un sorriso e una lacrima. Mi ricordano che c’è stato un tempo in cui io non credevo in me, ma che qualcuno credeva in me, che credeva nel mio futuro.

La poesia è di Danilo Dolci.

    C’è chi insegna
    guidando gli altri come cavalli
    passo per passo:
    forse c’è chi si sente soddisfatto
    così guidato.
    C’è chi insegna lodando
    quanto trova di buono e divertendo:
    c’è pure chi si sente soddisfatto
    essendo incoraggiato.
    C’è pure chi educa, senza nascondere
    l’assurdo ch’è nel mondo, aperto ad ogni
    sviluppo ma cercando
    d’essere franco all’altro come a sé,
    sognando gli altri come ora non sono:
    ciascuno cresce solo se sognato.

 

per me la poesia non finisce qui ma si chiude con le parole di cui parlavo poco fa
Auguri per il tuo futuro, con affetto L.C.