Archivio mensile:giugno 2015

Duelli di spada…indovina la citazione

Nei libri mi piacciono i duelli con le spade ma è difficile di trovarne di fatti bene, questo è uno dei pochi che possono essere considerati belli, nemmeno il film è riuscito a darmi i brividi come la corrispondente cartacea.

Questo stralcio è una citazione di uno dei miei libri preferiti, nel libro ci sono pirati, ci sono duelli, ci sono giganti, ci sono intrighi, ci sono duelli di astuzia, c’è un pizzico di magia, c’è una storia d’amore, c’è un lieto fine e c’è quello che secondo me è il miglior duello di spada mai scritto; quando e se scoprirete di che libro parlo scrivetemelo nei commenti, per favore non googolate , sarebbe troppo facile.

Perdonate la formattazione lo ricopiato a mano in un paio di sere e non sono stato a mettere troppi a-capo.

 

Prima di leggere vi lascio 2 appunti per meglio capire il testo:

Inigo si definisce “mago”, ma non nel senso di saper utilizzare la magia; almeno non nel senso stretto del termine, lui è un mago della spada, è il livello al di sopra di un maestro di spada. Si definisce mago il suo livelo perchè per i comuni mortali non è possibile usare la spada in quel modo.

Altra cosa è il riferimento a dei maestri di scherma per identificare le loro tecniche:

I maestri di scherma citati sono: Bonetti (nel dialogo italiano “difesa d’alfiere”)  Capoferro (nel dialogo italiano “attacco a testuggine”), Thibault (nel dialogo italiano “la torre”) Agrippa (nel dialogo italiano “il capriolo”) ( questo lo copiato da wikipedia).

Poi esaminò l’uomo in nero. Senz’altro un gran marinaio; un arrampicatore possente neanche a pensarci; coraggio” senza dubbio. Ma sapeva tirar di spada? Ma veramente! Per piacere, pensò Inigo. È passato così tanto tempo da quando sono stato messo alla prova, e vorrei che quest’uomo lo facesse nuovamente. Che sia uno splendido spadaccino. Che sia rapido e veloce, intelligente e forte. Dagli una mente ineguagliabile per la tattica, un addestramento che equivalga il mio. Ti prego, ti prego, è passato così tanto tempo: fai che… sia… un… maestro!” “Mi è tornato il fiato,” disse l’uomo in nero dalla roccia, “Grazie per avermi lasciato riposare.” “Allora sarà meglio che ci muoviamo,” replicò Inigo. L’uomo in nero si alzò. “Mi sembri un tipo per bene,” disse Inigo. “Detesto di doverti uccidere.” “Mi sembri un tipo per bene,” rispose l’uomo in nero. “Detesto morire.” “Ma uno di noi deve,” osservò Inigo. “Avanti.” E così dicendo trasse la spada per sei dita. E se la mise nella mano sinistra. Negli ultimi tempi cominciava tutti i duelli con la mano sinistra. Era un buon esercizio, e per quanto fosse il solo mago vivente a usare la sua mano giusta, la destra, anche con la sinistra se la cavava più che bene. Forse una trentina di uomini al mondo gli stavano alla pari quando usava la sinistra. Magari una cinquantina o nemmeno una decina. Anche l’uomo in nero era mancino e Inigo si riscaldò; rendeva le cose più eque. Il suo lato debole contro il lato forte dell’altro. Tutto per il meglio. Incrociarono le spade e l’uomo in nero cominciò immediatamente con la difesa di Agrippa, che Inigo considerò sensata dato il terreno roccioso poiché la difesa di Agrippa all’inizio manteneva i piedi fermi riducendo al minimo le possibilità di scivolare. Naturalmente lui oppose un Capo Ferro che sorprese l’uomo in nero, il quale tuttavia si difese bene, abbandonando rapidamente l’Agrippa per attaccare secondo i principi di Thibault. Inigo fu costretto a sorridere. Era passato tanto tempo da quando qualcuno aveva preso l’iniziativa di attaccarlo ed era eccitante! Lasciò che l’uomo in nero avanzasse, gli permise di prendere coraggio, ritirandosi con grazia tra gli alberi. Bastava la difesa di Bonetti a proteggerlo dai pericoli. Con uno scatto delle gambe finì dietro all’albero più vicino, e l’uomo in nero, che non si era aspettato la mossa, reagì con lentezza. In un lampo, Inigo uscì da dietro l’albero, all’attacco. L’uomo in nero si ritirò, inciampò, riprese l’equilibrio, continuando ad allontanarsi. Inigo era impressionato dalla rapidità con cui il suo avversario aveva riacquistato l’equilibrio. La maggior parte degli uomini della sua taglia sarebbero finiti a terra, o almeno caduti su di una mano. All’uomo in nero non capitò niente del genere; eseguì un passo doppio, eresse il corpo e continuò la lotta. Ora si muovevano paralleli al Dirupo, con gli alberi quasi tutti alle spalle. Inigo spingeva lentamente l’uomo in nero verso un gruppo di grossi macigni, ansioso di vedere come si sarebbe comportato quando, a quarti ravvicinati, non avrebbe potuto attaccare o parare in completa libertà. Continuò a spingere ed ecco che furono tra i massi. All’improvviso, lo spagnolo si lanciò contro una roccia vicina, rimbalzò con forza stupefacente, lanciandosi a velocità incredibile in un affondo. Il primo sangue fu suo. Aveva tinto di rosa l’uomo in nero, graffiandolo al polso sinistro. Un graffio soltanto. Ma sanguinava. L’uomo in nero si affrettò a ritirarsi, mettendosi in guardia lontano dai macigni, uscendo allo scoperto sul pianoro. Inigo lo seguì senza preoccuparsi di controllarne la fuga; ci sarebbe sempre stato tempo dopo. Allora l’uomo in nero lanciò il suo assalto maggiore. Arrivò senza preavviso con una velocità e una forza terrificanti. La sua spada lampeggiò ancora e ancora alla luce, e dapprima Inigo fu troppo deliziato per ritirarsi. Non era del tutto familiare con lo stile dell’attacco; era quasi tutto McBone, ma c’erano anche casuali frammenti di Capo Ferro, e continuò a indietreggiare cercando di concentrarsi sul nemico e di immaginare come porre freno alla sua foga. L’uomo in nero continuò ad avanzare e Inigo era cosciente di stare avvicinandosi sempre di più al bordo del Dirupo, ma non se ne preoccupava. La cosa più importante era capire il pensiero dell’avversario, trovare la sua debolezza, permettergli il suo momento di esultanza. All’improvviso, con il Dirupo sempre più vicino, Inigo capì l’errore del fulmineo attacco che gli veniva portato; sarebbe bastata una semplice manovra Thibault per distruggerlo completamente, ma non voleva effettuarla troppo presto. Che l’altro avesse un lungo momento di trionfo. Dopo tutto la vita concedeva così poco. Il Dirupo, alle sue spalle, era vicinissimo. Inigo continuava a ritirarsi; l’uomo in nero incalzava sempre. Inigo controrispose con il Thibault. E l’uomo in nero lo bloccò! Inigo ripetè la risposta di Thibault e ancora non funzionò. Passò al Capo Ferro, tentò il Bonetti, usò il Fabris; in preda alla disperazione tentò una mossa che aveva usato solo due volte, quella di Sainct. Niente funzionò! L’uomo in nero continuava ad attaccare. Ed erano quasi sul Dirupo. Inigo non si lasciava mai prendere dal panico, dalla frenesia. Ma doveva decidersi molto in fretta a far qualcosa, perché non c’era tempo per lunghe consultazioni, e quello che decise fu che, benché l’uomo in nero fosse lento a reagire alle mosse dietro gli alberi, e per niente bravo tra i macigni dove c’era restrizione di movimento, tuttavia, all’aperto, dove c’era spazio, era un terrore. “Sei veramente eccellente,” disse. Il piede all’indietro era sull’orlo della rupe. Non poteva ritirarsi di più. “Grazie,” rispose l’uomo in nero. “Ho lavorato duramente per diventarlo.” “Sei migliore di me,” ammise Inigo. “Così sembra. Ma se fosse vero, perché Sorrideresti?” “Perché,” replicò Inigo, “io so qualcosa che tu non sai.” “E cosa sarebbe?” domandò l’uomo in nero. “Non sono mancino,” rispose Inigo, e con quelle parole passò la spada per sei dita nella mano destra e le sorti della battaglia cambiarono. L’uomo in nero indietreggiò sotto i fendenti della grande spada. Tentò di schivare, tentò di parare, tentò una fuga qualsiasi dal destino che sembrava inevitabile. Ma non c’era modo. Poteva bloccare cinquanta affondi, ma il cinquantunesimo superava la difesa e ora il braccio destro gli sanguinava. Poteva sventare trenta risposte, ma non la trentunesima e ora la spalla gli sanguinava. Le ferite non erano ancora gravi, ma si susseguivano mentre si eludevano tra le pietre, e poi l’uomo in nero si trovò tra gli alberi in posizione di svantaggio e non potè che fuggire davanti agli assalti di Inigo, poi furono di nuovo in campo aperto, ma Inigo continuava ad avanzare e niente riusciva a fermarlo, e l’uomo in nero fu di nuovo tra i massi, il che era ancora peggio per lui degli alberi e urlò la sua frustrazione e praticamente fuggì ancora alla ricerca dello spazio aperto. Ma con il mago non c’era niente da fare, e lentamente, di nuovo, il Dirupo mortale divenne un fattore della lotta, solo Che ora era l’uomo in nero a venire spinto verso il suo destino. Era coraggioso, era forte, le ferite non lo inducevano a chiedere pietà, e dietro la nera maschera non mostrava alcuna paura. “Sei stupefacente,” gridò, mentre Inigo aumentava la già accecante velocità della lama. “Grazie. Non l’ho ottenuto senza fatica.” Il momento della morte era vicino, ora. Ancora e ancora inigo andò all’assalto, e ancora e ancora l’uomo in nero riusciìin qualche modo a respingerlo, ma ogni volta era più difficile, e la potenza del polso di Inigo era senza fine e spingeva sempre più fieramente e presto l’uomo nero perse la forza. “Non puoi vederlo,” disse allora, “perché indosso cappa e maschera. Ma ora sto sorridendo.” “Perché?” “Perché nemmeno io sono mancino,” replicò l’uomo in nero. E anche lui cambiò mano. La battaglia era finalmente giunta al colmo. Inigo cominciò a indietreggiare. “Chi sei?Abvaiò. “Nessuno di importante. Un altro amante della spada.” “Debbo saperlo!” “La vita è piena di delusioni.” Ora lampeggiavano nel pianoro aperto, le lame erano entrambe invisibili, ma oh, la terra tremava, e ohhhh, i cieli si spalancavano, e Inigo perdeva. Cercò di puntare verso gli alberi, ma l’uomo in nero non glielo permise. Cercò di ritirarsi tra i macigni, ma anche quello gli fu negato. E all’aperto, per quanto impensabile, l’uomo in nero era superiore. Non molto. Ma in una miriade di piccoli modi, era di una qualità leggermente superiore. Un capello più veloce, una frazione più forte, una scheggia più pronto. Veramente appena appena. Ma bastava. Si incontrarono nel centro del pianoro per l’ultimo assalto. Nessuno concedeva niente. Il suono di metallo contro metallo crebbe. Uno scoppio finale di energia fluì nelle vene di Inigo spingendolo a ogni tentativo, a provare ogni trucco, a usare ogni ora di ogni giorno di ogni anno della sua esperienza. Ma era bloccato. Dall’uomo in nero. Era inchiodato. Dall’uomo in nero. Era impedito, frustrato, imbavagliato. Battuto. Dall’uomo in nero.

Capelli

Vorrei ringraziare i miei capelli che mi hanno sorretto e aiutato durante tutto l’ultimo anno, eravate il mio orgoglio,  il mio supporto e il mio sfogo.

Boccoli arrotolati in giornate pensierose, cresta da punk sotto la doccia, ombrello nelle giornate piovose, protezione per il mio collo,scudo contro l’inverno, nido per insetti di ogni forma e genere, invidia dei pelati, coperta anche nei giorni estivi e per questo vi ho maledetto.

Avete coperto anche la mia disperazione e le mie lacrime.

Eravate li come mio supporto e non vi siete mai lamentati; io cosa ho fatto in cambio? Vi ho tagliato.

Ora ogni spiffero è una coltellata al collo e quel gesto inconscio con il quale vi arrotolavo  vi tiravo vi spiegazzavo è ancora li ma ora non incontra nulla, ora c’è solo la mia sorpresa nel non trovarvi più li.

Le mie orecchie ora mi sembrano un pochino più sporgenti e le battute “simpatiche” di chi mi sta attorno sottolineano solo la vostra assenza.

Avrei potuto fare solo una leggera spuntatina ma non ho resistito, dovevo tagliarvi via tutti, la mente offuscata dal caldo; sono rinsavito solo quando il barbiere ha acceso la macchinetta per darvi il colpo di grazia, mi sono svegliato dal torpore e l’ho fermato. Ma ormai era troppo tardi, ormai eravate andati quasi via tutti; quel che rimane di voi è solamente una misera parte di ciò che avevo; non più la chioma rigogliosa e fluente, una serie infinita di boccoli e ricci, quel che rimane di voi è solamente una distesa corta, anonima e uniforme.

“Boccolicidio” è stato gridato a squarciagola e il colpevole ero solo io, nessun altro.

Fra un anno forse tornerete.

L’angolo della tassata…animali leggendari fuori forma

Animali leggendari, strani incroci: cani mezzi scemi che abbaiano nel cuore della notte; gatti per il 50% felino e per il 50% ninja, li vedi solo quando ormai è troppo tardi; il liocorno che nessuno sa che forma abbia e che nessuno vede dai tempi della canzone(…e solo non si vedono i 2 leocorni); però questi non sono molto conosciuti, i più famosi sicuramente sono forse le sirene e le loro controparti maschili.

Un incrocio tra un uomo e un pesce? Niente di più facile,  un tritone.

Ne esiste anche un altro, il mio preferito; l’incrocio tra un uomo e un tasso? il trippone…

L’angolo della tassata…problemi estivi(ma siamo in primavera)(mezzestagioni addio)

Questa sera vorrei proprio fare i complimenti al centro assistenza delle zanzare; insomma avranno pure un numero verde da contattare, una mail, un fax, va bene qualsiasi cosa. Devo assolutamente fare i complimenti alla zanzara che questa sera  mi ha colpito, ha avuto una precisione diabolica, esattamente al centro della schiena dove braccia di tassaccio non possono arrivare per grattare; ora capisco come si deve essere sentito un t-rex.

Nemmeno lo strato di stoffa della maglietta è riuscita a fermarti, sei stata zelante nel tuo lavoro; precisa, silenziosa e indolore(spero non letale) e mi hai regalato almeno un paio di giorni di strofinate convulse contro spigoli inermi.

“No signora non sto ballando balli proibiti contro la fermata del bus, mi sto grattando la schiena.”

Ora vado, devo convincere il gatto a grattarmi la schiena.

Aggiornamento delle ore 01:18 sono riuscito a trovare il numero per contattare il centro assistenza delle zanzare; la linea era libera ma non rispondeva nessuno, il segnale acustico di libero faceva un inquietante “bzzzzzz-bzzzzzzzzz-bzzzzzzzz….”

Aggiornamento delle ore 01:20 no, non ve lo do il numero del centro assistenza ho fatto fatica a trovarlo e mi hanno detto di non divulgarlo in giro

L’angolo della tassata…felicità fuori dal comune

Leggendo il titolo mi chiederete:

“Tassaccio, ma se c’è felicità fuori dal comune, vuol dire che c’è un lieto evento tipo un matrimonio?”

“Si può essere, ma può anche darsi che la signora Felicità stia passando esattamente in quel momento davanti al palazzo municipale”.

Comunque tornando alla tassata, se sono felice talmente tanto che non riesco a contenermi, gongolo;invece un pescatore che non riesce a contenere la sua contentezza…vongola