Il giorno in cui ho smesso di pregare

Un pomeriggio di 3 anni fa te ne andasti,era metà settembre, c’era vento e faceva ancora un po’ di caldo.
La diagnosi ti era stata data pochi mesi prima ad inizio estate,tumore ai polmoni.
Pensavamo che potesse andare bene, che saresti guarita, eri fiduciosa anche tu credo.
Ma non so, ogni sera quando rientravo da lavoro ti vedevo sempre più stanca , senza voglia di mangiare. Ho paura di pensare che ti eri gia arresa.
Provavo ad aiutarti, ti accendevo la tv e ti aiutavo a mangiare un pochino ma so che era solo per non farmi preoccupare troppo.
Dopo poco mi dicevi che volevi dormire e di non preoccuparmi.Io spegnevo la tv e me ne andavo.
In quel periodo credevo ancora in un dio misericordioso e pregavo.
Mi ricordo ancora il giorno in cui ti avevano tenuta in osservazione in ospedale dopo la terapia, alcune complicazioni dicevano i medici e preferivano farti stare li per la notte.
Mi ricordo anche l’angoscia e la paura per le telefonata che ricevemmo nelle prime ore del mattino, complicazioni più gravi al cuore, era necessario un intervento d’urgenza.
Il giorno dopo quando siamo venuti a trovarti credo che sia stata l’ultima volta che ti ho vista camminare, ti abbiamo aiutato a camminare lungo il corridoio dell’ospedale.
Papà ogni tanto provava a spiegarmi cosa avevi di preciso ripetendomi quello che dicevano i medici, verso la fine mi disse che le cure erano solo un placebo per non farti soffrire.
Fu cosi che a settembre te ne andasti,eri a casa, ormai non c’era più nulla da fare;sdraiata nel tuo letto,eri fragile come mai avrei potuto immaginare;nulla di quello che dicevo poteva alleviarti la sofferenza, “Ma’ sono qui, sono andrea, ti prego non mi lasciare” forse eri gia oltre, forse non mi sentivi più.
Io ti tenevo stretta la mano,ogni tanto parlavi, non so se ti rivolgessi a me,purtroppo non capivo, le frasi erano accennate e in dialetto sardo.
Papa e Stefano giravano per casa, credo organizzasero il “dopo” ,che vestito metterti?Che onoranze funebri contattare? Era solo il loro modo di non impazzire.
Passò anche il prete per l’estrema unzione, io continuavo a tenerti la mano e basta; non avrei mai più pregato nessuno anche se credo che da qualche parte un dio ci sia,
non so dove e in che forma, ma c’è; voglio pensare che un giorno ci rivedremo in qualche modo.Gia la mattina avevi avuto problemi a respirare, respiri affannosi brevi e frequenti, quanto avrei voluto alleviare solo per un attimo il male che ti stava portando via.Poi alle cinque di pomeriggio, il respiro si fece sempre più veloce e flebile e alla fine non c’eri più.
Nei giorni successivi ancora non ci credevo e mettere a posto la tua roba mi faceva stare ancora male.
Tra tutte le tue cose tenevi ancora una ciocca dei miei capelli di quando ero bambino.
Purtroppo non ci si fa l’abitudine, ma almeno ci si convive.Pensavo che mi sarei dimenticato il tuo viso  e la tua voce?
Non succederà mai, i tuoi ricordi sono impressi a fuoco nella mia mente.
E poi per rivederti basterebbe guardarmi allo specchio, il mio viso è il tuo viso.
A mente fredda mi sono ricordato che ogni tanto provavo a farti smettere di fumare, mi arrabbiavo e ti nascondevo le sigarette; ma alla fine cedevo alle tue lamentele.
Un po’ il rimorso per non essere stato più  deciso a farti smettere con il fumo c’è e il dubbio che forse ora saresti ancora qui mi perseguiterà a vita, dovrò solo imparare a conviverci.

Un pensiero su “Il giorno in cui ho smesso di pregare

  1. La sola cosa che ti posso dire è che tu non sei in alcun modo responsabile di quello che è successo.
    Se i dubbi ti perseguitano tu seminali. Sono solo orribili pensieri che disturbano le frequenze e i ricordi che ti connettono a lei.
    Un abbraccio