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Questionario sulla fine del mondo.

“Domani finisce il mondo.”

Questo è l’annuncio trasmesso ieri dall’ onnipresente tv. Diretta globale.

Capi politici e religiosi tutti riuniti per annunciare al mondo la notizia,il mondo sarebbe finito allo scadere delle 24 ore. Ma la notizia non fu data in maniera cupa e remissiva, anzi tutt’altro; la notizia fu solo l’apice della serata, per le precedenti ore furono trasmessi quiz a premi, balli di gruppo, canzoni strappalacrime, comici e clown di vario genere. Fu solo alla fine di queste quattro ore, quando tutti erano ebbri di tv che fu comunicato l’evento nefasto. Fu come fermare un luna park di colpo; luci e colori a profusione furono sostituiti da uno schermo nero, seguito istantaneamente da una platea di ministri e preti, tutti rigorosamente in alta uniforme.

Al centro di questi, il capo comico. Poco prima era in mezzo al casino a ridere e a condurre il carrozzone dello show, ma in quel momento cruciale? Ovviamente continuava a ridere e a fare lo scemo davanti a tutti e tra questi frizzi e lazzi calò metaforicamente, forse anche letteralmente, la bomba.

“Fra 24 ore il mondo finirà.” Questa frase fu pronunciata esattamente a 24 ore dalla fine.

Lasciò un attimo in sospeso la frase per far si che la notizia prendesse forma nelle menti del pubblico, dopodichè continuò spalleggiato da un losco figuro che fino ad un attimo prima era rimaso nascosto nell’ombra dietro di lui..

“Ma non sarà la fine” disse l’emerito esponente della scienza religiosa applicata (l’omino nascosto alle spalle dello show-man).

“Non sarà la fine-fine, ma la fine un po’ meno fine.”

L’emerito esponente della scienza religiosa applicata continuò dicendo che ci sarebbero stati dei problemi, questo è certo; forse qualcuno sarebbe stato lasciato indietro. Ma dopo la fine ci sarebbe stato qualcosa:”ma che che per ora non vi è dato sapere”.

Con queste poche parole si concluse il summit su scala globale; quello che successe a telecamere spente non fu di dominio pubblico. Un mega party scandito al ritmo di musica techno-rock con tanto di droga e puttane, supposi io. Quello che ai comuni mortali fu dato di sapere, anzi leggere, fu il messaggio scritto sullo schermo alla fine delle trasmissioni.

Un unica frase a caratteri bianchi su sfondo blu, trasmessa per le restanti ore, fino alla fine; in sottofondo una rilassante musica di carrillon.

“In vista della fine del mondo, vi verrà recapitato a casa un questionario da compilare personalmente e obbligatoriamente”

La notizia non ebbe nessun tipo di effetto se non quello di lasciare alcuni sporadici individui a chiedersi che cavolo fosse un questionario sulla fine del mondo. Io per esempio fu la prima cosa che mi chiesi e che  chiesi ai militari che di li a poco avrebbero consegnato il plico contenente il questionario.

Il “di li a poco” furono esattamente 7 ore e 32 minuti, quando io e ne tantomeno le altre 10 miliardi di persone pensavamo che la notizia ricevuta fosse vera; sentimmo bussare alla porta, o suonare al campanello di casa, o urlare fuori della finestra, o un clacson in fondo al vialetto di casa; non importa il modo, fu solo che il tutto avvenne in contemporanea, con precisione millimetrica e chirurgica. Un unico suono si propagò e rimbalzò per tutto il globo. Un suono cupo e profondo a tratti, squillante per altri versi. Non avrei mai pensato che le trombe dell’apocalisse sarebbero state suonate attraverso campanelli di casa o dita battute su assi di legno.

Vennero premuti pulsanti, battute porte e fatto vibrare corde vocali, giorno o notte che fosse, caldo o freddo , a qualsiasi altitudine, 10 miliardi di persone volsero i loro sguardi verso la porta e le loro spine dorsali furono percorse da un lieve fremito e le poche cellule cerebrali che ancora sopravvivevano alle radiazioni degli apparecchi televisivi, diedero alla luce il pensiero “E se fosse tutto vero?”

Miliardi di orecchie sentirono le trombe dell’apocalisse, milardi di occhi si girarono vero la porta di casa; miliardi di persone si alzarono tremanti, contemporaneamente andarono verso la porta e aprirono. Di fronte a loro, ad attenderli, dei militari belli e sorridenti.In mano un plico giallo con una scritta sopra “Questionario personale” seguito dal nome della famiglia. Miliardi di mani si sollevarono e lentamente andarono verso il plico che gli veniva consegnato , miliardi di bocche dissero “grazie” anche se le bocche sorridenti dei militari non si mossero e non risposero, fisse nel loro ghigno animalesco.Miliardi di persone videro e altrettanti miliardi  udirono tutto. In pochi purtroppo seppero riconoscere quello che ormai era uno stato emotivo perduto nei secoli. Uno strano odore metallico, chimico, simile al sangue che in quel momento pompava violentemente in miliardi di vene e arterie. In pochi riconobbero l’odore della paura.

“Non era uno scherzo”

Fu il caos.

Io rimasi chiuso in casa per le restanti ore, molti altri andarono nelle video-chiese a pregare i loro santi tv preferiti. Quasi tutti uscirono di casa urlando in preda al panico. Come se nel questionario non ci fosse abbastanza, i punti fondamentali erano tre:

1.Rispondere alle domande

2.Aspettare gli incaricati per la ri-consegna dei questionari compilati

3.Stare calmi

In miliardi non lessero nemmeno il primo punto ne tantomeno provarono a leggere il questionario; uscirono di casa nello stesso momento in cui ricevettero il plico; uscirono di corsa calpestando i militari alle loro porte. Questo fu solo il primo atto violento di quello che successe nelle restanti ore. Fu versato sangue, ovvio. Giustamente ci furono atti di violenza inaudita e folle. In quelle poche ore morire era la migliore delle ipotesi. Vorrei non aver visto cosa può fare una persona in preda alla paura e alla follia più nera. Le forze dell’ordine erano assenti, o meglio erano presenti ma schierate con attrezzatura anti-sommosa attorno alle mega corporazioni video-religiose (Forniamo indulgenze negli spot pubblicitari, quel maledetto motivetto pubblicitario mi gira ancora in testa)

Io rimasi in casa  ad attendere e a piangere; intorno a me oltre quelle sottili pareti, la morte.

Tra un singhiozzo e l’altro pensavo a cosa avrei potuto essere e a cosa avrei potuto fare,viaggiare di più, avere più amici, aver avuto una vita più attiva; un  rimpianto su tutti era quello di non aver avuto una famiglia mia, una moglie e dei figli. Anche se con il senno di poi ringrazio il cielo di non aver avuto dei figli in un caos del genere.

Per pura curiosità, tra un singhiozzo e un rimpianto, cominciai a leggere il questionario, le domande erano senza un senso logico, in alcuni casi lettere buttate a caso; impaginate e ben formattate, ma pur sempre lettere e parole a caso. Giusto l’ultima domanda sembrava avere un qualche tipo di senso anche se non seppi quale. Era una domanda di tipo aperto, una di quelle che sotto hanno un quadrato per definire la lunghezza della rispsota. La domanda recitava “Cosa vorresti per il dopo?”

Mille pensieri mi girarono per la testa, primo tra tutti e che tutto fosse una presa in giro.

Il caos per le strade era stato causato da un foglio di parole e lettere a caso. Uno scherzo all’umanità? Sapevano che sarebbe finito il mondo perchè sapevano che il loro questionario sarebbe stata la fatidica goccia che fra traboccare il vaso? Televisione e religione fino a che punto sapevano che nessuno avrebbe letto le domande?

“E’ tutto uno scherzo?” fu l’ultima frase che mi balenò in mente prima di perdere i sensi accasciato al suolo. Mi risvegliai pochi minuti prima dello scoccare delle 24 ore; occhi umidi, avevo pianto nel sonno.

A fatica mi rimisi seduto, presi il questionario. Gli occhi volarono verso l’unica domanda sensata. Presi la penna e iniziai a scrivere, “Io vorrei…

Un boato e una luce abbagliante alla finestra e poi non fu più nulla.

Corri

Sto correndo ormai da non so nemmeno quanto, forse ore o forse minuti? Non saprei, potrebbero essere anche giorni talmente mi sento distrutto. Ma non posso cedere, lui mi segue a breve distanza dietro di me, se io accelero anche lui lo fa; se rallento anche lui rallenta. Un raggio di sole colpisce qualcosa di metallico nella sua mano, qualcosa di piccolo, con la coda dell’occhio non riesco a vedere bene ma forse è un coltello.

Devo correre, non posso farmi raggiugnere da questo squilibrato, oppure no? Potrei fermarmi e affrontare il pazzo con la lama in mano? Nella mente affiorano mille pensieri, mille scenari possibili; ma tra queste infinite scelte, fermarsi ad affrontare lo squilibrato non è contemplato.

I muscoli delle gambe urlano dal dolore, sono sul punto di esplodere.

Il cervello è annebbiato dall’adrenalina e dalla paura, mi dice solo di correre e di non fermarmi.

Nemmeno l’ambiente che mi circonda è a mio favore; oggi fa caldo e il sudore che mi finisce negli occhi non aiuta a correre e schivare le persone che mi circondano.

In quel momento mi passa per la testa un dubbio fugace, subito sostituito da pensieri primordiali di sopravvivenza: “Perchè nesuno mi aiuta?”

Il tizio alle mie spalle è sempre più vicino, sta accelerando e io sto finendo le forze; con le mie ultime energie devo trovare un posto dove ripararmi.

L’unico modo per salvarmi e avere la mente lucida. Provo a regolarizzare la corsa, sono allo stremo ma sento che posso andare avanti ancora per un po’, le gambe fanno male ma sono ancora utilizzabili. Provo a far rallentare il respiro e il cuore lo segue.

Finalmente ritrovo un po’ di lucidità e posso pensare; la parte razionale di me prende il sopravvento e mi suggerisce “Mai preso una scorciatoia?”.

Accelero la corsa, distanzio il mio inseguitore; poco più avanti, dietro il prossimo angolo c’è la mia possibilità di salvezza. Non devo far capire le mie intenzioni quindi poco prima di arrivare alal svolta provo una finta; scarto di lato  nella direzione opposta a dove devo andare, il malintenzionato abbocca al mio tranello e mi è subito addosso, mi ha quasi raggiunto, quasi mi sfiora con l’oggetto metallico nelal sua mano; sono quasi al limite delle forze, ma con un ultimo colpo di reni, mi lancio vero la direzione opposta, verso il mio obbiettivo. C’è lo fatta, giro l’angolo di corsa e mi schianto contro un muretto di cui ignoravo completamente l’esistenza.

Sono a terra dolorante; nell’aria si sente un odore metallico, forse sto sanguinando.

Il mio inseguitore gira l’angolo, cammina piano piano, anche lui è esausto; si avvicina sempre di più. Provo ad urlare ma la voce è come se fosse sparita; mi guardo attorno alla ricerca di qualcuno che possa aiutarmi, ma sono finito in un vicolo dove non passa nessuno; nemmeno il sole si fa vedere su questa stradina.

Continuo a guardarmi, magari riesco a trovare qualcosa con cui difendermi, ma non c’è nulla.

Siamo solo io, il mio assalitore e quel maledetto muretto da poco costruito, si vedono ancora le tracce del cantiere.

Accetto il mio destino se è cosi che deve finire, speriamo solo che sia veloce; non voglio soffrire.

Mi alzo in piedi, voglio affrontare il mio destino in piedi e non rannichiato in un angolo.

Tutto il corpo mi fa male, ma faccio un ultimo passo verso il pazzo; siamo uno di fronte all’altro, anche lui è provato dalla corsa ed è sul punto di crollare. Muove il braccio armato, uno scatto e avvicina la mano verso di me, all’altezza dell’addome. Io chiudo gli occhi. E’ cosi allora, morirò dissanguato a causa di una pugnalata allo stomaco? Il tempo passa ma non sento dolore, forse è cosi la morte? Non si sente dolore? Sento solo qualcosa di metallico che mi sfiora la mano destra appoggiata lungo il fianco, apro gli occhi.

Sono stupito, guardo la mano  e poi guardo il volto del mio aguzzino. Lui spaventato con voce tremante mi dice “Questo è il resto del gelato che ha preso poco fa, mi scusi se lo spaventata”