Archivio mensile:settembre 2016

Corri

Sto correndo ormai da non so nemmeno quanto, forse ore o forse minuti? Non saprei, potrebbero essere anche giorni talmente mi sento distrutto. Ma non posso cedere, lui mi segue a breve distanza dietro di me, se io accelero anche lui lo fa; se rallento anche lui rallenta. Un raggio di sole colpisce qualcosa di metallico nella sua mano, qualcosa di piccolo, con la coda dell’occhio non riesco a vedere bene ma forse è un coltello.

Devo correre, non posso farmi raggiugnere da questo squilibrato, oppure no? Potrei fermarmi e affrontare il pazzo con la lama in mano? Nella mente affiorano mille pensieri, mille scenari possibili; ma tra queste infinite scelte, fermarsi ad affrontare lo squilibrato non è contemplato.

I muscoli delle gambe urlano dal dolore, sono sul punto di esplodere.

Il cervello è annebbiato dall’adrenalina e dalla paura, mi dice solo di correre e di non fermarmi.

Nemmeno l’ambiente che mi circonda è a mio favore; oggi fa caldo e il sudore che mi finisce negli occhi non aiuta a correre e schivare le persone che mi circondano.

In quel momento mi passa per la testa un dubbio fugace, subito sostituito da pensieri primordiali di sopravvivenza: “Perchè nesuno mi aiuta?”

Il tizio alle mie spalle è sempre più vicino, sta accelerando e io sto finendo le forze; con le mie ultime energie devo trovare un posto dove ripararmi.

L’unico modo per salvarmi e avere la mente lucida. Provo a regolarizzare la corsa, sono allo stremo ma sento che posso andare avanti ancora per un po’, le gambe fanno male ma sono ancora utilizzabili. Provo a far rallentare il respiro e il cuore lo segue.

Finalmente ritrovo un po’ di lucidità e posso pensare; la parte razionale di me prende il sopravvento e mi suggerisce “Mai preso una scorciatoia?”.

Accelero la corsa, distanzio il mio inseguitore; poco più avanti, dietro il prossimo angolo c’è la mia possibilità di salvezza. Non devo far capire le mie intenzioni quindi poco prima di arrivare alal svolta provo una finta; scarto di lato  nella direzione opposta a dove devo andare, il malintenzionato abbocca al mio tranello e mi è subito addosso, mi ha quasi raggiunto, quasi mi sfiora con l’oggetto metallico nelal sua mano; sono quasi al limite delle forze, ma con un ultimo colpo di reni, mi lancio vero la direzione opposta, verso il mio obbiettivo. C’è lo fatta, giro l’angolo di corsa e mi schianto contro un muretto di cui ignoravo completamente l’esistenza.

Sono a terra dolorante; nell’aria si sente un odore metallico, forse sto sanguinando.

Il mio inseguitore gira l’angolo, cammina piano piano, anche lui è esausto; si avvicina sempre di più. Provo ad urlare ma la voce è come se fosse sparita; mi guardo attorno alla ricerca di qualcuno che possa aiutarmi, ma sono finito in un vicolo dove non passa nessuno; nemmeno il sole si fa vedere su questa stradina.

Continuo a guardarmi, magari riesco a trovare qualcosa con cui difendermi, ma non c’è nulla.

Siamo solo io, il mio assalitore e quel maledetto muretto da poco costruito, si vedono ancora le tracce del cantiere.

Accetto il mio destino se è cosi che deve finire, speriamo solo che sia veloce; non voglio soffrire.

Mi alzo in piedi, voglio affrontare il mio destino in piedi e non rannichiato in un angolo.

Tutto il corpo mi fa male, ma faccio un ultimo passo verso il pazzo; siamo uno di fronte all’altro, anche lui è provato dalla corsa ed è sul punto di crollare. Muove il braccio armato, uno scatto e avvicina la mano verso di me, all’altezza dell’addome. Io chiudo gli occhi. E’ cosi allora, morirò dissanguato a causa di una pugnalata allo stomaco? Il tempo passa ma non sento dolore, forse è cosi la morte? Non si sente dolore? Sento solo qualcosa di metallico che mi sfiora la mano destra appoggiata lungo il fianco, apro gli occhi.

Sono stupito, guardo la mano  e poi guardo il volto del mio aguzzino. Lui spaventato con voce tremante mi dice “Questo è il resto del gelato che ha preso poco fa, mi scusi se lo spaventata”

 

 

L’ultimo battito

Questa notte ho sognato di morire. Non potevo vedere il mio corpo ma sapevo che ero anziano, molto in la con gli anni.

Attorno a me tutto era sfuocato,  ormai erano anni che non vedevo bene.

L’unica cosa visibile e delineata eri tu, al mio fianco, sullo stesso letto. Anche tu pronta per l’ultimo viaggio. Viaggio che da li a poco avremmo compiuto assieme. Mano nella mano, guardandoci negli occhi.

Avevamo passato una vita assieme; nel sogno non avevo memoria di quello che era stato, ma sapevo che era stata una vita lunga e felice. E tu eri stata al mio fianco in tutti quegli anni.

Non avevo rimorsi, stavo per compiere l’ultimo passo. Forse un piccolo rimpianto era sapere che anche tu eri alla fine, che non avresti più avuto giorni.

Vicini, con le tue mani strette nelle mie.Il mio respiro era il tuo respiro.

Il mio cuore batteva assieme al tuo; lento, sempre più lento. Tra un battito e l’altro passava un eternità e in quell’eternità mi perdevo nel tuo sguardo deciso e nel tuo sorriso dolce.

Non avevi paura, mi davi forza; è la tua forza era la mia forza. Il tuo sorriso in quell’ultimo istante, spazzava via completamente la mia paura.

Ricambiavo il tuo sorriso.

I respiri si fecero più flebili; i battiti del cuore si fecero sempre più distanti l’uno dall’altro.

Tra un battito e l’altro, mano nella mano attraversammo assieme il velo che ci separa da quello che c’è dopo. Per un attimo ci fu il gelo, ma fu solo un attimo; subito dopo c’erano solo luce e tepore che ci circondavano e tu eri li con me.

Quell’ultimo battito durò in eterno.

 

 

 

Oscurità

Apro gli occhi, l’oscurità è su di me; tutto attorno. Ogni lato è oscurità e nient’altro.

Ho paura di muovermi, anche solo di allungare le braccia per vedere se questa oscurità ha una fine; e se non ci fosse una fine? Non voglio nemmeno pensarci.

Ho paura, ma devo analizzare la situazione in maniera razionale; credo di essermi svegliato da pochi secondi ed ero immerso in questo buio ma prima cosa c’era? Non saprei. Continuo aa pensare a quello che mi sta accadendo e mi rendo conto che sono seduto , almeno posso dire che c’è un sotto, oppure un sopra; l’oscurità può alterare a tal punto i sensi da annullare completamente le percezione di sotto e sopra?

Potrei provare ad alzarmi e provare a fare un passo attorno a me, ma temo che potrei perdermi in questa oscurità.

Ad un tratto un rumore di qualcosa che cade, qualcosa di viscido; sembra lontano ma potrei sbagliarmi. Il buio è talmente fitto e spesso che rende i suoni lontani e confusi, come se tra me e la fonte del suono ci fosse una parete. Spero che la fonte di quel suono abbia il mio stesso problema ad orientarsi e non si accorga di me. Il suono viscido continua anche se pare sempre lontano, ma è seguito da altri rumori; suoni di fuoriuscite di gas alternati a piccole esplosioni.

Altri suoni si alternano attorno a me, alcuni sono generati da fonti a me ignote; rumori viscidi di cose che strisciano, esplosioni di gas. Altri invece sembrano più normali, come lo scorrere improvviso di acqua e alcune parole borbottate in lontananza, ogni tanto mi pare di riconoscere qualcuna di queste parole, riesco quasi a coglierne il significato, ma subito si perde in mezzo a questa oscurità assordante.

Sono rimasto troppo tempo spaventato a pensare a cosa fare, alla fine prendo una decisione; mi alzo e faccio un passo avanti.

Qualsiasi cosa accadrà sarà perchè lo deciso io.

Mi alzo.

E in quel momento il sensore di movimento accende la luce, ora tutto mi torna in mente.

Devo smetterla di addormentarmi mentre sono in bagno.