Questionario sulla fine del mondo.

“Domani finisce il mondo.”

Questo è l’annuncio trasmesso ieri dall’ onnipresente tv. Diretta globale.

Capi politici e religiosi tutti riuniti per annunciare al mondo la notizia,il mondo sarebbe finito allo scadere delle 24 ore. Ma la notizia non fu data in maniera cupa e remissiva, anzi tutt’altro; la notizia fu solo l’apice della serata, per le precedenti ore furono trasmessi quiz a premi, balli di gruppo, canzoni strappalacrime, comici e clown di vario genere. Fu solo alla fine di queste quattro ore, quando tutti erano ebbri di tv che fu comunicato l’evento nefasto. Fu come fermare un luna park di colpo; luci e colori a profusione furono sostituiti da uno schermo nero, seguito istantaneamente da una platea di ministri e preti, tutti rigorosamente in alta uniforme.

Al centro di questi, il capo comico. Poco prima era in mezzo al casino a ridere e a condurre il carrozzone dello show, ma in quel momento cruciale? Ovviamente continuava a ridere e a fare lo scemo davanti a tutti e tra questi frizzi e lazzi calò metaforicamente, forse anche letteralmente, la bomba.

“Fra 24 ore il mondo finirà.” Questa frase fu pronunciata esattamente a 24 ore dalla fine.

Lasciò un attimo in sospeso la frase per far si che la notizia prendesse forma nelle menti del pubblico, dopodichè continuò spalleggiato da un losco figuro che fino ad un attimo prima era rimaso nascosto nell’ombra dietro di lui..

“Ma non sarà la fine” disse l’emerito esponente della scienza religiosa applicata (l’omino nascosto alle spalle dello show-man).

“Non sarà la fine-fine, ma la fine un po’ meno fine.”

L’emerito esponente della scienza religiosa applicata continuò dicendo che ci sarebbero stati dei problemi, questo è certo; forse qualcuno sarebbe stato lasciato indietro. Ma dopo la fine ci sarebbe stato qualcosa:”ma che che per ora non vi è dato sapere”.

Con queste poche parole si concluse il summit su scala globale; quello che successe a telecamere spente non fu di dominio pubblico. Un mega party scandito al ritmo di musica techno-rock con tanto di droga e puttane, supposi io. Quello che ai comuni mortali fu dato di sapere, anzi leggere, fu il messaggio scritto sullo schermo alla fine delle trasmissioni.

Un unica frase a caratteri bianchi su sfondo blu, trasmessa per le restanti ore, fino alla fine; in sottofondo una rilassante musica di carrillon.

“In vista della fine del mondo, vi verrà recapitato a casa un questionario da compilare personalmente e obbligatoriamente”

La notizia non ebbe nessun tipo di effetto se non quello di lasciare alcuni sporadici individui a chiedersi che cavolo fosse un questionario sulla fine del mondo. Io per esempio fu la prima cosa che mi chiesi e che  chiesi ai militari che di li a poco avrebbero consegnato il plico contenente il questionario.

Il “di li a poco” furono esattamente 7 ore e 32 minuti, quando io e ne tantomeno le altre 10 miliardi di persone pensavamo che la notizia ricevuta fosse vera; sentimmo bussare alla porta, o suonare al campanello di casa, o urlare fuori della finestra, o un clacson in fondo al vialetto di casa; non importa il modo, fu solo che il tutto avvenne in contemporanea, con precisione millimetrica e chirurgica. Un unico suono si propagò e rimbalzò per tutto il globo. Un suono cupo e profondo a tratti, squillante per altri versi. Non avrei mai pensato che le trombe dell’apocalisse sarebbero state suonate attraverso campanelli di casa o dita battute su assi di legno.

Vennero premuti pulsanti, battute porte e fatto vibrare corde vocali, giorno o notte che fosse, caldo o freddo , a qualsiasi altitudine, 10 miliardi di persone volsero i loro sguardi verso la porta e le loro spine dorsali furono percorse da un lieve fremito e le poche cellule cerebrali che ancora sopravvivevano alle radiazioni degli apparecchi televisivi, diedero alla luce il pensiero “E se fosse tutto vero?”

Miliardi di orecchie sentirono le trombe dell’apocalisse, milardi di occhi si girarono vero la porta di casa; miliardi di persone si alzarono tremanti, contemporaneamente andarono verso la porta e aprirono. Di fronte a loro, ad attenderli, dei militari belli e sorridenti.In mano un plico giallo con una scritta sopra “Questionario personale” seguito dal nome della famiglia. Miliardi di mani si sollevarono e lentamente andarono verso il plico che gli veniva consegnato , miliardi di bocche dissero “grazie” anche se le bocche sorridenti dei militari non si mossero e non risposero, fisse nel loro ghigno animalesco.Miliardi di persone videro e altrettanti miliardi  udirono tutto. In pochi purtroppo seppero riconoscere quello che ormai era uno stato emotivo perduto nei secoli. Uno strano odore metallico, chimico, simile al sangue che in quel momento pompava violentemente in miliardi di vene e arterie. In pochi riconobbero l’odore della paura.

“Non era uno scherzo”

Fu il caos.

Io rimasi chiuso in casa per le restanti ore, molti altri andarono nelle video-chiese a pregare i loro santi tv preferiti. Quasi tutti uscirono di casa urlando in preda al panico. Come se nel questionario non ci fosse abbastanza, i punti fondamentali erano tre:

1.Rispondere alle domande

2.Aspettare gli incaricati per la ri-consegna dei questionari compilati

3.Stare calmi

In miliardi non lessero nemmeno il primo punto ne tantomeno provarono a leggere il questionario; uscirono di casa nello stesso momento in cui ricevettero il plico; uscirono di corsa calpestando i militari alle loro porte. Questo fu solo il primo atto violento di quello che successe nelle restanti ore. Fu versato sangue, ovvio. Giustamente ci furono atti di violenza inaudita e folle. In quelle poche ore morire era la migliore delle ipotesi. Vorrei non aver visto cosa può fare una persona in preda alla paura e alla follia più nera. Le forze dell’ordine erano assenti, o meglio erano presenti ma schierate con attrezzatura anti-sommosa attorno alle mega corporazioni video-religiose (Forniamo indulgenze negli spot pubblicitari, quel maledetto motivetto pubblicitario mi gira ancora in testa)

Io rimasi in casa  ad attendere e a piangere; intorno a me oltre quelle sottili pareti, la morte.

Tra un singhiozzo e l’altro pensavo a cosa avrei potuto essere e a cosa avrei potuto fare,viaggiare di più, avere più amici, aver avuto una vita più attiva; un  rimpianto su tutti era quello di non aver avuto una famiglia mia, una moglie e dei figli. Anche se con il senno di poi ringrazio il cielo di non aver avuto dei figli in un caos del genere.

Per pura curiosità, tra un singhiozzo e un rimpianto, cominciai a leggere il questionario, le domande erano senza un senso logico, in alcuni casi lettere buttate a caso; impaginate e ben formattate, ma pur sempre lettere e parole a caso. Giusto l’ultima domanda sembrava avere un qualche tipo di senso anche se non seppi quale. Era una domanda di tipo aperto, una di quelle che sotto hanno un quadrato per definire la lunghezza della rispsota. La domanda recitava “Cosa vorresti per il dopo?”

Mille pensieri mi girarono per la testa, primo tra tutti e che tutto fosse una presa in giro.

Il caos per le strade era stato causato da un foglio di parole e lettere a caso. Uno scherzo all’umanità? Sapevano che sarebbe finito il mondo perchè sapevano che il loro questionario sarebbe stata la fatidica goccia che fra traboccare il vaso? Televisione e religione fino a che punto sapevano che nessuno avrebbe letto le domande?

“E’ tutto uno scherzo?” fu l’ultima frase che mi balenò in mente prima di perdere i sensi accasciato al suolo. Mi risvegliai pochi minuti prima dello scoccare delle 24 ore; occhi umidi, avevo pianto nel sonno.

A fatica mi rimisi seduto, presi il questionario. Gli occhi volarono verso l’unica domanda sensata. Presi la penna e iniziai a scrivere, “Io vorrei…

Un boato e una luce abbagliante alla finestra e poi non fu più nulla.

Corri

Sto correndo ormai da non so nemmeno quanto, forse ore o forse minuti? Non saprei, potrebbero essere anche giorni talmente mi sento distrutto. Ma non posso cedere, lui mi segue a breve distanza dietro di me, se io accelero anche lui lo fa; se rallento anche lui rallenta. Un raggio di sole colpisce qualcosa di metallico nella sua mano, qualcosa di piccolo, con la coda dell’occhio non riesco a vedere bene ma forse è un coltello.

Devo correre, non posso farmi raggiugnere da questo squilibrato, oppure no? Potrei fermarmi e affrontare il pazzo con la lama in mano? Nella mente affiorano mille pensieri, mille scenari possibili; ma tra queste infinite scelte, fermarsi ad affrontare lo squilibrato non è contemplato.

I muscoli delle gambe urlano dal dolore, sono sul punto di esplodere.

Il cervello è annebbiato dall’adrenalina e dalla paura, mi dice solo di correre e di non fermarmi.

Nemmeno l’ambiente che mi circonda è a mio favore; oggi fa caldo e il sudore che mi finisce negli occhi non aiuta a correre e schivare le persone che mi circondano.

In quel momento mi passa per la testa un dubbio fugace, subito sostituito da pensieri primordiali di sopravvivenza: “Perchè nesuno mi aiuta?”

Il tizio alle mie spalle è sempre più vicino, sta accelerando e io sto finendo le forze; con le mie ultime energie devo trovare un posto dove ripararmi.

L’unico modo per salvarmi e avere la mente lucida. Provo a regolarizzare la corsa, sono allo stremo ma sento che posso andare avanti ancora per un po’, le gambe fanno male ma sono ancora utilizzabili. Provo a far rallentare il respiro e il cuore lo segue.

Finalmente ritrovo un po’ di lucidità e posso pensare; la parte razionale di me prende il sopravvento e mi suggerisce “Mai preso una scorciatoia?”.

Accelero la corsa, distanzio il mio inseguitore; poco più avanti, dietro il prossimo angolo c’è la mia possibilità di salvezza. Non devo far capire le mie intenzioni quindi poco prima di arrivare alal svolta provo una finta; scarto di lato  nella direzione opposta a dove devo andare, il malintenzionato abbocca al mio tranello e mi è subito addosso, mi ha quasi raggiunto, quasi mi sfiora con l’oggetto metallico nelal sua mano; sono quasi al limite delle forze, ma con un ultimo colpo di reni, mi lancio vero la direzione opposta, verso il mio obbiettivo. C’è lo fatta, giro l’angolo di corsa e mi schianto contro un muretto di cui ignoravo completamente l’esistenza.

Sono a terra dolorante; nell’aria si sente un odore metallico, forse sto sanguinando.

Il mio inseguitore gira l’angolo, cammina piano piano, anche lui è esausto; si avvicina sempre di più. Provo ad urlare ma la voce è come se fosse sparita; mi guardo attorno alla ricerca di qualcuno che possa aiutarmi, ma sono finito in un vicolo dove non passa nessuno; nemmeno il sole si fa vedere su questa stradina.

Continuo a guardarmi, magari riesco a trovare qualcosa con cui difendermi, ma non c’è nulla.

Siamo solo io, il mio assalitore e quel maledetto muretto da poco costruito, si vedono ancora le tracce del cantiere.

Accetto il mio destino se è cosi che deve finire, speriamo solo che sia veloce; non voglio soffrire.

Mi alzo in piedi, voglio affrontare il mio destino in piedi e non rannichiato in un angolo.

Tutto il corpo mi fa male, ma faccio un ultimo passo verso il pazzo; siamo uno di fronte all’altro, anche lui è provato dalla corsa ed è sul punto di crollare. Muove il braccio armato, uno scatto e avvicina la mano verso di me, all’altezza dell’addome. Io chiudo gli occhi. E’ cosi allora, morirò dissanguato a causa di una pugnalata allo stomaco? Il tempo passa ma non sento dolore, forse è cosi la morte? Non si sente dolore? Sento solo qualcosa di metallico che mi sfiora la mano destra appoggiata lungo il fianco, apro gli occhi.

Sono stupito, guardo la mano  e poi guardo il volto del mio aguzzino. Lui spaventato con voce tremante mi dice “Questo è il resto del gelato che ha preso poco fa, mi scusi se lo spaventata”

 

 

L’ultimo battito

Questa notte ho sognato di morire. Non potevo vedere il mio corpo ma sapevo che ero anziano, molto in la con gli anni.

Attorno a me tutto era sfuocato,  ormai erano anni che non vedevo bene.

L’unica cosa visibile e delineata eri tu, al mio fianco, sullo stesso letto. Anche tu pronta per l’ultimo viaggio. Viaggio che da li a poco avremmo compiuto assieme. Mano nella mano, guardandoci negli occhi.

Avevamo passato una vita assieme; nel sogno non avevo memoria di quello che era stato, ma sapevo che era stata una vita lunga e felice. E tu eri stata al mio fianco in tutti quegli anni.

Non avevo rimorsi, stavo per compiere l’ultimo passo. Forse un piccolo rimpianto era sapere che anche tu eri alla fine, che non avresti più avuto giorni.

Vicini, con le tue mani strette nelle mie.Il mio respiro era il tuo respiro.

Il mio cuore batteva assieme al tuo; lento, sempre più lento. Tra un battito e l’altro passava un eternità e in quell’eternità mi perdevo nel tuo sguardo deciso e nel tuo sorriso dolce.

Non avevi paura, mi davi forza; è la tua forza era la mia forza. Il tuo sorriso in quell’ultimo istante, spazzava via completamente la mia paura.

Ricambiavo il tuo sorriso.

I respiri si fecero più flebili; i battiti del cuore si fecero sempre più distanti l’uno dall’altro.

Tra un battito e l’altro, mano nella mano attraversammo assieme il velo che ci separa da quello che c’è dopo. Per un attimo ci fu il gelo, ma fu solo un attimo; subito dopo c’erano solo luce e tepore che ci circondavano e tu eri li con me.

Quell’ultimo battito durò in eterno.

 

 

 

Oscurità

Apro gli occhi, l’oscurità è su di me; tutto attorno. Ogni lato è oscurità e nient’altro.

Ho paura di muovermi, anche solo di allungare le braccia per vedere se questa oscurità ha una fine; e se non ci fosse una fine? Non voglio nemmeno pensarci.

Ho paura, ma devo analizzare la situazione in maniera razionale; credo di essermi svegliato da pochi secondi ed ero immerso in questo buio ma prima cosa c’era? Non saprei. Continuo aa pensare a quello che mi sta accadendo e mi rendo conto che sono seduto , almeno posso dire che c’è un sotto, oppure un sopra; l’oscurità può alterare a tal punto i sensi da annullare completamente le percezione di sotto e sopra?

Potrei provare ad alzarmi e provare a fare un passo attorno a me, ma temo che potrei perdermi in questa oscurità.

Ad un tratto un rumore di qualcosa che cade, qualcosa di viscido; sembra lontano ma potrei sbagliarmi. Il buio è talmente fitto e spesso che rende i suoni lontani e confusi, come se tra me e la fonte del suono ci fosse una parete. Spero che la fonte di quel suono abbia il mio stesso problema ad orientarsi e non si accorga di me. Il suono viscido continua anche se pare sempre lontano, ma è seguito da altri rumori; suoni di fuoriuscite di gas alternati a piccole esplosioni.

Altri suoni si alternano attorno a me, alcuni sono generati da fonti a me ignote; rumori viscidi di cose che strisciano, esplosioni di gas. Altri invece sembrano più normali, come lo scorrere improvviso di acqua e alcune parole borbottate in lontananza, ogni tanto mi pare di riconoscere qualcuna di queste parole, riesco quasi a coglierne il significato, ma subito si perde in mezzo a questa oscurità assordante.

Sono rimasto troppo tempo spaventato a pensare a cosa fare, alla fine prendo una decisione; mi alzo e faccio un passo avanti.

Qualsiasi cosa accadrà sarà perchè lo deciso io.

Mi alzo.

E in quel momento il sensore di movimento accende la luce, ora tutto mi torna in mente.

Devo smetterla di addormentarmi mentre sono in bagno.

 

 

 

Un ricordo dal lontanto 1997

Riguardando le mie poesie scritte quando ero adolescente o poco più, ho ritrovato conservato con cura un foglio fotocopiato da una mia professoressa di lettere di seconda superiore. Alcune righe sono sottolineate, mentre al fondo ci sono alcune parole e la sua firma fatte a mano. Una copia del foglio era stata consegnata ad ogni studente della mia classe alla fine del biennio dell’itis che frequentavo.

Tra tutte le parole di angoscie e depressione della mia adolescenza ho trovato parole di speranza ,voglio credere anche di vero affetto, di una professoressa verso i suoi studenti. Il foglio è la fotocopia  mal riuscita di un testo preso da un libro di poesie. L’importante per lei non era la “copertina” ma il contenuto.

Al fondo, a chiudere la poesia, una riga scritta a mano nella sua calligrafia precisa e pulita.

Era l’anno scolastico 1996/97 ma quel foglio è ancora con me dopo tutti questi anni, mi ha accompagnato tranqullo e silensioso  durante tutta la mia vita; come per molte altre volte, anche oggi sono andato a cercarlo all’intero di una cartellina in cui lo custodisco gelosamente; mi da conforto leggere quelle poche parole, mi strappano un sorriso e una lacrima. Mi ricordano che c’è stato un tempo in cui io non credevo in me, ma che qualcuno credeva in me, che credeva nel mio futuro.

La poesia è di Danilo Dolci.

    C’è chi insegna
    guidando gli altri come cavalli
    passo per passo:
    forse c’è chi si sente soddisfatto
    così guidato.
    C’è chi insegna lodando
    quanto trova di buono e divertendo:
    c’è pure chi si sente soddisfatto
    essendo incoraggiato.
    C’è pure chi educa, senza nascondere
    l’assurdo ch’è nel mondo, aperto ad ogni
    sviluppo ma cercando
    d’essere franco all’altro come a sé,
    sognando gli altri come ora non sono:
    ciascuno cresce solo se sognato.

 

per me la poesia non finisce qui ma si chiude con le parole di cui parlavo poco fa
Auguri per il tuo futuro, con affetto L.C.

 

 

 

Pizza anche a mezzogiorno e anche a colazione, e perchè non anche a merenda?

Tanti anni fa conobbi la pizza e fu amore a prima vista. Avevo pochi anni, ma seppi fin da allora che quello strano cibo rotondo mi avrebbe accompagnato per tutta la vita o finchè non fossi esploso mangiandone troppo.

La pizza era l’evento che sottolineava  un momento particolare o per rendere particolare il momento stesso.

Aspettavo con ansia quei momenti, pregustandomi l’attimo in cui avrei aperto la scatola contenitore e avrei annusato il vapore caldo e profumato di mozzarella,basilico e salsa; il caldo vaporoso mi avvolgeva il viso e io ci perdevo qualche attimo per cominciare a mangiare. Ero estasiato, come si poteva in cosi pochi ingredienti creare qualcosa di cosi buono? Tutti quei sapori e profumi ben distinti ma che si avvolgevano tra di loro e ti trascinavano in un vortice di perdizione sensoriale. In parole povere, ne ero estasiato. In quel periodo della vita rappresentava quello che c’era di buono da mangiare.

A quei tempi le pizzerie almeno dalle mie parti erano aperte solo  rigorosamente di sera ed esistevano solo le classiche varianti; eri additato come eretico se parlavi di pizze strane o, peggio ancora, se chiedevi una pizza strana; in quest’ultimo caso il cameriere era autorizzato a farti uscire dal retro del locale.

Ho venerato mio fratello per un po’ di mesi dopo che mi disse che aveva mangiato una pizza bismark in gita scolastica.

Cosi era per me ma credo anche per molti altri che conoscevo, la pizza era un rito, un cibo speciale che legava i commensali  in modo indissolubile e appacificava gli animi, la mozzarella fumante avrebbe sciolto il cuore di chiunque.

Ora purtroppo credo che si sia persa la pizza come rito e sia diventata un cibo da tutti i giorni. I cartelli “Pizza anche a mezzogiorno” hanno cominciato ad apparire piano piano timidamente in qualche pizzeria fino a diventare una conseutudine, rendendo futile la domanda “Ma qui si mangia la pizza anche a mezzogiorno” .

“Ovvio che si mangia anche a mezzogiorno, che domande sono?”

Anche le varianti sono cambiate, ne ho assaggiate di tutti i colori e sapori;da quelle dolci a quelle salate; dai gusti piccanti a quelli delicati; bruciate e poco cotte ;al tegamino  o normali o addirittura arrotolata su se stessa a formare piccoli vermicielli di pasta; fatte anche di pasta madre; alcune anche con la nutella su base salata.

Diciamo che devo correggermi.

Ho perso il rito della pizza tipico della mia infanzia ma l’ho riscoperto come punto di accomunamento uguale ma diverso, con la mia famiglia e non solo; condividere qualcosa che mi piace assieme ad altri e non solo crogiolarmi nel buon cibo.

C’è chi si è “sbattuto” a fare per me  la pizza,alcuni anche con la pasta madre; c’è chi ha assaggiato la mia pizza e ne è rimasto colpito; c’è chi ha mangiato una semplice pizza con me una sera come un altra rendendomi la persona più felice del mondo; c’è anche chi a scelto me come commensale per mangiare l’unica pizza che poteva mangiare durante tutto il mese.

Non è cambiato il rito, ne  è cambiata la forma; dopotutto se gli ingredienti sono quelli anche cambiando la forma , la pizza non è sempre pizza?

 

Verrà la notte

…che mi porterà  via per qualche ora all’altro capo dell’universo, toccherò il sole con un dito senza bruciarmi e volerò in mezzo a mari sconosciuti e nuoterò in mezzo a nuvole di zucchero filato.

Correrò e salterò come non ho mai fatto prima. mentre urlo a squarciagola parole sconosciute in una lingua molto strana e assolutamente comprensibile.

Ballerò con te un lento in mezzo al caos di una discoteca, sbalordiremo tutti; la musica sarà nei nostri gesti lenti e nelle nostre parole sussurrate, parole tenere e dolci come una torta appena sfornata. Balleremo e gireremo come le statuine di un carillon di altri tempi. Balleremo e gireremo lenti lenti fino a perdere il senso  del tempo e della notte, abbracciati ci sorrideremo e rideremo come pazzi. Ti bacierò e perderò completamente la ragione mentre continuiamo a ballare e a girare lenti lenti.

Buono, cattivo, umano?

Mi ritrovo sempre più spesso a pensare alle interazioni umane, come ci rapportiamo agli altri, le regole implicite ed esplicite che le regolano. Azioni non fatte e parole non dette perchè al di fuori di quella che dovrebbe essere la mentalità comune. Non faccio una cosa perchè potrebbe  far del male ad un altro, non dico qualche altra cosa perchè non è consuetudine farlo o perchè non si vuole rovinare una situazione solida e sicura. Il tutto però avviene nella propria testa, si pensa e si pianifica per il proprio tornaconto personale, ma questo fa di noi persone buone o cattive? Essere considerati assolutamente buoni o assolutamente cattivi parte per prima cosa dal pensiero e dalle idee?

Ultimamente nel mio piccolo ho provato ad essere diretto nelle mie interazioni, anche se molte volte mi è stato detto che sono crudele e cinico. Però alcune cose evito ancora di esternarle, più che altro sono cose ipotetiche che porterebbero  accadere e che porterebbero ad una situazione positiva per me a discapito di altri.

E’ il normale corso della mia testa che mi porta a  pensare a quello che è il mio bene e quindi sono gli strati di regole, leggi e consuetudini ad evitare che il pensiero non venga tradotto in azione? Sarebbero comunque solo una sequenza infinita di “se” e di “ma” con alcuni “però” e una manciata di “mi piacerebe che…” ma porterebbero comunque alla sofferenza di qualcuno. Quesato fa di me qualcuno da biasimare per le proprie idee?

Ma se queste regole non fossero altro che un sistema per evitare che gli altri vengnao feriti?

Comunque ogni tanto mi viene il dubbio di essere “cattivo” per alcuni pensieri che mi corrono in testa, anche ora.

35 tutti d’un fiato

Sono arrivato alla fatidica cifra di 35 anni.

Mi sembra di averli fatti di corsa, tutti d’un fiato. Nella mia mente si affacciano molti ricordi, ben definiti anche se lontani nel tempo; ricordi normali nulla di speciale, ricordi banali di vita, ma anche ricordi speciali o dolorosi.

Ricordo come se fosse ieri ogni pedalata fatta sotto il sole caldo dell’estate, in mezzo ai campi su stradine sterrate a crogiolarsi nel caldo e nei profumi, lontano da tutto e da tutti.

Ricordo con nostalgia di un bacio rubato fuori dalla scuola; lei non si ricorda, ebbi modo di scoprirlo anni dopo. Il mio primo amore e la prima volta che mi venne spezzato il cuore. Ma per me è ancora li, come metro di paragone per tutti i baci venuti dopo.

Ricordo tutte le ferite fisiche che mi sono causato, fratture, tagli, scottature; ognuna è incisa anche nei miei ricordi.

Ricordo con dolore di tutti gli amici persi e con gioia quelli trovati; i primi sono in maggior numero rispetto a i secondi ma non è il numero a fare la qualità.

Ricordo con un misto di paura e gioia gli anni di scuola, mi piaceva studiare ma il mio livello di attenzione non era molto alto; un giorno mi piacerebbe rivedere alcuni professori e chiedergli scusa per essere stato uno studente mediocre.

Ricordo di tutti i giorni passati da solo a pregare che qualcuno si ricordasse di me, “Andrea, andiamo a farci un giro?”; avrei forse potuto essere meno scrobutico e un po’ meno timido, però ancora ora mi chiedo come mai molte persone mi avessero escluso, avrei fatto di tutto per far parte dei loro gruppetti.

Ricordo che è stato in quegli anni che ho costruito il mio muro personale, dietro il quale mi proteggevo da tutto e da tutti; ed è rimasto li fino ai 22 anni circa.

Ricordo tutte le persone che mi hanno insegnato qualcosa, che poi abbia messo in pratica i loro insegnamenti è un altro discorso. Ho imparato comunque tanto da loro.

Ricordo in maniera indelebile le persone che mi hanno cambiato la vita in meglio, sono stati il fulcro di svolta nella mia vita. Le posso contare letteralmente sulle dita di una mano. Mi hanno cambiato e ancora mi cambiano. In questo gruppo ci sono sia persone che mi hanno fatto del bene, ma anche persone che mi hanno fatto infinitamente male. Mi hanno spronato ad andare avanti e hanno incrinato il muro che mi ero costruito. Ora mi aggiro oltre il muro piano piano, per vivere tutto quello che stupidamente mi ero lasciato indietro per paura di soffrire. Da qui in poi per alcuni versi è tutto una discesa

Ricordo tutte le persone che ho conosciuto nelle situazioni più disparate, se seguo senza timore le mie passioni il resto viene da se.

Ricordo ancora di grandi perdite e di come ho maledetto tutto e tutti.

Ricordo anche tante altre cose, forse troppe, alcune vorrei averle dimenticate, altre sicuramente le ho dimenticate, altre invece dovrei ricordarmele.

Mi creerò altri ricordi da solo, alcuni sicuramente in compagnia. Spero solo di avere altrettanti anni da percorrere, chiunque si voglia aggregare al percorso che sto per accingermi a seguire è ben accetto.