Pizza anche a mezzogiorno e anche a colazione, e perchè non anche a merenda?

Tanti anni fa conobbi la pizza e fu amore a prima vista. Avevo pochi anni, ma seppi fin da allora che quello strano cibo rotondo mi avrebbe accompagnato per tutta la vita o finchè non fossi esploso mangiandone troppo.

La pizza era l’evento che sottolineava  un momento particolare o per rendere particolare il momento stesso.

Aspettavo con ansia quei momenti, pregustandomi l’attimo in cui avrei aperto la scatola contenitore e avrei annusato il vapore caldo e profumato di mozzarella,basilico e salsa; il caldo vaporoso mi avvolgeva il viso e io ci perdevo qualche attimo per cominciare a mangiare. Ero estasiato, come si poteva in cosi pochi ingredienti creare qualcosa di cosi buono? Tutti quei sapori e profumi ben distinti ma che si avvolgevano tra di loro e ti trascinavano in un vortice di perdizione sensoriale. In parole povere, ne ero estasiato. In quel periodo della vita rappresentava quello che c’era di buono da mangiare.

A quei tempi le pizzerie almeno dalle mie parti erano aperte solo  rigorosamente di sera ed esistevano solo le classiche varianti; eri additato come eretico se parlavi di pizze strane o, peggio ancora, se chiedevi una pizza strana; in quest’ultimo caso il cameriere era autorizzato a farti uscire dal retro del locale.

Ho venerato mio fratello per un po’ di mesi dopo che mi disse che aveva mangiato una pizza bismark in gita scolastica.

Cosi era per me ma credo anche per molti altri che conoscevo, la pizza era un rito, un cibo speciale che legava i commensali  in modo indissolubile e appacificava gli animi, la mozzarella fumante avrebbe sciolto il cuore di chiunque.

Ora purtroppo credo che si sia persa la pizza come rito e sia diventata un cibo da tutti i giorni. I cartelli “Pizza anche a mezzogiorno” hanno cominciato ad apparire piano piano timidamente in qualche pizzeria fino a diventare una conseutudine, rendendo futile la domanda “Ma qui si mangia la pizza anche a mezzogiorno” .

“Ovvio che si mangia anche a mezzogiorno, che domande sono?”

Anche le varianti sono cambiate, ne ho assaggiate di tutti i colori e sapori;da quelle dolci a quelle salate; dai gusti piccanti a quelli delicati; bruciate e poco cotte ;al tegamino  o normali o addirittura arrotolata su se stessa a formare piccoli vermicielli di pasta; fatte anche di pasta madre; alcune anche con la nutella su base salata.

Diciamo che devo correggermi.

Ho perso il rito della pizza tipico della mia infanzia ma l’ho riscoperto come punto di accomunamento uguale ma diverso, con la mia famiglia e non solo; condividere qualcosa che mi piace assieme ad altri e non solo crogiolarmi nel buon cibo.

C’è chi si è “sbattuto” a fare per me  la pizza,alcuni anche con la pasta madre; c’è chi ha assaggiato la mia pizza e ne è rimasto colpito; c’è chi ha mangiato una semplice pizza con me una sera come un altra rendendomi la persona più felice del mondo; c’è anche chi a scelto me come commensale per mangiare l’unica pizza che poteva mangiare durante tutto il mese.

Non è cambiato il rito, ne  è cambiata la forma; dopotutto se gli ingredienti sono quelli anche cambiando la forma , la pizza non è sempre pizza?