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L’omino di carta

Oggi ero in ufficio che frugavo sugli scaffali dove sono presenti i manuali tecnici. Libri molto vecchi, dalla carta ingiallita e con quell’inconfondibile odore che a me personalmente piace molto. Libri che hanno vissuto gia da un po’ e che non sono mai stati sostituiti dalle loro controparti moderne, oppure questi ultimi ci sono e sono solamente nella più avanzata forma digitale, a riposare dentro i pc.

Magari questi libri vecchi non vengono tolti perchè chi li gestisce è appassionato di libri vecchi?

Passavo il tempo a frugare fra queste vecchie glorie; “hello world, le fondamenta del C”, “Fondamenti Java”, “Cambiare il mondo con l’xml”, “un per 3, sql server per te”,” conquistare una ragazza de-allocando memoria in assembler”,”blue screen of the death alla fermata della ram”; manuali che hanno fatto la storia dell’informatica e che sono stati per alcuni anni fidati compangi nelle notti insonni dei programmatori di tutto il mondo.

Come accennato poco fa, ero li intento a sfogliare questi libri; mentre giravo le pagine del manuale di java è caduto giu un omino piccolo piccolo in la con gli anni, capelli radi e bianchi, occhiali spessi. Un piccolo omino fatto di carta.

Se ne stava li nascosto tra le pagine, come un segnalibro dimenticato ormai da tempo, a segnare la pagina a cui il lettore si era fermato.

Il suo cadere dalle pagine non fu pesante e scomposto, l’esatto opposto: lento e delicato. Quasi ipnotico, piano piano, è planato giu; dondolando nell’aria da una parte e poi dall’altra per poi ricominciare dal lato da cui era partito.

Il suo toccare terra fu altrettanto delicato, solo un leggero fruscio e nulla più.

L’omino di carta è rimasto li per un attimo, scombussolato dall’apertura improvvisa del libro e dalla perdita del suo mondo di carta.

Forse era spaventato?

Lo seguivo per raccoglierlo, ma un vento innaturale era come se giocasse con lui, lo portava lontano da me; ma non tanto lontano, giusto un passo; quel tanto che bastava per evitare di permettermi di sollevarlo da terra e riporlo nel libro.

Ad ogni passo però era sempre più vicino alla porta aperta e al vuoto che c’era oltre; la città sconfinata e caotica.

Fu cosi che l’ultimo passo portò l’omino di carta fuori , oltre la porta, oltre la ringhiera del balcone.

Nel vuoto.

Ero allo stesso tempo spaventato e affascinato, l’omino dondolava nell’aria; prima da una parte e poi dall’altra , per poi tornare dal lato da cui aveva cominciato, ma invece di cadere saliva lentamente verso l’alto.

All’altezza del mio viso si fermò e inizio a cambiare; in un attimo non era più un omino di carta ma una piccola gru di carta, subito dopo un aeroplanino, subito dopo un piccolo fiore. Davanti ai miei occhi si trasformò in altre innumerevoli forme.

Alla fine le trasformazioni cessarono e tornò ad essere un omino di carta; anche se non capivo come fosse possibile il suo piccolo viso di carta cambiò.

Sorrideva.

In un lampo di pieghe l’omino non fu più lui e una piccola gru di carta cominciò a solleversi e a volare sempre più lontano.