Mi rimarrete nel cuore maledetti stronzi

Giacca. Cravatta. Il mio completo gessato. La mia camicia porta fortuna viola.
Quella mattina di dicembre ero al quarto colloquio di lavoro e mi stavo avvicinando agli uffici del quinto colloquio. Mentalmente ripassavo quello che avevo ripetuto fino alla nausea quel giorno e nei giorni passati: chi sono, cosa ho studiato, cosa ho fatto, dove voglio andare. Voglio solo uno stipendio non basta mai come risposta.
Mi sentivo pronto ad affrontare chiunque mi si fosse parato davanti, per sicurezza però era meglio rileggere il nome dell’azienda e con chi avrei dovuto sostenere il colloquio. Una cosa che mi ricordo di quel periodo e che portavo in tasca foglietti, tanti foglietti, sui cui scrivevo qualche informazione sui colloqui da sostenere: nome azienda, nome intervistatore e qualche informazione su cosa faceva l’azienda.

Quell’ultima azienda in particolare mi faceva storcere il naso, non a caso avevo fatto mettere il colloquio dopo altri quattro. Gia il nome mi sembrava molto arrogante e poi era una web agency, in quel periodo “web agency” per me voleva dire fare un passo indietro piuttosto che uno avanti. Con arroganza pensavo che il web fosse lo scalino più basso del lavoro di programmatore.   Fortunatamente da li a qualche mese mi sarei dovuto ricredere.
Percorsi velocemente gli ultimi metri che mi separavano dal portone in cui sarei dovuto entrare. Entrai nel palazzo, potevo ancora permettermi di fare le scale quasi di corsa e due gradini alla volta. All’entrata negli uffici fui accolto da quello che potrei definire un “caos buono”: gente che parlava normalmente, qualcuno che forse litigava pacatamente, alcune risate, della musica; magari c’era, ma non percepivo la tensione a cui mi ero abituato nei quattro anni precedenti. Mi passò anche per la mente che forse non sarebeb stato troppo male lavorare li.

Il colloquio comunque partì per il verso sbagliato, fui completamente spiazzato; magari fu volontario oppure no, l’intervistatore dopo essersi presentato mi disse:”Non ci servi ma comunque il colloquio lo facciamo lo stesso”. Probabilmente rimasi senza parole per un attimo.

Alcuni giorni dopo fui richiamato e accettai quello che mi veniva offerto. L’11 Dicembre 2009 cominciò la mia avventura in Domino.
Poco tempo dopo capii che lavorare per una web agency non era male come pensavo, mi si aprì un mondo che non avevo mai immaginato esistesse. Fino ad allora conoscevo solo quello che l’informatica offriva sul web, ma era solo la punta dell’iceberg. Non avrei mai potuto immaginare che fosse cosi articolato, cosi pieno di sfaccettature. Non era solo informatica, erano anche immagini, video, contenuti, interazione, storie, persone. Credo di aver imparato più nel primo anno in Domino che nei quattro precedenti in Eni, non limitandomi a rimanere chiuso all’interno di poche linee di codice.

Non sono stati solo rose e fiori, momenti in cui quello che faccio  è il lavoro più bello del mondo. Ci sono stati anche problemi e litigi, momenti in cui avrei voluto mandare al diavolo tutto e tutti. Belli o brutti sono stati tutti momenti che mi hanno arricchito e non sarebbe mai successo se quel giorno di dicembre non avessi scelto di provare a cambiare.