I viaggi di Gatto Filippo

C’era una volta un gatto, Filippo per la precisione.Tutto nero, di una razza indefinita, gli occhi verde smeraldo. Non aveva mai avuto un padrone, preferiva la libertà, correre, saltare, andare ovunque; non aveva mai sentito la necessità di avere un umano da accudire. “Gli umani puzzano  e gli umani vogliono sempre accarezzare il mio bellissimo pelo, sono fastidiosi e fanno rumore ” pensava.

Però nella sua stranamente lunga vita FIlippo aveva sviluppato, una certa affinità per un umano; un po’ di affetto nei confronti di un solo umano, ma avrebbe negato con tutto se stesso.

Però più negava e più si rendeva conto che quello strano umano non gli dispiaceva. Per prima cosa aveva un buon odore, non era rumoroso e di toccare la sua fantastica pelliccia non ci pensava minimamente.

Dopo anni erano forse diventati amici.

“Non può essere” vi avrebbe miagolato contro Gatto FIlippo.

Ogni sera, dopo essere stato in giro per tutto il giorno si sedeva tranquillo sotto un portico in attesa del suo umano.

L’umano con calma, camminando a fatica arrivava e gli si sedeva vicino; senza toccarlo ovviamente, entrambi rispettavano lo spazio dell’altro.

L’umano parlava e parlava, di cosa gli era capitato durante la sua lunga vita, dei viaggi, delle città, dei fiumi, delle persone che aveva incontrato, dei suoi figli ormai cresciuti. Aveva lavorato come professore di matematica presso una scuola superiore e proprio questo lavoro lo aveva portato ad amare sempre di più la libertà. Ogni anno, raccimolava un po’ di soldi e partiva ogni volta per un posto differente; mai lo stesso posto  e sempre solo con zaino in spalla, non gli piacevano i posti da turisti; lui voleva viaggiare dove c’era la vera vita del paese che visitava.  Non gli dispiacevano gli agi, gli hotel di lusso a 4 stelle, ma durante i suoi viaggi non avrebbe mai permesso di perdere il contatto con le persone che ci abitavano.

Non aveva mai pianificato completamente nulla, preferiva vivere il viaggio di giorno in giorno: “é più divertente”  diceva alle persone che gli chiedevano.

Filippo non riusciva mai a smettere di ascoltarlo, la sua parte preferita era quando gli raccontava dei profumi e degli odori; essendo un gatto profumi e odori raccontavano tutto quello che gli succedeva attorno.

Le prime volte  che aveva incontrato l’umano aveva parlato per ore e ore e lui si era deliziato nell’ascoltarlo, si era crogiolato nella sua voce cosi strana, cosi attraente, sembrava una voce da gatto pensava. Però purtroppo ultimamente le loro chiaccherate serali si erano accorciate sempre di più. Ormai l’umano era molto vecchio e stanco.

Ogni loro serata si chiudeva sempre con le solite frase di rammarico dell’uomo, avrebbe voluto vivere un viaggio per l’ultima volta ma non ne aveva più le forze; ogni sera puntualmente FIlippo pensava che avrebbe voluto trovare un modo per aiutarlo.

Filippo pensava e pensava a come aiutarlo; sapeva perfettamente di essere superiore agli altri gatti, doveva solo trovare un modo per sfruttare al meglio queste sue abilità.

La fortuna tipica dei gatti non si fece attendere; il giorno dopo, sfruttando la sua capacità di passare inosservato, incontrò…

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