Archivio mensile:gennaio 2016

L’omino di carta

Oggi ero in ufficio che frugavo sugli scaffali dove sono presenti i manuali tecnici. Libri molto vecchi, dalla carta ingiallita e con quell’inconfondibile odore che a me personalmente piace molto. Libri che hanno vissuto gia da un po’ e che non sono mai stati sostituiti dalle loro controparti moderne, oppure questi ultimi ci sono e sono solamente nella più avanzata forma digitale, a riposare dentro i pc.

Magari questi libri vecchi non vengono tolti perchè chi li gestisce è appassionato di libri vecchi?

Passavo il tempo a frugare fra queste vecchie glorie; “hello world, le fondamenta del C”, “Fondamenti Java”, “Cambiare il mondo con l’xml”, “un per 3, sql server per te”,” conquistare una ragazza de-allocando memoria in assembler”,”blue screen of the death alla fermata della ram”; manuali che hanno fatto la storia dell’informatica e che sono stati per alcuni anni fidati compangi nelle notti insonni dei programmatori di tutto il mondo.

Come accennato poco fa, ero li intento a sfogliare questi libri; mentre giravo le pagine del manuale di java è caduto giu un omino piccolo piccolo in la con gli anni, capelli radi e bianchi, occhiali spessi. Un piccolo omino fatto di carta.

Se ne stava li nascosto tra le pagine, come un segnalibro dimenticato ormai da tempo, a segnare la pagina a cui il lettore si era fermato.

Il suo cadere dalle pagine non fu pesante e scomposto, l’esatto opposto: lento e delicato. Quasi ipnotico, piano piano, è planato giu; dondolando nell’aria da una parte e poi dall’altra per poi ricominciare dal lato da cui era partito.

Il suo toccare terra fu altrettanto delicato, solo un leggero fruscio e nulla più.

L’omino di carta è rimasto li per un attimo, scombussolato dall’apertura improvvisa del libro e dalla perdita del suo mondo di carta.

Forse era spaventato?

Lo seguivo per raccoglierlo, ma un vento innaturale era come se giocasse con lui, lo portava lontano da me; ma non tanto lontano, giusto un passo; quel tanto che bastava per evitare di permettermi di sollevarlo da terra e riporlo nel libro.

Ad ogni passo però era sempre più vicino alla porta aperta e al vuoto che c’era oltre; la città sconfinata e caotica.

Fu cosi che l’ultimo passo portò l’omino di carta fuori , oltre la porta, oltre la ringhiera del balcone.

Nel vuoto.

Ero allo stesso tempo spaventato e affascinato, l’omino dondolava nell’aria; prima da una parte e poi dall’altra , per poi tornare dal lato da cui aveva cominciato, ma invece di cadere saliva lentamente verso l’alto.

All’altezza del mio viso si fermò e inizio a cambiare; in un attimo non era più un omino di carta ma una piccola gru di carta, subito dopo un aeroplanino, subito dopo un piccolo fiore. Davanti ai miei occhi si trasformò in altre innumerevoli forme.

Alla fine le trasformazioni cessarono e tornò ad essere un omino di carta; anche se non capivo come fosse possibile il suo piccolo viso di carta cambiò.

Sorrideva.

In un lampo di pieghe l’omino non fu più lui e una piccola gru di carta cominciò a solleversi e a volare sempre più lontano.

 

 

 

 

In viaggio

Tre Viaggi sotto il cielo di Spagna,
Sette nell’assolata Malta,
Nove per ricordarsi come essere liberi,
Uno per vedere le terre tanto amate
Nella nazione del Portogallo dove il mondo incontra l’oceano.
Un Sito per catalogarli, Un Sito per trovarli,
Un Sito per amarli e in internet raccontarli,
Nella Terra del domani, dove un altro viaggio ti attende.
(è una quasi citazione dal signore degli anelli)
Mi sono dimenticato di aggiungere che la poesia è dedicata al sito
http://www.viaggiodasolaperche.com/it/

Senza via di scampo

…non ho nessuna via di uscita, mi sento senza via di scampo, rinchiuso da 4 pareti e con una percentuale di salvezza pari a zero.

Purtroppo è stata colpa mia, in questa situazione mi ci sono messo da solo; ho sottostimato la situazione, sovrastimato le mie capacità; la fretta è stata cattiva consigliera

GLi storici condanneranno le mie scelte? Ovviamente si, non potrebbero fare altro; ma loro stessi nella mia medesima situazione come si sarebbero comportati? Avrebbero commesso gli stessi errori?

Ricordo che anni fa, me lo ricordo come se fosse oggi, mi ritrovai nella medesima situazione; all’epoca però non fu colpa mia ma di una maestra molto zelante nella sua taccagneria. GLi storici condannerebbero anche un povero bimbo che fu messo alle strette da una maestra poco attenta ai bisogni altrui?

Ora però basta stare a rimuginare sul passato e su cosa si penserà di me in un futuro remoto. Devo dare fondo alle mie capacità di problem solving di cui vado tanto fiero, analizzare la situazione e le variabili. Distinguere le strade che porteranno al fallimento da quelle che porteranno al successo, devo però ammettere che queste ultime sono nettamente in inferiorità numerica.

Sono in un luogo ristretto, il telefono per chiamare qualcuno di fidato è fuori dalla mia portata; sta a pochi metri da me ma in questa situazione e come se fosse dall’altro capo del mondo.

Il luogo oltre ad essere ristretto, non fornisce nemmeno una superfice adatta a darmi una mano; ricordandomi come mi salvai dalla medesima situazione da bambino escludo a priori le pareti; all’epoca mi salvai per il rotto delal cuffia oggi finirei in un casino ancora peggiore.

Potrei utilizzare l’acqua , si ho anche dell’acqua, mi permetterebbe di uscire da questa situazione, ma è posta in una posizione non molto accessibile; dovrei sottopormi ad un arrampicata pericolosa, anche per via delle pareti liscie.

Potrei utilizzare le mani, da bambino non mi feci problemi ad utilizzarle per aprirmi un varco verso la salvezza; ora come per le pareti, incasinerei ancora di più la situazione.

Le possibili alternative sono quasi finite. Non mi rimane che l’ultima scelta, utilizzare gli unici 2 piccoli oggetti che forse mi permetteranno di salvarmi. Sono gli unici oggetti che potrebbero darmi una minima speranza.

 

 

Ma ora basta pensare, è il momento di agire; basta rimuginare sulle conseguenze, devo agire con decisione…e tagliare quei 2 strappi di carta igienica in tanti quadratini(o magari piegarlo su se stesso ad ogni utilizzo).