Archivio mensile:ottobre 2015

I viaggi di Gatto Filippo

C’era una volta un gatto, Filippo per la precisione.Tutto nero, di una razza indefinita, gli occhi verde smeraldo. Non aveva mai avuto un padrone, preferiva la libertà, correre, saltare, andare ovunque; non aveva mai sentito la necessità di avere un umano da accudire. “Gli umani puzzano  e gli umani vogliono sempre accarezzare il mio bellissimo pelo, sono fastidiosi e fanno rumore ” pensava.

Però nella sua stranamente lunga vita FIlippo aveva sviluppato, una certa affinità per un umano; un po’ di affetto nei confronti di un solo umano, ma avrebbe negato con tutto se stesso.

Però più negava e più si rendeva conto che quello strano umano non gli dispiaceva. Per prima cosa aveva un buon odore, non era rumoroso e di toccare la sua fantastica pelliccia non ci pensava minimamente.

Dopo anni erano forse diventati amici.

“Non può essere” vi avrebbe miagolato contro Gatto FIlippo.

Ogni sera, dopo essere stato in giro per tutto il giorno si sedeva tranquillo sotto un portico in attesa del suo umano.

L’umano con calma, camminando a fatica arrivava e gli si sedeva vicino; senza toccarlo ovviamente, entrambi rispettavano lo spazio dell’altro.

L’umano parlava e parlava, di cosa gli era capitato durante la sua lunga vita, dei viaggi, delle città, dei fiumi, delle persone che aveva incontrato, dei suoi figli ormai cresciuti. Aveva lavorato come professore di matematica presso una scuola superiore e proprio questo lavoro lo aveva portato ad amare sempre di più la libertà. Ogni anno, raccimolava un po’ di soldi e partiva ogni volta per un posto differente; mai lo stesso posto  e sempre solo con zaino in spalla, non gli piacevano i posti da turisti; lui voleva viaggiare dove c’era la vera vita del paese che visitava.  Non gli dispiacevano gli agi, gli hotel di lusso a 4 stelle, ma durante i suoi viaggi non avrebbe mai permesso di perdere il contatto con le persone che ci abitavano.

Non aveva mai pianificato completamente nulla, preferiva vivere il viaggio di giorno in giorno: “é più divertente”  diceva alle persone che gli chiedevano.

Filippo non riusciva mai a smettere di ascoltarlo, la sua parte preferita era quando gli raccontava dei profumi e degli odori; essendo un gatto profumi e odori raccontavano tutto quello che gli succedeva attorno.

Le prime volte  che aveva incontrato l’umano aveva parlato per ore e ore e lui si era deliziato nell’ascoltarlo, si era crogiolato nella sua voce cosi strana, cosi attraente, sembrava una voce da gatto pensava. Però purtroppo ultimamente le loro chiaccherate serali si erano accorciate sempre di più. Ormai l’umano era molto vecchio e stanco.

Ogni loro serata si chiudeva sempre con le solite frase di rammarico dell’uomo, avrebbe voluto vivere un viaggio per l’ultima volta ma non ne aveva più le forze; ogni sera puntualmente FIlippo pensava che avrebbe voluto trovare un modo per aiutarlo.

Filippo pensava e pensava a come aiutarlo; sapeva perfettamente di essere superiore agli altri gatti, doveva solo trovare un modo per sfruttare al meglio queste sue abilità.

La fortuna tipica dei gatti non si fece attendere; il giorno dopo, sfruttando la sua capacità di passare inosservato, incontrò…

1:39

Sono le ore 1:39, sono al pc che faccio nulla di particolare, leggo qua e la blog e articoli in cerca di ispirazione su come scrivere; qualcosa “bolle in pentola” lo sento c’è. Lo sento nei brividi che scorrono lungo la spina dorsale dal basso verso l’alto andando a tamponare il mio testone che ormai è in bilico, pronto a cadere accolto da qualche ora di sonno.

E’ sempre cosi, avverto un brivido lungo la schiena che corre veloce verso la testa. Non sono uno scrittore, forse non sono nemmeno un blogger, ma mi piacerebbe essere sempre in grado di riversare su un foglio bianco tutto quello che mi passa per la testa. Questa volta mi piacerebbe evitare storie e aneddoti della mia vita, vorrei portarvi completamente nel mio regno fantastico; raccontarvi qualche banale storia di draghi e cavalieri, o magari parlarvi per ore e ore del mio gatto cangiante invisibile che può essere osservato solo con la coda dell’occhio quando non lo si vuole osservare; sta li poco oltre la luce generata dal mio monitor, all’ombra sopra il letto e mi osserva curioso.

Oppure potrei parlarvi più approfonditamente di quel maledetto volatile che ha infestato il mio giradino qualche tempo fa, ve ne ricordate? Mha si il pigolante che con il suo verso immondo mi aveva distrutto la vita…..Per ora comunque premo il pulsante pubblica e penso a cosa scrivere mentre dormo.

Per te ho cantato sotto la pioggia

Ci siamo conosciuti 4 anni fa, o forse erano 3? Il tempo mi gioca brutti scherzi ultimamente. Era estate e faceva caldo. Non avrei mai pensato di poterti piacere e quindi  mi sono limitato alle solite frasi di cortesia “Ciao come va?” , tu ogni volta mi rispondevi con un “Ciao, tutto bene” e nel rispondere ti si illuminavano gli occhi. In quel periodo non penso di averti mai vista triste o arrabbiata, ti muovevi come a passo di danza e nel mentre sorridevi.

Sorridevi se ti trattavano con cortesia e sorridevi anche se ti trattavano in maniera sgarbata. Mi piaceva il tuo modo di rapportarti a chi ti corcondava.

Poi un giorno, come se fosse la cosa più normale del mondo, mi hai chiesto se volevo andare a mangiare qualcosa fuori, la sera.

“Che ne pensi di un hamburger? Conosco un posto dove li fanno molto buoni”

Per un attimo mi ricordo di aver balbettato, forse la risposta ha faticato un attimo ad uscire; tra me e me pensavo “Wow veramente mi ha chiesto se voglio andare a mangiare qualcosa con lei?”

Dopotutto credevo di essere  il tipo di persona a cui una ragazza non chiede una cosa simile, sopratutto se mi conosce poco; si lo so era solo una cena a base di hamburger e patatine, ma per me era importante. Ho accettato e forse non sai, che quella volta hai fatto di me la persona più felice del mondo.

Quella sera ho scoperto che avevamo qualche passione in comune; ti piacevano i videogiochi, ti piaceva leggere, ti piacevano il fantasy e la fantascienza.

Però sopratutto vivevi per la danza e che avresti danzato per sempre se avessi potuto.

Mi hai anche parlato dei tuoi problemi, di cosa non ti andava bene nella vita, di cosa avresti voluto cambiare e di qualche tuo progetto futuro.

Abbiamo continuato a chiaccherare per tutta la serata fino a casa, anche tu abitavi fuori città a pochi chilometri da me e abbiamo continuato a parlare per tutto il tragitto.

Io comunque più che parlare ti ho ascoltato, mi piaceva sentirti parlare della tua vita, mi piaceva ascoltarti.

Dopo quel giorno hai cominciato ha chiedermi se magari volevo venire a mangiare qualcosa con te dopo il lavoro o magari se uscivamo nei week end. Ti interessavi a quello che facevo, venivi con me in fumetteria o in libreria e mi chiedevi che videogiochi mi piacessero, ed io ero sempre più felice di aver incontrato una ragazza che si interessasse a quello che mi piaceva, a quello che facevo. Ti andava bene anche se ci facevamo solamente due passi in centro e non mi ha mai dato fastidio aspettarti quando magari ti fermavi in un negozio.

Lo so che mi consideravi solo un amico, ma io speravo e sognavo.

Mi ricordo quella volta al salone del libro, pioveva gia dalla mattina durante la coda per entrare; quando siamo usciti la pioggia si era trasformata in un diluvio e io come al solito ero senza ombrello; ci siamo completamente inzuppati però almeno i libri si sono salvati.

Ancora rido pensando che all’uscita sotto la pioggia mi sono messo a ballare e a cantare “Singing in the rain” con tanto di base sul cellulare. Non sono alla pari di Gene Kelly,i miei passi erano quelli di un pinguino goffo e la mia voce non è un granchè, pero ridevi e ridevi. E la pioggia era come se non ci fosse.

Forse è stato proprio da quel giorno sotto la pioggia che ho iniziato ad essere un po’ meno chiuso e a parlarti di me, senza limitarmi ad ascoltarti. Ti ho raccontato le cose belle della mia vita e quelle brutte; fatti della mia vita che non ho mai detto  nessuno, che nemmeno la mia famiglia conosce; mi faceva piacere condividere con te la mia vita, come non avevo fatto con nessun altra.

Dopo quel giorno volevo fare qualcosa che ti piacesse davvero; piccole cose, ma che sapevo avresti apprezzato e che ti avrebbero fatta sentire speciale; come quel pomeriggio, se non ricordo male era il tuo compleanno, ero riucito ad organizzare un giro in un mercatino dei fiori, seguito da un tour di un mercato di vestiti vintage e una visita ad un museo della cipria, il tutto seguito da prove di essenze in una delle migliori profumerie di Torino.

Per qualche mese mi sono sentito felice, pensavo realmente di piacerti.

Poi un giorno ho deciso di regalarti delle rose, tre per la precisione; non sono solito fare regali simili quindi pensavo che tre rose andassero bene. Scherzando ti dicevo sempre che è meglio regalare una pianta che dura di più. Ho fatto recapitare i fiori in ufficio, con un biglietto anonimo; sul biglietto c’era una frase in modo che capissi che ero stato io.

Mi hai ringraziato e mi hai anche detto che per te ero solo un buon amico. Però hai smesso di parlarmi , o quasi, per i 6 mesi successivi.

Se ho commesso un errore non riesco ancora adesso a capirlo. Dove ho sbagliato?

Credo che l’anno seguente hai voluto provare a farti perdonare organizzando la mia festa di compleanno a sorpresa, non so cosa ti passasse per la testa e non penso che hai capito quanto male mi hai fatto l’anno precedente. Male quasi fisico, da togliere il respiro, male nel sentire il cuore che va a mille o di sentirlo che rimbomba cupo all’interno del petto, male nel non riuscire a dormire bene, male nel non riuscire a mangiare perchè lo stomaco va per i fatti suoi, male nel mangiare troppi dolci sfogando nel cibo la tristezza, male per aver capito che per te ero importante solo quando potevo ascoltare i tuoi problemi e di non contare nulla nemmeno come amico.

Mi ha fatto stare male, però vorrei anche ringraziarti.

Grazie perchè mi hai fatto capire che non sono la persona arida che credevo fossi. Fatico gia con l’amicizia, figuriamoci con qualcosa di più complesso. Mi fa strano poter scrivere amore; forse era solo all’inizio, un germoglio, però si credo fosse amore. Anche solo il male che ho sentito quando hai deciso che non esistevo più mi ha fatto capire che sono tutt’altro che arido.

Grazie per avermi fatto capire che l’amore (ovviamente era unidirezionale, in questo caso) non è solo una questione fisica, ma anche di  mente e cuore; amore vuol dire anche condividere quello che si è, condividere le proprie esperienze; condividere quello che molte persone definiscono il proprio bagaglio.

“Ecco, questo sono io e questo è quello che ho dentro di me” [intanto idealmente mostro la mia carta di identità, spero che renda l’idea di cosa intendo per condividere]

Mi faceva piacere condividere con te quello che sono e quello che mi porto appresso.

Grazie perchè finalmente ho capito appieno che cosa è l’amicizia;  usando dei temini tecnici, è una comunicazione bi-direzionale. Nel caso più semplice è composta da due soggetti, in assenza di feedback la comunicazione è assente; sicuramente avrai avuto i tuoi buoni motivi per interrompere questa comunicazione.

Ogni tanto ti scrivo su fb per sapere come ti va la vita, mi rispondi sempre in maniera cordiale ma nulla di più. Ogni tanto spero ancora di ricevere un tuo messaggio, ma per ora sono state solo speranze vane; ma per te sono diventato cosi invisibile che non riesci a scrivermi anche solo un “Ciao” di tua iniziativa? Hai forse dimenticato le risate che ci siamo fatti? E i sabato pomeriggio passati  a gironzolare senza una meta per torino e a chiaccherare del più e del meno? Veramente per te non ero altro che la persona con cui sfogarsi dei propri problemi  e dalla quale sentirsi dire che “va tutto bene”?

Come si calcola il proprio orizzonte?(ma anche “Sto in un cerchio di 5 chilometri di raggio”)(ma anche “Sull’everest ti spio mentre sei in soggiorno a casa”)

Se ipoteticamente ti trovassi in cima ad una montagna in condizioni ottimali, aria pulita e niente nubi, calcolare la distanza del tuo orizzonte sarebbe un semplicissimo calcolo matematico; prendi una radice quadrata, metti di mezzo un qualche calcolo della sfera e magari ci mettiamo di mezzo anche un po’ di elevazioni a potenza. Semplice no? Per molti non lo è.

In parole povere più si sale in alto e più è possibile vedere lontano; in questo caso l’orizzonte non è nient’altro che il tuo limite visibile. Ad un’altezza di 1 chilometro il tuo orizzonte è a circa 112 chilometri, a livello del suolo solo di 5 chilometri.

Ma non per questo ti accontenti del tuo limite, come per camminare non hai mai avuto necessità di conoscere il principio fisico che lo regola.

Cosi è per il tuo “confine”  fisico, magari punti tanto in alto da poter vedere attorno a te’ il più possibile, dove le tue scelte ti porteranno negli anni; cosa farai, con chi sarai, avrai i capelli bianchi? FInalmente abiterai in quelal casetta in mezzo al verde con tanti animali? Avrai aperto la tua azienda? Credo che puntando molto in alto, sulla montagna più alta che puoi crearti, puoi riuscire a vedere cosi lontano. Potrebbe essere un controsenso, ma forse vedere cosi lontano è anch’esso un limite; quello che vedrai ti condizionerà a tal punto che avrai paura di seguire altre strade? Si credo sia un limite, anche perchè per vedere tanto lontano devi per forza stare fermo e il tuo confine seppur molto ampio rimarrebbe statico.

Questo è un modo di approcciarsi al proprio confine, ma c’è anche l’esatto opposto.

Secondo me tu non sali sulla tua montagna personale(anche se so che puoi crearla con facilità) solo perchè il confine dei 5 chilometri visuali in cui ti trovi è più divertente. E’ un limite molto piccolo, ma ad ogni passo il tuo orizzonte si sposta con te. E’ bello camminare senza sapere cosa ti aspetta da qui a pochi chilometri; è tutto un incognita, secondo me da cosi in basso si possono notare particolari che altrimenti dalla cima della montagna non si potrebbero apprezzare.

Magari c’è un gattino ad un angolo della strada che piange disperato, o magari in un negozzietto trovi il cioccolato fondente più buono del mondo o magari incontri persone che ti accompagneranno per tutta la vità che altrimenti non avresti notato.

Magari un salto in cima alla motanga lo hai anche fatto, giusto per dare un occhiata fin dove potevi spingerti, giusto un occhiata; forse addirittura volevi solo guardare il paesaggio.