Panini mezzi masticati? No grazie(ma anche “Come ti allieto il sabato mattina”)

La storia che sto per narrarvi si è svolta molti anni fa, ormai si è quasi persa nelle pieghe del tempo. Narra di gesta eroiche, di eroi pronti a mettersi in mostra, di panini mezzi mangiati, di una lezione scolastica poco interessante e di un bustone formato famiglia di pop corn.

Questa storia è talmente indietro negli anni che potrei esserne il protagonista come potrei esserne solamente il narratore; potrei essermela inventata completamente o forse no? Non avete modo di saperlo, dovete fidarvi del vostro umile narratore.

Non è cosi che nascono le leggende metropolitane?

Ma non indugio oltre, lascio spazio alla storia che fu.

Era un sabato di scuola, la lezione di matematica era più noiosa del solito cosi decisi di convincere la professoressa a farmi fare un giro fuori dall’aula per tutto il resto della mattinata. Diciamo solo che per convincerla ho dovuto darle modo di cacciarmi.

Ebbene, finalmente dopo circa 40 minuti di lezione da quando ero entrato in classe, ero fuori, libero, leggiadro e saltellante per i corridoi della scuola: e ora? Mi ci voleva qualcosa che stimolasse la mia creatività, che mi divertisse. Ok avevo un idea,mi servivano solamente qualche eroe disposto a mettersi in mostra, un panino(che gia avevo anche se mezzo masticato in fondo alla tasca delal giacca) e sopratutto essere fuori dalal scuola.

Fu cosi che in un tripudio di acorbazie, gesti nobili, salvataggi al limite dell’umano, enigmi risolti, gesti atletici incredibili…io e altri 6 amici riuscimmo ad uscire dalla scuola per attuare il mio diabolico piano. Punto fondamentale di tutta l’operazione fu quello di distrarre il bidello a guardia della porta di entrata della scuola, con il panino mezzo masticato recuperato dal fondo della tasca. Aggiungo che non fu mia intenzione farlo chiudere in bagno, per la quasi totalità delle 24 ore successive a causa di una leggerissima dissenteria; il panino era nella mia tasca da nemmeno 2 settimane e credevo in tutta onestà che fosse ancora buono. Poi non è nemmeno colpa mia se lo ha “bevuto”; si avete capito bene, lo ha letteralmente bevuto altrimenti non mi spiegherei uan velocità simile, un battito di ciglia e il panino era bello che andato.

Gli storici che si occuperanno di redigere la cronaca di questi avvenimenti condanneranno gli eventi che accaddero? Questo non potevo saperlo, sapevo solo che sarei entrato nella leggenda per i secoli dei secoli.

Eravamo fuori, aria pulita (o quasi) , cielo azzurro, sole caldo, un po’ di arietta…che bella la primavera. Ma sopratutto di fronte a noi avevamo l’obbiettivo delle imprese compiute durante la mattinata. La macchina del professore.Una piccola macchinina di quelel vecchie, tenute in piedi dal nastro isolante e con a malapena il posto per il guidatore. Tenete a mente questo ultimio particolare, la macchina era piccola e “leggera”.

Avremo messo in atto uno scherzo; anzi no, non uno scherzo, ma LO scherzo definitivo, il non plus ultra degli scherzi; oltre a questo non c’è stato e non ci sarà nulla.

Fu cosi che con muscoli contratti al massimo, imprecazioni, incoraggiamenti, sforzi sovraumani, sudore…riuscimmo a spostare la macchina del professore. “Dove?” Mi chiederete voi; io ovviamente vi risponderei “In mezzo a quella strada ad un unica corsia”; mentre vi rispondo non fate caso a me e ai miei amici che ci allontaniamo con passo veloce e deciso.

Ora lasciamo i nostri eroi a sgranocchiare pop corn, lasciamoli riposare in un posto appartato quel tanto che basta per non essere visti, ma al tempo stesso godersi lo spettacolo del professore che tentava di giustificare la coda dietro la sua auto alle forze dell’ordine di passaggio.

Lasciamoli nella dissolvenza fumosa del tempo che fu, lasciamoli entrare nella leggenda;lasciamoli tornare a riposare in fondo alla memoria, lasciamoli li in un ultimo bagliore di giovinezza e spensieratezza. Lasciamoli li a rimanere giovani, spensierati come non lo saranno mai più.

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