Archivio mensile:maggio 2015

Chiuso per ferie

Il mio cervello è ufficialmente andato in ferie, o forse ha deciso di fare il ponte lungo(molto lungo) e per un po’ magari non scrivo, a meno che non mi venga l’ispirazione alle 3 del mattino assieme ai miei amici invisibili; comunque per le persone che mi seguono, si parlo a voi 2/3 (forse anche meno) miei assidui fan, per un po’ dovrete accontentarvi di rileggere i post passati.

Al grido di battaglia repetita iuvant ripartite dal primo post, ci si rivede quando mi viene qualcosa di decente in testa.

lavori_in_corso

All’arrembaggio.

Agguati alle spalle.

Mimentismi al limite delle capacità umane.

Corse disperate.

Prodezze acrobatiche.

Paracadutismo.

Free-climbing

Parapendio (questa non è una bestemmia).

Trappole fisiche e psicologiche.

Arrembaggi all’arma bianca.

Probabilmente state pensando a qualche tipo di guerra o battaglia oppure ad un qualche programma di intrattenimento giapponese.

Nulla di più sbagliato, stavo solo descrivendo una tipica coda o fila “all’italiana”. Nemmeno il marines più addestrato potrebbe sopravvivere ad una coda all’italiana, Rambo probabilmente scapperebbe piagnucolando. Solo i più spietati resistono.

Il coro infernale.

Ore 10:00

Il tramonto è avvenuto da poco.

Le luci per strada non si sono accese, l’oscurita è tangibile. Con le nuvole a coprire la luna, all’esterno non si vede nulla. Non vedo nulla ma posso sentire, la progenie dell’inferno ha ricominciato il suo richiamo, ogni notte è stato sempre più pressante e invitante.

Ore 11:00

L’oscurità è sempre più fitta, il volatile dell’inferno(cosi lo immagino io, ma potrebbe essere qualsiasi altra cosa) ha dei seguaci. Due nuovi esseri gli fanno da contappunto. Un altro volatile infernale e un felino infernale si sono uniti al coro dell’inferno:

“pio”,”py-iiiiiio”,”miaooooooooo”

Ore 11:15

Quei terribili versi mi entra nella testa e mi attirano; voglio andare verso la sorgente di questi meravigliosi suoni; non importa cosa accadrà di me. Mi alzo e mi avvio verso la porta, devo sapere, voglio vedere chi è a produrre questo suono. Fortunatamente in un momento di lucidità avevo deciso di legarmi una caviglia al termosifone; il cavo utilizzato negli impianti elettrici è efficace, il nodo è decisamente stretto e difficile da sciogliere. Non posso allontanarmi per più di pochi centrimetri dalla sedia non posso fare altro che rimanere qui ad ascoltare e ad impazzire. Sono un po’ come Ulisse che legato all’albero maestro ascoltava il richiamo delle sirene..

“pio”,”py-iiiio”,”miaooooooooo”

“pio”,”py-iiiiio”,”miaooooooooo”

“pio”,”py-iiiiio”,”miaooooooooo”

Ore 12:30

Ormai i momenti di lucidità sono pochi ma devo resistere, i suoni mi entrano nella testa, mi chiamano verso chissà cosa. In un momento imprecisato della notte ho provato anche a slegarmi ma senza successo, la caviglia è tuttua scorticata ma almeno il nodo regge ancora.

Devo attaccarmi a questi momenti di lucidità e resistere, ma la notte è ancora lunga; devo farcela.

Speriamo solo che nei momenti in cui cado preda della follia non entro in possesso del coltellino multiuso nascosto nella borsa vicino a me; sarebbe un modo molto semplice per liberarmi.

Ora 05:30

Sono in giardino, le mani sporche di sangue, all’orizzonte si vede uno spicchio di sole. A quanto pare non ho resistito al maledetto coro infernale e sono riuscito a slegarmi. Sono ancora vivo anche se la caviglia fa male, sono arrivato al coltellino e nel momento di follia non sono stato molto preciso. Ho tagli su tutta la gamba. Però il sangue che ho sulle mani non è forse troppo? Cos’è successo veramente in queste poche ore da quando ero stato per l’ultima volta lucido? Non voglio saperlo per ora. E’ l’alba  all’oscurità manca ancora una giornata intera, ho tempo per prepararmi al meglio per quello che forse accadrà.

Nella notte…

Versi immondi fai

nella notte appollaiato stai

col cavolo che esco a capire che cosa sei

Grazie a qualsiasi cosa tu sia per aver riempito di incubi il mio sonno. Maledetto animale notturno che emetti pigolii immondi fuori dalla mia finestra; forse sei un gufo o un chupacapra o forse sei anche peggio, non lo voglio sapere; so solo che da un paio di sere al calar delle tenebre tu maledetto emetti questi suoni acuti per attirare dei poveri malcapitati, stoca**o che mi freghi, con te in giro dopo il tramonto esco solo munito di lanciafiamme.

La mia immaginazione viaggia troppo veloce, ad ogni pigolio infernale si aggiungono particolari

“pio”

occhi malvagi

“pio”

occhi malvagi , rossi con una parvenza di malignità

“pio”

occhi malvagi , rossi con una parvenza di malignità,zanne, tante zanne

“pio”

occhi malvagi , rossi con una parvenza di malignità,zanne, tante zanne,artigli a non finire

“pio”

occhi malvagi , rossi con una parvenza di malignità,zanne, tante zanne,artigli a non finire,una gobba(una gobba fa molto pathos)

“pio”

occhi malvagi , rossi con una parvenza di malignità,zanne, tante zanne,artigli a non finire,una gobba(una gobba fa molto pathos),ali da pipistrello(membranose)

“pio”

occhi malvagi , rossi con una parvenza di malignità,zanne, tante zanne,artigli a non finire,una gobba(una gobba fa molto pathos),ali da pipistrello(membranose),corna

“pio”

occhi malvagi , rossi con una parvenza di malignità,zanne, tante zanne,artigli a non finire,una gobba(una gobba fa molto pathos),ali da pipistrello(membranose),corna ,zampe  posteriori con zoccoli

“pio”

occhi malvagi , rossi con una parvenza di malignità,zanne, tante zanne,artigli a non finire,una gobba(una gobba fa molto pathos),ali da pipistrello(membranose),corna ,zampe  posteriori con zoccoli,nugulo di mosche che ti girano attorno

“pio”

occhi malvagi , rossi con una parvenza di malignità,zanne, tante zanne,artigli a non finire,una gobba(una gobba fa molto pathos),ali da pipistrello(membranose),corna ,zampe  posteriori con zoccoli,nugulo di mosche che ti girano attorno,zampe anteriori con artigli lunghi lunghi(leggermente macchiati di sangue)

“pio”

occhi malvagi , rossi con una parvenza di malignità,zanne, tante zanne,artigli a non finire,una gobba(una gobba fa molto pathos),ali da pipistrello(membranose),corna ,zampe  posteriori con zoccoli,nugulo di mosche che ti girano attorno,zampe anteriori con artigli lunghi lunghi(leggermente macchiati di sangue),mini forconcino nella zampa anteriore destra

“pio”

occhi malvagi , rossi con una parvenza di malignità,zanne, tante zanne,artigli a non finire,una gobba(una gobba fa molto pathos),ali da pipistrello(membranose),corna ,zampe  posteriori con zoccoli,nugulo di mosche che ti girano attorno,zampe anteriori con artigli lunghi lunghi(leggermente macchiati di sangue),mini forconcino nella zampa anteriore destra,qualche pentacolo(fa sempre molta scena un pentacolo)

“pio”

occhi malvagi , rossi con una parvenza di malignità,zanne, tante zanne,artigli a non finire,una gobba(una gobba fa molto pathos),ali da pipistrello(membranose),corna ,zampe  posteriori con zoccoli,nugulo di mosche che ti girano attorno,zampe anteriori con artigli lunghi lunghi(leggermente macchiati di sangue),mini forconcino nella zampa anteriore destra,qualche pentacolo(fa sempre molta scena un pentacolo), ghigno sadico

Ovviamente c’è anche il “pigolio” tenero e innocente per attirare ignari passanti.

La teoria del volo

La metropolitana di Torino, ma anche in quella di altri paesi, è piena di persone strane; la settimana scorsa mi sono soffermato sui pianisti della mattina; oggi vorrei parlare brevemente dei “teorici del volo”; ne discuterò brevemente dato che sono esseri veloci come il pensiero, appaiono e in un batter d’occhio non ci sono più.

La teoria del volo ci dice cosa si deve fare in caso volessimo volare, ovviamente con un supporto che sia un aliante/aereo/aquilone; si devono conoscere le basi di come e del perchè un mezzo più o meno complesso  possa trattenersi in aria senza schiantarsi.

I teorici del volo in metropolitana non sono nient’altro che quelle persone che, a 1 metro dalla  fine della scala mobile( o una scala normale) ti chiede scortesemente “Scusa puoi toglierti che devo passare?”., anche se hanno tutto lo spazio per passare indisturbati.

Il loro modus operandi è molto semplice; si nascondono nella tua ombra, nel caso fossimo su una scala mobile, oppure camminano in sincrono con te, a pochi centimetri dalla tua schiena(volevo scrivere culo ma mi pareva troppo scurrile) nel caso di una scala normale e a pochi metri dalla fine della discesa/salita  “premono” perchè pretendono che tu ti metta a camminare più in fretta, anzi pretendono che spicchi il volo per quei ultimi soli 10 gradini.

Ok mi faccio piccolo piccolo e ti lascio passare se tu vuoi schiantati pure, ma no loro imperterriti continuano a stare li perchè vogliono spiccare il volo assieme a te.

No bello mio, non ho ancora imparato a volare

Il peggio del peggio è quando questo “teorico del volo” ti segue anche oltre la scala, sta in agguato dietro di te e pretende di passare senza mai farlo, anche se ormai ha parecchi metri di spazio da entrambi i lati, molti poi si tolgono; altri invece  si evolvono in un’altra tipologia odiatissima, le “Frecce tricolore”

Queste “frecce tricolore” sono  presenti ancora in minor numero ma gia precchio odiose; pensavo rimanessero confinate nelle tangenziali o al massimo nelle vie pedonali parecchio affollate.

Purtroppo queste persone sono arrivate anche in metropolitana.

I pianisti della mattina

I pianisti della mattina, sono una categoria di persone che si trova la mattina all’entrata della metropolitana.

Il loro soprannome, deriva da come utilizzano i tornelli per entrare in metrò; cioè come dei tasti di un pianoforte.

Il modus operandi di un pianista tipo è il seguente:

1.Mi dirigo verso un tornello appoggio l’abbonamento/biglietto nell’apposito alloggiamento.

2.Dato che per n-mila motivi diversi il tornello non si aprirà, verrà emesso dal tornello stesso un suono identificativo particolare

3.RIpetere dal punto 1 o con lo stesso tornello o con un altro fino a che il tornello emettendo un suono affermativo farà passare il pianista.

Il problema principale dei pianisti e che appunto usano i tornelli come tasti di un pianofrote immaginario, occupando ovviamente gli accessi al metrò

Possiamo avere più tipologia di pianisti della mattina:

1.Monotono: si accanisce solo su un tornello come a voler accordare il suono di accesso-vietato-per-il-tuo-abbonamento-o-biglietto; non sono fastidiosi fino a che la frustrazione non li fa evolvere in una delle successive categorie

2.Bitono: è un pianista che utilizza 2 tornelli, spostandosi in maniera convulsa da un tornello all’altro

3.Tritono: in questo caso l’utilizzo dei tornelli sale a 3 e il susseguirsi dei bip avviene in maniera furiosa

4.Pluritono o virtuoso: da 4 in su abbiamo i pianisti pluritono, solo i migliori possono arrivare a questo livello, è un livello che non accetta compromessi, questo livello non è per tutti e come tale è facile perdere la nomina, la difficolta aumenta in maniera direttamente proporzionale con il numero di tornelli utilizzati; c’è molto ricambio a questo livello, lo stress fisico per reggere a questi ritmi non permette al pianista di essere in carica per più di una stagione, non è detto che poi con adeguato allenameno non possa ritornare; i cosiddetti virtuosi del pianoforte, si muovono da un tornello all’altro come nemmeno il più scafato dei pianisti su un pianoforte vero; sono talmente veloci che il “bip” ormai non si sente, è solo un suono costante e indistinto

A queste classi, aggiungerei anche alcune classi speciali che raggruppano una o più di quelle qui sopra:

1.Con supporto: molti pianisti utilizzando un aiuto-pianista-di-supporto da piazzare in punti strategici in modo da monopolizzare completamente un tornello, non vogliono che le loro scale di bip vengano rovinate. Il supporto solitamente è presente nei pianisti bitono e in rari casi anche nei tritono o pluritono; in questi due ultimi casi il supporto è presente solo se il pianista è in questa classe da poco tempo, viene abbandonato quando si acquisisce la necessaria maestria.

2. Alternati: la tecnica consiste solo nello scegliere i tornelli “uno si e uno no”. Per i monotono questo è un passaggio fondamentale per arrivare al bitono, è molto facile vedere un monotono alternato; è un evoluzione naturale. Sono presenti anche alternati nei bitono e qualcuno nel tritono; un pluritono di tipo alternato è come vedere dio al pianoforte, velocità e precisione sono il suo secondo nome; è una gioia per gli occhi vederli muoversi. Più si sale di classe più è raro vedere un pianista di tipo alternato.

3. Alternati casuali: qui si entra nella leggenda metropolitana, la scelta dei tornelli , 2 o più, è puramente casuale; alcuni dicono che questo tipo di pianisti si basi sulla sequenza di Fibonacci, altri che sia un illuminazione arrivata da Dio, altri ancora pensano che si tratti di contatti con gli alieni.

Esiste anche una tipologia proibita, temuta è odiata da tutte le classi; in loro presenza si mettono da parte le rivalità fra livelli per allearsi a combattere un nemico comune. Non hanno un nome particolare; li si potrebbe soprannominare come All-In, ma è un termine molto edulcorato dato che in presenza loro si sprecano gli epiteti più blasfemi e scurrili. Questi “All-in” non hanno tecnica, loro non scelgono i tornelli in base ad illuminazione divina o in base al loro segno zodiacale, il loro soprannome descrive il loro tipo di approccio, provano con tutto ; partendo dal primo li scorrono tutti fino all’ultimo per poi ricominciare, in un loop infinito, interrompendo le scale di tutti; gli unici a poter sopravvivere quando è presente un “all-In” è un monotono, data la sua particolarità di singolo utilizzo può inserirsi con facilità nei loop infiniti degli “All-in”.

Tutte le altre classi tendono a trattare con riguardo i monotono appunto per la loro capacità di fronteggiare gli “all-in”.

Ovviamente la presenza di più pianisti si annulla in base al loro grado, la priorità di un pianista è data dal suo livello; un bitono avrà sempre priorità su un monotono; un tritono su un bitono e cosi via con le classi successive; al vertice della piramide abbiamo i pluritono alternati casuali(per ora non ne sono ancora stati visti) seguiti a ruota dai pluritono alternati.

La mattina in metrò è un paradiso di suoni discordanti, bip incazzati; vedere all’opera tutti questi pianisti è come assistere ad un concerto.

Contrasti di colore.

Nelle giornate limpide e serene, quando il cielo è di un blu dalla bellezza disarmante mi piace giocare ai contrasti di colori, cioè non so se sia il termine corretto ma nella mia testa lo chiamerò sempre “gioco dei contrasti di colore”.

E cosa sarebbe mai questo “gioco dei contrasti di colore”?

Nulla di più semplice; prendi un qualsiasi oggetto: una foglia, un gelato, un albero, il gatto…qualsiasi cosa insomma e guardalo avendo come sfondo il cielo blu di cui parlavo poco fa.

Ecco non è nient’altro, per me lo scopo  del gioco sta nell’apprezzare il contrasto di colori.

Mi piace provare il “gioco dei contrasti di colore” con i colori e gli oggetti più disparati; ogni tanto mi capita anche di dovermi piazzare in angolazioni e posizioni strane per poter utilizzare l’oggetto scelto.

Quindi non abbiate paura giocate anche voi al “gioco dei contrasti di colore”, cosi almeno saremo in 2 a far finta di cercare qualcosa sotto una panchina per vedere come sta  il verde scuro della plastica con lo sfondo blu del cielo.

Anche la forma dell’oggetto è fondamentale, per esempio un foglio di carta arancione non ha lo stesso effetto dello stesso foglio ripiegato a formare una gru.

Si, per ora, la gru di carta arancione su sfondo blu è la mia combinazione preferita.

Momenti preferiti.

Il mio momento preferito della settimana è il venerdi sera quando esco da lavoro e mi dirigo verso la fumetteria, o in libreria; percorro via Lagrange a Torino ascoltando musica, a passo lento, tutto il resto può attendere. Ormai questa via mi è familiare, anche se ci vediamo solo  ogni sette giorni circa; è un po’ come tornare a casa dopo un po’ di tempo, tutto è comunque familiare. Ogni negozio con le sue vetrine sgargianti, le persone che che si siedono ai tavolini dei ristoranti , la statua del museo egizio ad indicare la nuova mostra, le piccole band improvvisate che raccimolano qualche soldo e anche i senzatetto seduti sempre allo stesso angolo. Tutto mi è familiare.

In fondo a tutto questo, sopra una gru, ad osservare la strada c’è un occhio luminoso; l’occhio di Horus, simbolo di prosperità, ad indicare l’entrata del museo egizio…e il suo eterno cantiere.

Su questa strada, con ansia sempre più crescente, mi avvicino al mio mondo fatto di carta e colori; gia mi immagino il profumo della carta che mi farà stare bene.

L’ansia di poter trovare qualcosa di nuovo e inaspettato o di mettermi a curiosare argomenti o autori di cui non conosco nemmeno il nome.

Si devo dire che questo è uno dei miei momenti preferiti della settimana; andare il giorno dopo, il sabato mattina, non è la stessa cosa; non ha quel qualcosa di magico che mi incanta il venerdi sera.